21 Marzo 2023

Clima, ultima chiamata. L’IPCC: “Rimangono 10 anni per intervenire”

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Pubblicato il volume conclusivo del Sesto Rapporto di Valutazione del Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC). “La situazione è grave. Ma le soluzioni opzioni per intervenire sono molteplici, realizzabili ed efficaci”

di Emanuele Isonio

 

La crisi climatica è talmente preoccupante da imporre soluzioni immediate. Ma d’altro canto, le opzioni per ridurre le emissioni di gas serra e adattarsi ai cambiamenti climatici causati dall’uomo sono “molteplici, realizzabili, efficaci e immediatamente disponibili”. Ad affermarlo sono gli scienziati autori del nuovo Synthesis Report IPCC, il rapporto conclusivo che sintetizza le migliaia e migliaia di pagine del 6° Assessment Report (AR6) realizzato dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici.

Il rapporto, pubblicato ieri, 20 marzo, evidenzia come il surriscaldamento del pianeta, con un aumento della temperatura media globale di 1.1°C rispetto all’era preindustriale (1850-1900), stia già avendo impatti diffusi e disastrosi che colpiscono la vita di miliardi persone in tutto il mondo. L’aumento di ondate di calore, siccità ed inondazioni sta già superando il livello di guardia. Questi eventi meteorologici estremi si stanno verificando simultaneamente, causando impatti a cascata che sono sempre più difficili da gestire. Oltrepassare la soglia di 1,5°C entro la fine del secolo avrà effetti devastanti e irreversibili sull’ecosistema globale e sulle generazioni future.

“L’integrazione di un’azione climatica efficace ed equa non solo ridurrà le perdite e i danni per la natura e le persone, ma fornirà anche benefici più ampi”, ha dichiarato il presidente dell’IPCC, Hoesung Lee. “Questo Rapporto di sintesi sottolinea l’urgenza di intraprendere azioni più ambiziose e dimostra che, se agiamo ora, possiamo ancora garantire un futuro sostenibile e vivibile per tutti”.

La distanza attuale tra gli effetti delle politiche sviluppate attualmente dagli Stati e ciò che è necessario per limitare a 1,5 e 2 °C l'aumento della temperatura. FONTE: IPCC.

La distanza attuale tra gli effetti delle politiche sviluppate attualmente dagli Stati e ciò che è necessario per limitare a 1,5 e 2 °C l’aumento della temperatura. FONTE: IPCC.

L’escalation di eventi estremi

Ogni aumento del riscaldamento comporta una rapida escalation dei fenomeni climatici. Ondate di calore più intense, precipitazioni più violente e altri fenomeni meteorologici estremi aumentano ulteriormente i rischi per la salute umana e gli ecosistemi. “In ogni regione, le persone muoiono a causa dei picchi di calore. L’insicurezza alimentare e idrica legata al clima è destinata ad aumentare con l’aumento del riscaldamento. E, quando i rischi si combinano con altri eventi avversi, come pandemie o conflitti, diventano ancora più difficili da gestire” sottolineano gli scienziati IPCC.

“Le politiche climatiche messe in campo dai governi sino ad ora ci portano pericolosamente verso un aumento della temperatura media globale di quasi 3°C entro la fine del secolo. Il rapporto su questo è chiaro” commenta Stefano Ciafani, presidente di Legambiente. “Ma l’obiettivo di 1.5°C è ancora raggiungibile. Non vi sono ostacoli tecnologici o finanziari. È solo una questione di volontà politica. Serve subito mettere in campo politiche climatiche ambiziose in grado di ridurre le emissioni climalteranti globali del 43% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019”.

Perdite e danni

Il rapporto fornisce un focus deciso sul tema delle perdite e dei danni che stiamo già sperimentando e che continueranno in futuro, colpendo in modo particolare le persone e gli ecosistemi più vulnerabili. L’adozione di azioni corrette ora potrebbe portare a un cambiamento trasformativo essenziale per un mondo sostenibile ed equo.

“La giustizia climatica è fondamentale perché coloro che hanno contribuito meno al cambiamento climatico sono colpiti in modo sproporzionato”, ha dichiarato Aditi Mukherji, uno dei 93 autori di questo Rapporto di sintesi. “Quasi la metà della popolazione mondiale vive in regioni altamente vulnerabili ai cambiamenti climatici. Nell’ultimo decennio, i decessi per inondazioni, siccità e tempeste sono stati 15 volte superiori nelle regioni altamente vulnerabili”.

Da qui l’appello per un’azione accelerata di adattamento ai cambiamenti climatici da attuare entro il 2030 per colmare il divario tra l’adattamento esistente e quello necessario. Nel frattempo, è necessario ridurre le emissioni di gas serra in tutti i settori in modo profondo, rapido e significativo. Entro il 2030 dovranno essere tagliate di quasi la metà, se si vuole limitare il riscaldamento a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali.

La via per uno “sviluppo resiliente”

La soluzione sta in uno sviluppo resiliente al clima. Ciò comporta l’integrazione di misure di adattamento ai cambiamenti climatici con azioni volte a ridurre o evitare le emissioni di gas serra, in modo da fornire benefici più ampi.

“I benefici economici per la salute delle persone derivanti dal solo miglioramento della qualità dell’aria sarebbero all’incirca uguali, o forse addirittura superiori, ai costi per ridurre o evitare le emissioni” ricorda il rapporto.

Ma arrivare a uno “sviluppo resiliente” diventa più difficile man mano che il tempo passa e il riscaldamento aumenta. Le scelte fatte nel prossimo futuro avranno quindi un ruolo cruciale per il destino delle generazioni a venire. Per essere efficaci, queste scelte devono essere radicate nella diversità di valori, visioni del mondo e conoscenze, comprese quelle scientifiche, indigene e locali. Questo approccio faciliterà lo sviluppo resiliente al clima e consentirà di trovare soluzioni appropriate a livello locale e socialmente accettabili.

Le azioni che favoriscono o che, al contrario, ostacolano, uno sviluppo resiliente al clima. FONTE: IPCC

Le azioni che favoriscono o che, al contrario, ostacolano, uno sviluppo resiliente al clima. FONTE: IPCC

Finanziamenti adeguati

Fondamentale ovviamente è l’adozione di politiche coerenti, accompagnate da fondi adeguati. “L’accelerazione dell’azione per il clima sarà possibile solo se i finanziamenti aumenteranno in modo considerevole” Christopher Trisos, uno degli autori del rapporto. “Finanziamenti insufficienti e disallineati frenano i progressi”.

Il rapporto ricorda che esistono misure politiche sperimentate e collaudate che possono funzionare per ottenere riduzioni profonde delle emissioni e resilienza climatica, se vengono ampliate e applicate più diffusamente. “L’impegno politico, le politiche coordinate, la cooperazione internazionale, la gestione degli ecosistemi e la governance inclusiva sono tutti elementi importanti per un’azione climatica efficace ed equa. Se la tecnologia, il know-how e le misure politiche adeguate vengono condivise e se si rendono disponibili finanziamenti adeguati, ogni comunità può ridurre o evitare i consumi ad alta intensità di carbonio. Allo stesso tempo, con investimenti significativi nell’adattamento, possiamo evitare rischi crescenti, soprattutto per i gruppi e le regioni vulnerabili”.

Coinvolgere e sensibilizzare

I cambiamenti nel settore alimentare, nel settore dell’energia elettrica, nei trasporti, nell’industria, negli edifici e nell’uso del suolo possono ridurre le emissioni di gas serra. Allo stesso tempo, possono rendere più facile per le persone condurre stili di vita a basse emissioni di carbonio, migliorando così anche la salute e il benessere. Una migliore comprensione delle conseguenze del consumo eccessivo può aiutare le persone a fare scelte più consapevoli.

“I cambiamenti trasformativi hanno maggiori probabilità di successo quando c’è fiducia, quando tutti collaborano per dare priorità alla riduzione dei rischi e quando i benefici e gli oneri sono condivisi in modo equo“, ha dichiarato Lee. “Viviamo in un mondo eterogeneo in cui ognuno ha responsabilità diverse e diverse opportunità di apportare cambiamenti. Alcuni possono fare molto, mentre altri avranno bisogno di sostegno per gestire il cambiamento“.

L'impatto delle diverse azioni di contrasto ai cambiamenti climatici e il rispettivo contributo alla riduzione delle emissioni nette al 2030. FONTE: IPCC

L’impatto delle diverse azioni di contrasto ai cambiamenti climatici e il rispettivo contributo alla riduzione delle emissioni nette al 2030. FONTE: IPCC

Oltre una settimana di negoziati

Il rapporto di sintesi del 6° Rapporto IPCC conclude l’enorme lavoro che il Gruppo intergovernativo ha presentato, in tre momenti diversi, tra il 2021 e il 2022. Quest’ultima parte è una sorta di sommario destinato ai decisori politici, che riassume il documento scientifico realizzato nei mesi scorsi. La versione approvata e pubblicata il 20 marzo, preparata dagli scienziati IPCC è stata poi sottoposta al vaglio e alla revisione di tutti i governi degli Stati membri del Panel. È stata necessaria non a caso una settimana di negoziati, nella località svizzera di Interlaken, per arrivare al testo come è stato presentato, frutto di 6841 commenti di revisione e 6636 commenti di 47 governi (21 Paesi sviluppati, 22 in via di sviluppo, 2 economie in transizione, 2 Piccoli stati insulari).