24 Giugno 2026

Un concorso fotografico per raccontare il suolo che cambia

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Dal consumo di suolo alla rigenerazione urbana: ISPRA e SNPA lanciano un contest aperto a cittadini e fotografi. L’immagine vincitrice sarà la copertina del prossimo Rapporto nazionale sul consumo di suolo

di Emanuele Isonio

 

Il suolo è una risorsa silenziosa ma essenziale. Regola il ciclo dell’acqua, immagazzina carbonio, sostiene la biodiversità e garantisce la produzione agricola. Eppure continua a essere una delle risorse naturali più minacciate del nostro Paese. Per questo motivo ISPRA e il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) hanno deciso di affidare anche alla fotografia il compito di raccontare le trasformazioni del territorio italiano, lanciando il contest nazionale “Dal consumo di suolo alla rigenerazione urbana e territoriale”.

L’iniziativa rappresenta un interessante esempio di citizen science applicata al territorio. Attraverso l’obiettivo fotografico, cittadini e professionisti possono diventare osservatori attivi dei cambiamenti in corso. L’obiettivo è costruire una grande narrazione collettiva per immagini, capace di documentare sia le criticità sia le opportunità che caratterizzano oggi il rapporto tra sviluppo urbano e tutela del suolo.

L’iniziativa r, contribuendo a costruire una rappresentazione più completa e consapevole delle dinamiche territoriali italiane.

Un archivio visivo delle trasformazioni

Il concorso nasce con una duplice finalità. Da un lato, documentare l’avanzata del consumo di suolo, ovvero la progressiva copertura artificiale di superfici naturali e agricole attraverso edifici, infrastrutture, piazzali, capannoni industriali e poli logistici. Dall’altro, valorizzare le esperienze di rigenerazione urbana e rinaturalizzazione che stanno emergendo in molte parti del Paese.

Le immagini raccolte andranno oltre il semplice valore estetico. Costituiranno infatti un importante patrimonio documentale che ISPRA e SNPA potranno utilizzare nelle attività di monitoraggio, divulgazione e sensibilizzazione. L’ambizione è integrare i dati scientifici con una dimensione visiva capace di rendere immediatamente percepibili gli effetti delle trasformazioni territoriali.

L’immagine vincitrice diventerà inoltre la copertina ufficiale del prossimo Rapporto nazionale “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, una delle principali pubblicazioni di riferimento per il monitoraggio dello stato del territorio italiano.

I numeri di un’emergenza ancora aperta

Il tema scelto dagli organizzatori arriva in un momento particolarmente delicato. I dati più recenti mostrano infatti una nuova accelerazione del fenomeno del consumo di suolo.

Secondo l’ultimo Rapporto ISPRA, nel 2024 sono stati trasformati in superfici artificiali oltre 83 chilometri quadrati di territorio, con un incremento significativo rispetto all’anno precedente. Il consumo netto di suolo ha raggiunto circa 78,5 chilometri quadrati, il valore più elevato registrato nell’ultimo decennio. Il ritmo di trasformazione corrisponde a circa 2,7 metri quadrati al secondo, pari a oltre 230 mila metri quadrati al giorno.

A sinistra: consumo di suolo netto annuale in Italia (variazioni percentuali annue del suolo consumato). A destra: consumo di suolo netto annuale suddiviso tra permanente lordo, reversibile lordo e ripristino (variazioni in ettari annue del suolo consumato). Fonte: elaborazioni ISPRA su cartografia SNPA (2025)

A sinistra: consumo di suolo netto annuale in Italia (variazioni percentuali annue del suolo consumato). A destra: consumo di suolo netto annuale suddiviso tra permanente lordo, reversibile lordo e ripristino (variazioni in ettari annue del suolo consumato). Fonte: elaborazioni ISPRA su cartografia SNPA (2025)

Oggi le coperture artificiali interessano più del 7% del territorio nazionale, una quota superiore alla media europea. Particolarmente preoccupante è la crescita del fenomeno nelle aree a rischio idrogeologico, lungo le fasce costiere e persino in prossimità di aree naturali protette. La perdita di suolo naturale riduce infatti la capacità degli ecosistemi di assorbire acqua, immagazzinare carbonio, mitigare le ondate di calore e preservare la biodiversità.

Le immagini della speranza

Il concorso, tuttavia, non vuole limitarsi alla denuncia. Una parte significativa dell’iniziativa è dedicata alle buone pratiche di recupero e rigenerazione.

Gli organizzatori invitano infatti a documentare interventi di depavimentazione, recupero di aree industriali dismesse, rinaturalizzazione di cave abbandonate, creazione di corridoi ecologici e trasformazione di superfici impermeabili in spazi verdi fruibili dalle comunità.

Si tratta di esperienze che dimostrano come sia possibile invertire la rotta. Restituire permeabilità al terreno, aumentare la presenza di vegetazione e recuperare aree degradate significa migliorare la resilienza climatica delle città, ridurre il rischio di allagamenti e contribuire al benessere delle persone.

Le fotografie richieste dovranno quindi raccontare non soltanto i segni dell’espansione urbana e dell’artificializzazione del territorio, ma anche i progetti che restituiscono spazio alla natura e migliorano la qualità ambientale delle comunità locali.

Come partecipare

La partecipazione è aperta a fotografi professionisti, appassionati e cittadini che desiderino contribuire alla documentazione delle trasformazioni territoriali italiane. Per candidarsi è necessario scaricare, compilare e firmare la liberatoria predisposta dagli organizzatori. Successivamente occorre accedere al modulo online di sottomissione per caricare la fotografia o il progetto fotografico insieme alla documentazione richiesta. Le candidature prive della liberatoria non potranno essere considerate valide.

Le immagini selezionate saranno esposte pubblicamente in occasione della presentazione del nuovo Rapporto nazionale sul consumo di suolo, durante la quale verrà proclamato il vincitore del contest. Lo scatto premiato avrà inoltre l’onore di diventare la copertina ufficiale del Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”.