20 Marzo 2024

Dal suolo più emissioni del previsto. E la siccità è determinante

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Uno studio americano ipotizza l’esistenza di un “ciclo amplificante” che coinvolge siccità, disseccamento del suolo ed emissioni di CO2. Un meccanismo di cui i modelli climatici non sembrano tenere conto

di Matteo Cavallito

 

Il suolo starebbe rilasciando una quantità di carbonio e di altri gas serra superiore alle attese. È l’ipotesi avanzata da un gruppo di scienziati della TUFTS University di Medford, Massachussetts. La ricerca, pubblicata sulla rivista Environmental Research Letters, evoca di conseguenza la possibile accelerazione del fenomeno del cambiamento climatico al di là delle stime suggerite dagli attuali modelli.

“Se non consideriamo l’interazione tra la siccità, il fenomeno del disseccamento del suolo e le emissioni di CO2, possiamo generare notevoli imprecisioni nella modellazione e nella previsione dei cambiamenti climatici”, spiega Farshid Vahedifard, ricercatore della TUFTS e co-autore dello studio in un articolo diffuso dalla stessa università statunitense. E non è tutto: “Una peggiore salute del suolo può portare a una riduzione della fotosintesi e a un minore assorbimento di anidride carbonica”, aggiunge, “e può compromettere l’integrità strutturale delle dighe di terra che ci proteggono dalle inondazioni”.

Il circolo vizioso tra clima e suolo

La CO2, sottolinea lo studio, “è il principale responsabile dell’effetto di riscaldamento tra tutti i gas serra prodotti dall’uomo incidendo su due terzi del loro impatto sul riscaldamento globale”. Tuttavia, proseguono gli autori, “mentre il principale fattore antropico dell’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera è rappresentato dalla combustione di combustibili fossili, il suolo, dove è immagazzinato l’80% del carbonio globale, è la più grande fonte terrestre di emissioni”. Il 62% del carbonio nel terreno è presente nella sua forma organica, la quota restante è costituita dall’elemento inorganico.

Lo studio ipotizza l’esistenza di “un ciclo di feedback amplificato tra siccità, disseccamento del suolo ed emissioni di CO2 nel contesto del riscaldamento climatico, un aspetto critico che è stato trascurato nella letteratura esistente”. Gli autori, inoltre, “sostengono che tale ciclo influisce sulle emissioni dal suolo di altri gas serra, come il metano (CH4) e il protossido di azoto (N2O)”.

Il circolo vizioso clima-suolo. Immagine: Farshid Vahedifard et al 2024 Environ. Res. Lett. 19 031005 DOI 10.1088/1748-9326/ad2c23 https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/ad2c23 CC BY 4.0 DEED Attribution 4.0 International

Il circolo vizioso clima-suolo. Immagine: Farshid Vahedifard et al 2024 Environ. Res. Lett. 19 031005 DOI 10.1088/1748-9326/ad2c23 CC BY 4.0 DEED Attribution 4.0 International

La siccità è la minaccia principale

Ad assumere un ruolo determinante in questo circolo vizioso è ovviamente la siccità che,  si legge nello studio, “accelera l’ossidazione del carbonio organico del suolo facendo aumentare di conseguenza le emissioni di CO2 nell’atmosfera”. I deficit di umidità del terreno, inoltre, contribuiscono a ridurre i tassi di fotosintesi nelle piante e, con essi, l’assorbimento di carbonio. Nella sua fase iniziale, poi, “la siccità può causare un leggero aumento della respirazione, nonostante la diminuzione della fotosintesi, con conseguente aumento delle emissioni di carbonio dal suolo”.

L’attenzione dei ricercatori, inoltre, si concentra su un altro fenomeno favorito dalla siccità: la diffusione delle fessure da disseccamento “che, a sua volta, può far aumentare considerevolmente il rilascio di CO2 esponendo le riserve di carbonio del suolo più profonde e più antiche”.

Gli effetti legati alla diffusione di queste crepe nel suolo sono molteplici. Tra questi l’aumento dell’attività microbica e della disgregazione della materia organica, con conseguente rilascio di CO2, e la perdita di nutrienti e della capacità di sostenere la crescita delle piante, con conseguente riduzione del sequestro di carbonio.

Necessario promuovere un uso sostenibile del suolo

Secondo gli autori, “I problemi associati alle crepe da disseccamento stanno diventando sempre più evidenti man mano che i cambiamenti climatici di origine antropica accentuano la gravità e la frequenza delle siccità, delle ondate di calore e dei cicli di precipitazioni”. A tutto questo si aggiungono gli effetti di altri circoli viziosi con un significativo impatto sul clima come lo scioglimento dei ghiacci, la maggiore diffusione degli incendi e lo scongelamento del permafrost artico e subartico che determina un maggiore rilascio di anidride carbonica .

In questo scenario, ricorda Vahedifard, governi e regolatori devono promuovere un uso sostenibile del terreno  attraverso l’adozione di tecniche di irrigazione di precisione, l’uso di pratiche di conservazione dell’acqua e l’impiego di colture tolleranti alla siccità. L’utilizzo di fertilizzanti organici e del compostaggio, inoltre, “può far aumentare il contenuto di materia organica del suolo e migliorare la sua capacità di trattenere l’acqua”. Questi interventi, in ogni caso, possono essere utili solo come “parte di uno sforzo globale per ridurre le emissioni di gas serra da tutte le attività umane”.