5 Gennaio 2026

Il clima mette a rischio le ultime torbiere d’Europa

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Attualmente, ha rilevato uno studio, solo il 7% delle torbiere continentali può dirsi intatto. Ma la pressione climatica cresce e nei prossimi anni la situazione potrebbe peggiorare 

di Matteo Cavallito

Il cambiamento climatico “avrà un impatto massiccio” sul funzionamento delle torbiere del Vecchio Continente risparmiando soltanto quelle situate nelle zone più fredde e umide. Lo afferma un’indagine dall’Università di Wageningen, nei Paesi Bassi, condotta nell’ambito del progetto WaterLANDS, un programma, guidato dallo University College di Dublino, che riunisce 32 organizzazioni dei settori della ricerca, dell’industria, delle istituzioni pubbliche e del non profit in 14 Paesi europei.

La ricerca ha analizzato la distribuzione di questi particolari ecosistemi mappandone la probabilità di sopravvivenza negli scenari futuri. A oggi, sostengono gli scienziati, solo il 7% della superficie originaria delle torbiere continentali è rimasto intatto e i loro confini climatici stanno cambiando.

Un ecosistema fondamentale

“A livello globale, le torbiere immagazzinano il doppio del carbonio rispetto alle foreste. La conservazione di questi ecosistemi è fondamentale per prevenire il rilascio nell’atmosfera di enormi quantità dell’elemento”, si legge nello studio pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters. “Con lo spostamento dei confini climatici degli ecosistemi, scegliere con attenzione dove intervenire con il ripristino non è mai stato così importante”. Caratterizzate da una particolare biodiversità, le torbiere attirano da sempre l’attenzione degli scienziati per il loro ruolo di mitigazione climatica essendo particolarmente propense proprio allo stoccaggio del carbonio anche se l’efficacia di tale processo può variare notevolmente nelle diverse regioni del Pianeta.

Nel corso dei secoli, in ogni caso, l’estrazione della torba e la conversione agricola hanno progressivamente ridotto l’estensione di questi ambienti. Un fenomeno dimostrato dal confronto tra la distribuzione spaziale storica e quella attuale delle torbiere condotto dai ricercatori utilizzando il suolo come archivio.

Il 93% delle torbiere europee “non funziona” più

“Ci siamo posti l’obiettivo di valutare come i confini climatici delle torbiere in Europa possano spostarsi con il cambiamento climatico definendo le relazioni tra la distribuzione delle torbiere e le variabili climatiche e utilizzando tali relazioni per proiettare la distribuzione delle torbiere nel futuro “, spiegano gli autori. Già oggi, aggiungono, “stimiamo che il 93% dei suoli torbosi europei non disponga più di ecosistemi di torbiera funzionanti”.

Lo studio, spiegano quindi i ricercatori, può dare un contributo per gli sforzi di ripristino che, spiegano, dovrebbero ora svilupparsi su larga scala.

Dopo che in passato, sottolinea una nota, questi ultimi “sono stati spesso troppo localizzati o frammentati per fare realmente la differenza nel ripristino dell’ecosistema e delle specie da esso ospitate”. Ma quale potrebbe essere l’aspetto delle torbiere in futuro in assenza di iniziative di rigenerazione? Lo studio ha risposto anche a questa domanda.

(a) La distribuzione delle torbiere europee funzionali (verde) e non funzionali (rosso) (b) Torbiere aperte funzionali (c) Torbiere drenate non funzionali (d) La distribuzione delle torbiere europee potenziali. Foto: Juul Limpens Enahu Tahitu et al 2025 Environ. Res. Lett. 20 124033 DOI 10.1088/1748-9326/ae2142. Attribution 4.0 International CC BY 4.0 Deed https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/ae2142

(a) La distribuzione delle torbiere europee funzionali (verde) e non funzionali (rosso) (b) Torbiere aperte funzionali (c) Torbiere drenate non funzionali (d) La distribuzione delle torbiere europee potenziali. Foto: Juul Limpens Enahu Tahitu et al 2025 Environ. Res. Lett. 20 124033 DOI 10.1088/1748-9326/ae2142. Attribution 4.0 International CC BY 4.0 Deed

Per il restante 7% cresce la pressione climatica

I ricercatori, infatti, hanno mappato le condizioni climatiche che caratterizzano le aree “superstiti” proiettandole nel futuro tenendo conto di due diversi scenari: il primo ipotizza un’evoluzione delle temperature medie in linea con gli Accordi di Parigi in un mondo a basse emissioni (+1,5 °C circa entro il 2100 rispetto ai livelli preindustriali); il secondo, per contro, immagina un forte rialzo già nei prossimi decenni (+3 °C entro 2050)

La maggior parte di questi ecosistemi, spiegano, dovrà affrontare una crescente pressione. “Per il restante 7% le condizioni climatiche continueranno a essere pienamente adeguate per le torbiere situate nella Scandinavia settentrionale, nelle isole occidentali e alle altitudini più elevate del Continente”, spiega lo studio. Al contrario, “l’idoneità climatica diminuirà in modo significativo nella maggior parte dell’Europa meridionale, centrale e orientale”, conclude lo studio.