20 Dicembre 2023

In Amazzonia la frammentazione delle foreste modifica la forma degli alberi

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Uno studio dell’Università di Helsinki evidenzia come nelle foreste gli alberi cambino aspetto per adattarsi ai cambiamenti delle condizioni ambientali. Con risultati rilevanti a livello globale

di Matteo Cavallito

 

La frammentazione delle foreste – ovvero il processo di suddivisione delle aree boschive in parti più piccole attraverso il taglio delle piante – influisce sulla forma assunta dagli alberi. Lo rivela una ricerca dell’Università di Helsinki. L’indagine, condotta in Amazzonia, rivela per la prima volta una dinamica fin qui ignorata gettando contemporaneamente “nuova luce sull’impatto dell’attività umana sull’ambiente tropicale e, di conseguenza, sui cambiamenti climatici”, evidenzia una nota dello stesso ateneo finlandese.

Il disboscamento influisce sull’aspetto degli alberi

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, ha dimostrato che gli alberi che crescono ai margini della foresta hanno una forma diversa da quelli che si sviluppano nelle aree interne. Ai margini delle aree disboscate, in particolare, si registrano temperature più elevate (a causa di un minore effetto mitigante degli alberi) e più alti livelli di luce.

In questo scenario, gli alberi sono in grado di adattarsi ai cambiamenti delle loro condizioni di vita e dell’ambiente. Già, ma come?

Per rispondere a questa domanda, Eduardo Maeda, professore associato dell’Università di Helsinki, ha coordinato un progetto internazionale per lo studio delle forme degli alberi nella foresta pluviale tropicale. L’indagine si è basata sull’analisi dei dati raccolti tramite scansione laser terrestre che ha portato alla rappresentazione 3D degli alberi.

La scansione laser terrestre (TLS) offre nuove prospettive sulla struttura tridimensionale (3D) delle piante, compresa la descrizione di tratti architettonici a scala fine come l'asimmetria degli alberi e la distribuzione verticale dei rami. I ricercatori hanno utilizzato i dati TLS che hanno prodotto una spaziatura dei punti di 1,4 cm a una distanza di 20 m dallo scanner. Immagine: Nunes, M.H., Vaz, M.C., Camargo, J.L.C. et al. Edge effects on tree architecture exacerbate biomass loss of fragmented Amazonian forests. Nat Commun 14, 8129 (2023). https://doi.org/10.1038/s41467-023-44004-5 CC BY 4.0 DEED

La scansione laser terrestre (TLS) offre nuove prospettive sulla struttura tridimensionale (3D) delle piante, compresa la descrizione di tratti architettonici a scala fine come l’asimmetria degli alberi e la distribuzione verticale dei rami. I ricercatori hanno utilizzato i dati TLS che hanno prodotto una spaziatura dei punti di 1,4 cm a una distanza di 20 m dallo scanner. Immagine: Nunes, M.H., Vaz, M.C., Camargo, J.L.C. et al. Edge effects on tree architecture exacerbate biomass loss of fragmented Amazonian forests. Nat Commun 14, 8129 (2023). CC BY 4.0 DEED Attribution 4.0 International

Lo studio sulle foreste

Gli autori, si legge nello studio, hanno realizzato “rilievi a terra nell’Amazzonia centrale per esplorare l’influenza degli effetti dei margini forestali sull’architettura e l’allometria degli alberi, nonché sulla biomassa forestale, 40 anni dopo la frammentazione“. In questo modo si è scoperto “che i giovani alberi che colonizzano i frammenti forestali hanno rami più spessi e caratteristiche architettoniche che ottimizzano la cattura della luce, che si traducono in un ammontare legnoso superiore del 50% rispetto alle loro controparti di dimensioni e altezza simili all’interno della foresta”.

Gli autori, però, hanno anche osservato contemporaneamente una riduzione sproporzionata dell’altezza di alcuni grandi alberi, che ha portato a una diminuzione del 30% del loro volume legnoso.

“Nonostante la notevole produzione di legno degli alberi colonizzatori”, prosegue l’indagine, a conti fatti “la minore altezza di alcune grandi piante ha comportato una perdita netta di 6 tonnellate di biomassa fuori terra per ettaro, pari al 2,3% del totale presente nelle foreste di margine. I risultati indicano una forte influenza degli effetti dei margini sull’architettura e sull’allometria degli alberi e svelano un fattore trascurato probabilmente responsabile dell’aumento delle perdite di carbonio nelle aree frammentate”.

 

Effetti sul sequestro di carbonio

I fenomeni osservati impattano ovviamente anche sulla gestione del carbonio. Nell’area osservata, ad esempio, la quantità di biomassa che lega l’anidride carbonica si è ridotta. Considerando che le foreste pluviali tropicali continuano a coprire vaste aree e costituiscono un serbatoio di carbonio importante per il Pianeta, notano i ricercatori, i cambiamenti osservati nei singoli alberi rendono i risultati rilevanti a livello globale.

“L’effetto dell’attività umana sul riscaldamento globale dovrà essere rivalutato”, ha affermato Maeda, ripreso ancora dalla nota. “Questo studio fornisce nuove informazioni sull’adattamento della foresta pluviale ai cambiamenti ambientali, nonché strumenti per i ricercatori e i decisori che stanno valutando come mitigare i cambiamenti climatici”.