26 Maggio 2023

L’azoto in eccesso impatta anche su invertebrati e insetti del suolo

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Una meta-analisi olandese su 126 studi realizzati in tutto il mondo illustra le conseguenze dell’accumulo di azoto per la microfauna del terreno. Gli effetti variano da una specie all’altra. Decisivo il fattore clima

di Matteo Cavallito

 

Una presenza maggiore di azoto, notoriamente, influisce sullo stato del suolo e delle piante con effetti potenzialmente negativi. “Molto meno, tuttavia, si sa degli effetti dell’elemento sugli animali che vivono nel suolo o sulla sua superficie”, spiega Juan Gallego-Zamorano, ricercatore del Radboud Institute for Biological and Environmental Sciences di Nijmegen, nei Paesi Bassi, e co-autore di un recente studio sull’impatto dell’elemento sugli invertebrati e gli insetti.

L’indagine si basa sulla meta-analisi di 126 studi realizzati in tutto il mondo e prova a delineare un quadro delle conseguenze dell’accumulo dell’elemento, proveniente soprattutto dai fertilizzanti e dalle deiezioni animali. I risultati sono variabili: nelle aree con un elevato apporto di azoto la diversità dei nematodi, ad esempio, diminuisce. Contemporaneamente altre specie beneficiano dell’apporto supplementare del nutriente. Una situazione complessa, insomma.

Dall’azoto effetti variabili

Prendendo in esame le ricerche precedenti, gli autori hanno calcolato il numero di specie e di esemplari di nematodi e artropodi, come farfalle, cavallette o ragni, presenti nelle parcelle sperimentali a cui era stato aggiunto l’azoto. La presenza di alcuni artropodi, come le farfalle, si riduce. Ma la regola non vale per tutte le specie.

“Gli artropodi che (a differenza delle farfalle, ndr) non si metamorfizzano completamente, come i ragni o le locuste”, spiega la co-autrice Aafke Schipper, “sembrano cavarsela bene con una maggiore quantità di azoto e aumentano di numero”.

Anche la microfauna, in altre parole, sembra evidenziare il carattere complesso dell’equilibrio generale che si instaura tra l’ecosistema e l’azoto. Un elemento, quest’ultimo, che rappresenta un nutriente essenziale per le piante ma anche un fattore talvolta negativo per la qualità dell’acqua capace in alcuni casi di causare eutrofizzazione (l’eccessivo arricchimento di nutrienti) generando rischi per la salute degli animali e dell’uomo.

Clima e colture

I ricercatori, inoltre, hanno evidenziato come l’impatto dell’azoto cambi a seconda del clima. Le temperature più elevate amplificano gli effetti negativi di alti livelli di azoto sugli insetti che ne patiscono il maggiore accumulo. Piogge più frequenti e intense, invece, attenuano l’impatto dell’elemento sui nematodi grazie alla lisciviazione (la separazione dell’elemento stesso) dal suolo esercitata dall’acqua.

“Questi risultati mostrano che il cambiamento climatico può amplificare le conseguenze legate all’aumento delle temperature e alla siccità.”, spiegano i ricercatori.

I processi esaminati influiscono anche sulle colture. Tra gli insetti soggetti agli effetti negativi dell’azoto, ad esempio, ci sono anche gli impollinatori che hanno un ruolo decisivo nella sopravvivenza di alcune coltivazioni. Contemporaneamente, l’aumento della presenza di alcuni artropodi – come le locuste – rappresenta una minaccia per le rese agricole.

Contrastare le emissioni per proteggere gli ecosistemi

I risultati dello studio permettono di accedere a una conoscenza più ampia di meccanismi spesso sottovalutati evidenziando la necessità di garantire un equilibrio nell’applicazione dell’elemento. “Nell’ultimo decennio, ci sono stati molti studi che hanno segnalato il declino degli invertebrati in varie zone e regioni del mondo”, si legge nella ricerca. “L’arricchimento antropogenico di azoto può contribuire al declino degli insetti. Questo, a sua volta, può influenzare importanti servizi ecosistemici come l’impollinazione, il controllo dei parassiti o il ciclo dei nutrienti”.

Inoltre, “gli impatti dell’elemento sulle comunità di invertebrati potrebbero essere amplificati dai cambiamenti climatici, in accordo con i risultati riportati da altri studi”. Per questo, concludono i ricercatori, “per mantenere l’integrità delle comunità di invertebrati e il funzionamento degli ecosistemi è necessario contrastare o mitigare sia l’apporto di azoto sia il riscaldamento globale”.