17 Gennaio 2024

Le microplastiche influenzano i funghi del suolo in base alle condizioni di siccità

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L’impatto delle microplastiche sulla comunità fungina del suolo, sottolinea uno studio tedesco, è condizionato dal grado di umidità di quest’ultimo

di Matteo Cavallito

 

I livelli di umidità nel suolo possono influenzare gli effetti dell’inquinamento da microplastiche sui funghi. Lo sostiene una ricerca pubblicata sulla rivista Environmental Microbiology. L’indagine, realizzata dai ricercatori della Freie Universität di Berlino, ha preso in esame campioni di terreno mescolati con i frammenti plastici in condizioni diverse ottenendo differenti risultati.

Quando il terreno è ben irrigato, rileva una nota diffusa dagli autori, le sostanze chimiche tossiche presenti nelle microplastiche possono liberarsi nel terreno ostacolando la ricchezza fungina di quest’ultimo. Con il suolo asciutto, invece, “la lisciviazione delle sostanze chimiche estraibili dall’acqua è meno pronunciata e quindi meno impattante” sulla comunità dei funghi.

Lo studio

“Le microplastiche influenzano le funzioni del suolo a seconda delle condizioni di siccità. Tuttavia, non è ancora noto come il loro effetto combinato impatti sui funghi del terreno e sui loro legami con le funzioni dell’ecosistema“, spiega lo studio. Per comprendere meglio questo fenomeno gli autori hanno aggiunto fibre di microplastica in una porzione di terreno utilizzata in un precedente esperimento valutando gli effetti a livello della rizosfera, ovvero la profondità raggiunta dalle radici delle piante.

“Abbiamo riscontrato che le microplastiche hanno influenzato la ricchezza dei diversi gruppi funzionali e dell’intera comunità fungina secondo un modello legato allo stato idrico del suolo“, spiegano i ricercatori.

Nel dettaglio, “in condizioni di buona irrigazione, la quantità dei microorganismi patogeni, dei saprotrofi, dei mutualisti e dell’intera comunità fungina si è ridotta in presenza delle microplastiche rispettivamente del 47, del 33, del 45 e del 40%“. Contemporaneamente, “in condizioni di siccità, sebbene tutti i gruppi funzionali fungini tendessero ad avere un andamento opposto con una crescita della presenza di microplastiche, l’evidenza statistica era chiara solo per i patogeni e l’intera comunità fungina, il cui ammontare aumentava rispettivamente del 55% e del 57%”.

L’effetto siccità

La riduzione della ricchezza fungina in condizioni di umidità, osservano i ricercatori, è legata probabilmente alla dispersione delle sostanze tossiche nel suolo e agli effetti delle microplastiche sulla qualità delle radici. A determinare il risultato opposto in condizioni di siccità, invece, sono probabilmente gli effetti esercitati dalle microplastiche su alcune proprietà del suolo, come la capacità di trattenere l’acqua, la porosità o l’aggregazione.

A conti fatti, in ogni caso, le microplastiche hanno alterato le relazioni tra i funghi del suolo e le funzioni dell’ecosistema danneggiando o eliminando molte di esse. “Le microplastiche nel suolo alterano le comunità fungine, influenzando negativamente le funzioni dell’ecosistema”, ha dichiarato Yudi M. Lozano, ricercatrice della Freie Universität di Berlino e co-autrice dello studio.

Stima delle quantità annue di plastica utilizzata nei terreni agricoli mondiali divise per tipologie di prodotto. FONTE: Assessment of Agricultural plastics and their sustainability. FAO, 2021

Stima delle quantità annue di plastica utilizzata nei terreni agricoli mondiali divise per tipologie di prodotto. FONTE: Assessment of Agricultural plastics and their sustainability. FAO, 2021

L’impatto negativo delle microplastiche

La ricerca fornisce dunque nuove conoscenze sul fenomeno dell’inquinamento da microplastiche nel suolo. Un tema, quest’ultimo, che chiama in causa il problema dell’eccessivo impiego di materiali non biodegradabili in agricoltura. Negli anni, rilevava nei mesi scorsi una ricerca della California Polytechnic State University,  “l’applicazione della plastica monouso nel settore agricolo è aumentata enormemente, arrivando a coprire milioni di acri di terreno in tutto il mondo”.

Gli autori, in particolare, sottolineavano come le sole aziende agricole statunitensi generassero ogni anno quasi 390 tonnellate di rifiuti di plastica, “con il contributo significativo delle pacciamature monouso in polietilene a bassa densità utilizzate nelle colture a filari”. I frammenti destinati ad accumularsi, inevitabilmente, impattano sull’ambiente e sulla salute umana. Secondo la FAO, la domanda globale di pellicole in plastica per uso agricolo (serre, pacciamatura e insilati) raggiungerà nel 2030 quota 9,5 milioni di tonnellate, con un aumento del 50%, rispetto ai 6,1 milioni di tonnellate del 2018.