C’è vita sotto l’asfalto. “Ecco perché le nostre città non possono più fare a meno del de-sealing”
Igor Boni (IPLA) presenterà il caso di Cuneo agli Stati Generali del Suolo di Ecomondo: “Per azzerare il consumo netto entro il 2050 serve recuperare i suoli cementificati. I piani regolatori devono ragionare anche in termini di sottrazione”
di Matteo Cavallito
Rimuovere asfalto e cemento per restituire al suolo la capacità di assorbire acqua, sostenere la biodiversità e contribuire alla regolazione del clima. È l’obiettivo del de-sealing, la deimpermeabilizzazione che trova sempre più spazio nelle strategie di rigenerazione urbana. Ma cosa si trova sotto le coperture artificiali? E come si possono recuperare le funzioni del terreno? A parlarne, alla quinta edizione degli Stati Generali per la salute del suolo, in programma il 5 novembre a Rimini nell’ambito di Ecomondo, sarà Igor Boni responsabile di progetto all’IPLA, l’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente della Regione Piemonte.
Al centro del suo intervento le indagini condotte nell’ex caserma Montezemolo a Cuneo, interessata da un progetto di trasformazione in bosco urbano. Un caso concreto da cui partire per discutere le opportunità del recupero dei suoli sigillati e il ruolo della pianificazione delle città.
Boni, perché è importante cominciare a lavorare sul de-sealing?
Perché c’è ancora una scarsa consapevolezza dell’importanza del suolo e dei problemi legati al suo consumo. Oggi il de-sealing non è più soltanto una nuova frontiera ma un’attualità su cui occorre lavorare. L’obiettivo europeo di azzeramento del consumo netto di suolo entro il 2050 passa anche attraverso il recupero dei terreni cementificati per ricondurli alle loro funzioni. Sono convinto che queste azioni saranno sempre più al centro dell’attenzione delle amministrazioni e che in futuro nasceranno anche aziende e imprese specializzate nel ripristino.
Che tipo di intervento si sta realizzando a Cuneo?
Nell’ex caserma si toglie sostanzialmente asfalto da superfici che erano utilizzate a scopo militare. Il Comune ha deciso di recuperare quest’area abbandonata all’uso della città, piantando molti alberi e creando un bosco urbano collegato a un’area verde già presente.
Qual è stato il ruolo specifico di IPLA?
Prima dell’avvio dei lavori abbiamo svolto rilievi per verificare le tipologie di suoli presenti all’interno della caserma, sia nelle aree non coperte sia sotto l’asfalto. Abbiamo rotto la pavimentazione e scavato un profilo pedologico: è stato molto istruttivo.
In che senso? Cosa avete trovato?
Studio i terreni da più di trent’anni, ma non mi era mai capitato di osservare in uno scavo l’intera successione degli strati, dall’asfalto fino a ciò che resta del suolo originario. Sotto la caserma abbiamo riscontrato uno strato di materiale minerale di varia natura. Abbiamo svolto indagini anche in un’altra area urbana, una grande piazza asfaltata adibita a parcheggio dove venivano realizzate alcune aiuole, riscontrando una situazione diversa: sotto la copertura c’era il suolo caratteristico di Cuneo, come se l’asfalto fosse stato posato senza quasi modificarlo.

“L’aspetto sorprendente è che sotto l’asfalto abbiamo trovato organismi viventi: larve, nematodi, acari”. Foto: IPLA
Avete studiato anche la componente biologica?
Sì, attraverso il QBS. Oltre alle analisi pedologiche classiche, come tessitura e pH, abbiamo campionato il terreno, estratto la microfauna e classificato gli organismi per ricavare un indice della qualità biologica sia nella caserma sia nell’altra area del parcheggio. L’aspetto sorprendente è che sotto l’asfalto abbiamo trovato organismi viventi: larve, nematodi, acari. Nella caserma, probabilmente, questa microfauna arriva dalle aree verdi circostanti e si sposta sotto la copertura.
Questa presenza di vita fa ben sperare per il recupero del suolo. Quali cambiamenti sarà interessante osservare dopo l’intervento?
Sarà interessante fare un confronto successivo, a cominciare dalla sostanza organica, che sotto l’asfalto è praticamente assente anche perché gli strati organici sono stati asportati. Con il bosco ci saranno lettiera e radici: penso che in una prima fase questo contenitore vuoto comincerà a riempirsi. Non so in quali tempi, sarà interessante verificarlo. Il recupero riguarda poi gli altri servizi del suolo, dalla capacità di immagazzinare acqua e carbonio al sostegno di un popolamento forestale, anche se all’interno di una città.
Qual è il messaggio che questa esperienza può offrire alle altre amministrazioni?
I piani regolatori sono spesso pensati per occupare nuovo suolo ma le città dovrebbero iniziare a ragionare anche su quali aree recuperare. Tutti i grandi centri hanno aree dismesse, ciascuna con problemi diversi, anche di proprietà, e intervenire non è semplice. Il punto, però, è che il piano regolatore dovrebbe ragionare all’inverso, non solo in termini di costruzione ma anche di sottrazione. Cuneo lo ha fatto e gliene va dato atto. Ora questi interventi dovrebbero essere posti al centro dei ragionamenti politici delle altre città, almeno nella pianura padana dove l’edificato, lo sappiamo, è andato ben oltre quello che avremmo dovuto fare.

Igor Boni, IPLA
Thomas Bjørkan CC BY-SA 3.0
Re Soil Foundation



