16 Aprile 2024

Desertificazione, i microbi risorsa chiave per rallentarla

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Una ricerca cinese osserva come i microbi abbiano un ruolo rilevante nel contrasto alla desertificazione grazie alla loro capacità di gestione dei nutrienti essenziali del suolo

di Matteo Cavallito

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I microbi presenti negli spazi interstiziali tra le particelle del suolo potrebbero essere una soluzione valida per gestire la desertificazione. A sostenerlo i ricercatori della Chinese Academy of Science in una ricerca pubblicata sulla rivista Earth-Science Review. Lo studio, spiega una nota ufficiale, analizza in particolare come l’impiego dei microorganismi in diverse regioni del Pianeta “abbia avuto un impatto misurabile sull’attenuazione del fenomeno”.

L’importanza dei microbi

“I microbi del suolo rappresentano una componente critica e spesso sottovalutata degli ecosistemi terrestri“, si legge nello studio. “Questi organismi microscopici, tra cui batteri, funghi, archei e altri, popolano il suolo in gran numero e varietà”. Svolgendo attività di importanza cruciale. Tra queste, ad esempio, la decomposizione della materia organica, la gestione del ciclo dei nutrienti che migliora la fertilità del suolo e, ovviamente, il sequestro del carbonio dall’atmosfera.

Particolarmente rilevante, sul fronte del contrasto alla desertificazione, è proprio il contributo alla gestione dei nutrienti. I microbi, infatti, hanno un impatto significativo sulla disponibilità di due elementi chiave come azoto e fosforo.

“I batteri del suolo che fissano l’azoto atmosferico”, segnala la nota, “convertono l’elemento in ammoniaca, che viene assorbita dalle piante sotto forma di ioni di ammonio. Piselli, fagioli e altre leguminose formano relazioni simbiotiche con i batteri azotofissatori nei loro apparati radicali, e per questo possono colture importanti per le regioni aride”. I funghi, inoltre, “possono estendere le loro reti più in profondità nel terreno, aumentando così la disponibilità di nutrienti e acqua per gli apparati radicali per favorire la crescita”.

Le strategie anti-desertificazione nel mondo

Tre gli esempi di intervento citati dagli autori. Negli anni ’90, ad esempio, il governo cinese ha lanciato il piano Grain for Green per combattere la desertificazione come conseguenza della deforestazione e dal pascolo eccessivo, promuovendo la rigenerazione  dei pascoli attraverso l’uso di funghi micorrizici arbuscoli, e diversi tipi di batteri, tra cui gli  azotofissatori. L’operazione avrebbe contribuito a un incremento delle rese agricole.

Nella regione semiarida del Sahel, in Africa, il progetto della Grande Muraglia Verde al confine con il Sahara mira a combattere l’insicurezza alimentare, la povertà e le migrazioni dovute al degrado del territorio.

In questo caso, i promotori hanno agito per creare microclimi favorevoli all’attività microbica del suolo di funghi micorrizici e batteri e hanno migliorato la salute del suolo. Nelle città del sud-ovest degli Stati Uniti, invece, l’impiego dei microorganismi ha consentito di contrastare la desertificazione urbana. Infine il progetto dell’oasi di Al Ain, nel deserto degli Emirati Arabi Uniti, che ha portato al miglioramento della ritenzione idrica del suolo grazie all’applicazione intenzionale di microbi.

Attenzione alle caratteristiche ambientali

Quella della diversificazione delle comunità dei microbi nel suolo, insomma, è una strategia utile per contrastare fenomeni come la siccità. Essa, tuttavia, deve essere programmata con attenzione tenendo conto, in particolar modo, dei diversi ambienti. I microorganismi, infatti, possono reagire in maniera diversa a seconda del tipo di suolo e delle diverse interazioni con altri microbi già presenti.

Nei prossimi anni saranno necessari ulteriori studi per migliorare l’applicazione dei microbi nel suolo. Ma il loro potenziale, in questo senso, fa ben sperare.

“La gestione e la mitigazione della desertificazione sono diventate priorità globali urgenti, poiché le conseguenze del degrado del suolo diventano sempre più evidenti”, spiega la ricerca. In questo contesto, è necessario prestare attenzione agli “intricati meccanismi” che caratterizzano l’azione dei microbi. Comprendere queste dinamiche consente di sviluppare strategie efficaci per ripristinare le terre degradate.