COP29, il monito degli attivisti: “Stop al degrado del suolo o rischi per la salute”
Il degrado del suolo rappresenta una minaccia globale per la salute umana, ricordano gli attivisti in prossimità dell’imminente Convenzione ONU sul clima di Baku. Negli USA a rischio il 95% dei terreni
di Matteo Cavallito
Tra il suolo e la salute umana esiste una connessione profonda, per questo il degrado dei terreni su scala globale costituisce un grave pericolo che impone, inevitabilmente, un intervento coordinato. È questo il messaggio lanciato nelle ultime settimane da Save Soil, un’iniziativa sostenuta tra gli altri dal Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, la Convenzione ONU contro la desertificazione e la FAO, e ripreso tra gli altri dal portale Earth.
Alla vigilia della COP29 di Baku, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima in programma a novembre in Azerbaijan, gli attivisti chiedono quindi di riconoscere la rigenerazione del suolo come una priorità per la salute pubblica.
Il suolo impoverito impatta sull’apporto di micronutrienti
L’analisi realizzata dagli attivisti coinvolge diversi aspetti. Tra questi l’importanza della materia organica: i suoli che ne sono ricchi evidenziano una maggiore resa dei raccolti ma anche una migliore qualità nutrizionale degli alimenti. Per questo motivo, va da sé, il declino della salute del terreno contribuisce alla perdita di nutrienti nel cibo. Un problema globale, noto come “fame nascosta”, che si verifica quando la qualità del cibo non soddisfa i requisiti nutrizionali.
E che, secondo alcune stime, riguarderebbe il 30% della popolazione mondiale: oltre 2 miliardi di persone. Tra queste, sostengono gli attivisti, più del 50% dei bambini sotto i cinque anni e il 66% delle donne in tutto il mondo.
Un suolo sano, inoltre, è fondamentale per mantenere l’aria e l’acqua pulite e per stabilizzare il clima. Si tratta, spiegano ancora, di fattori che contribuiscono a migliorare la qualità degli ambienti di vita. Il degrado dei terreni, al contrario, determina la formazione di isole di calore urbane e una cattiva qualità dell’aria, creando una maggiore vulnerabilità ai disastri naturali.

Fame invisibile per 2 miliardi di persone. Il degrado del suolo genera una perdita di micronutrienti essenziali. Immagine: FAO 2015. Creative Commons 3.0 Intergovernmental Organization (IGO)
Serve un’azione coordinata a livello globale
Secondo gli attivisti è necessaria un’azione immediata e coordinata da parte di governi, agricoltori e comunità di tutto il mondo per garantire la diffusione di pratiche di gestione sostenibile del suolo. Necessario, spiegano, incrementare la presenza della materia organica nel terreno fino a un minimo del 3-6% in base alle condizioni locali. Ma anche ridurre gli input chimici e promuovere l’agricoltura rigenerativa per mantenere i suoli sani e fertili.
Accanto a questi auspici spicca però un contesto sempre più problematico. Ad agosto, in occasione della Conferenza Internazionale sui Suoli dell’UNESCO, la direttrice della stessa Organizzazione ONU per l’Educazione, Audrey Azoulay, ha lanciato l’allarme: “Un suolo sano è essenziale per mantenere gli ecosistemi e la biodiversità, regolare il clima, produrre cibo e purificare l’acqua.“, ha spiegato. “Tuttavia, secondo l’Atlante mondiale della desertificazione, il 75% dei terreni è già degradato, con un impatto diretto su 3,2 miliardi di persone. E se le tendenze attuali continueranno, questa percentuale salirà al 90% entro il 2050“.
Negli USA a rischio il 95% del suolo
Non fanno eccezione gli Stati Uniti dove, secondo le stime, l’ammontare del suolo soggetto a degrado entro la metà del secolo arriverebbe al 95% del totale. L’ipotesi si basa sull’elaborazione dei dati dell’Intergovernmental Panel on Biodiversity and Ecosystem Services, un’organizzazione promossa dallo United Nations Environment Programme con sede a Bonn, in Germania.
“Il degrado del suolo è in gran parte il risultato di pratiche agricole intensive, che includono l’eccessivo ricorso a fertilizzanti chimici, l’uso frequente di macchinari pesanti, l’eccesso di pascolo, l’impiego esagerato di pesticidi ed erbicidi e altro ancora”, ha scritto di recente la rivista Newsweek in riferimento all’allarme lanciato dagli attivisti. I terreni degradati, ricorda il settimanale, non sono in grado di trattenere efficacemente l’acqua favorendo l’esposizione agli eventi estremi legati al cambiamento climatico come siccità e incendi.

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Caterina Capri, Re Soil 
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