La deforestazione ha reso il Sud-Est asiatico una fonte netta di carbonio
Nei primi due decenni del secolo, spiega uno studio giapponese, le foreste dell’area hanno rilasciato più carbonio di quanto siano riuscite a stoccare. Incendi, degrado delle torbiere e combustibili fossili aggravano la situazione
di Matteo Cavallito
I Paesi del Sud-Est Asiatico continuano a presentare un bilancio di carbonio negativo sulla spinta di fattori chiave come il consumo di combustibili fossili e il cambio d’uso del suolo associato al disboscamento. Le emissioni che ne seguono, infatti, superano l’ammontare dell’elemento sequestrato dagli ecosistemi naturali. In questo quadro, la neutralità climatica dell’area resta un miraggio. Lo sostiene uno studio a cura dell’Università di Hiroshima pubblicato sulla rivista Global Biogeochemical Cycle.
Il lavoro, che ha coinvolto un gruppo di ricercatori provenienti da diversi Paesi, ha preso in esame le undici nazioni dell’ASEAN (Association of Southeast Asian Nations), l’area di cooperazione economica fondata nel 1967, nei primi vent’anni del XXI secolo.
Vanificato il potenziale delle foreste
“I Paesi membri dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico hanno ratificato l’Accordo di Parigi e hanno avviato iniziative proprie per ridurre le emissioni di gas serra“, spiega lo studio. ”I loro progressi verso la neutralità climatica, tuttavia, sono tuttora incerti”. Per stimare un bilancio complessivo nell’area, gli scienziati hanno quindi calcolato le emissioni totali dei principali gas climalteranti – anidride carbonica, metano e protossido di azoto – in un periodo compreso tra il 2000 e il 2019.
“Il nostro studio ha rivelato che la regione sta fronteggiando la doppia sfida delle elevate emissioni derivanti dalla deforestazione e dall’uso del carbone, che richiedono l’attuazione di strategie di mitigazione urgenti”, spiegano i ricercatori.
Il risultato è un bilancio negativo, nonostante le potenzialità della regione. “Il Sud-Est asiatico possiede alcune delle foreste e delle zone umide più ricche di carbonio al mondo, ma la regione continua a immettere nell’atmosfera più gas serra di quanto ne rimuova”, ha spiegato in una nota Masayuki Kondo, docente e co-autore della ricerca. Tra le ragioni principali, aggiunge, ci sono la deforestazione e il prosciugamento delle torbiere.
Un bilancio negativo di oltre 3 miliardi di tonnellate all’anno per 20 anni
Lo studio, in particolare, ha rilevato che il disboscamento e la conversione del terreno hanno rilasciato più gas serra di qualsiasi altra attività nello spazio di due decenni. Oltre che di CO2, precisa infatti l’indagine “la biosfera della regione era anche una fonte netta di metano (CH4) e protossido di azoto (N2O) che, sommati al bilancio di CO2, rendono la biosfera del Sud-Est asiatico una fonte netta di gas serra nell’atmosfera”. Con stime che, a seconda dell’approccio impiegato, oscillano tra 2 e 2,2 miliardi di tonnellate annuali tra il 2000 e il 2019.
A questo si aggiungono gli incendi e l’impatto del fossile, trainato in particolare dall’uso del carbone – aumentato nel periodo in esame “a un ritmo mai visto prima nell’area” – le cui emissioni, dal 2018, hanno superato anche quelle del petrolio. A conti fatti, dunque, “il bilancio complessivo dei gas serra (biosferici e antropogenici) risulta pari a un saldo netto totale compreso tra 3,2 e 3,4 miliardi di tonnellate all’anno per il periodo 2000-2019”.
Necessario un monitoraggio del carbonio
Il Sud-Est Asiatico è una regione abitata da quasi 700 milioni di persone, con un PIL in forte crescita da anni il cui valore nominale viaggia attorno ai 4 trilioni di dollari. Per raggiungere la neutralità climatica, spiegano ancora gli autori, la regione “deve sviluppare strategie efficaci di mitigazione gestendo le emissioni”. Ma non solo.
Lo studio, infatti, ha rilevato come alcune zone della regione siano ancora prive di sistemi di monitoraggio dei gas serra, rendendo difficile fornire stime accurate sul fenomeno.
Per raggiungere gli obiettivi di mitigazione, dunque, sarà necessario creare ulteriori siti di misurazione, ma anche adottare modelli migliori e prendere decisioni politiche strettamente collegate ai dati scientifici. Un traguardo, concludono i ricercatori, che potrà essere raggiunto anche con l’aiuto di LeXtra o League of geophysical research eXcellences for tropical Asia, una nuova rete internazionale istituita dagli stessi ricercatori nel recente passato per rafforzare la raccolta dei dati, migliorare i modelli di studio e sostenere la condivisione dei dati in tutto il Sud-Est asiatico.

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Tuttora quasi interamente sconosciuto, il microbioma del suolo include più della metà di tutte le specie esistenti, tra cui nematodi, piante, funghi, batteri, archeobatteri e altre specie microbiche. Foto: Carol M. Highsmith Attribution-ShareAlike 4.0 International CC BY-SA 4.0 Deed 


