7 Giugno 2024

Australia, cresce l’impatto degli incendi sul sottobosco e la biodiversità

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Nelle aree colpite dagli incendi, sempre più gravi e frequenti in Australia come nel resto del Pianeta, si registra una diminuzione della diversità vegetale

di Matteo Cavallito

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La crescente frequenza e la maggiore intensità degli incendi impattano sempre di più sulle foreste in Australia consumando e bruciando le chiome degli alberi. Tale fenomeno costituisce “un grave pericolo per la salute dell’ecosistema, lo stoccaggio del carbonio e la biodiversità”. È l’allarme lanciato dai ricercatori dell’Università di Melbourne.

Le immagini degli alberi in fiamme, spiegano, colpiscono in modo particolare la nostra sensibilità. Ma molti problemi, al tempo stesso, si verificano anche lontano dai nostri occhi in quegli spazi boschivi “nascosti” che svolgono da sempre un ruolo fondamentale nell’equilibrio dell’ecosistema.

L’importanza del sottobosco

Le chiome degli alberi, si sa, attirano da sempre particolare attenzione da parte degli scienziati. Lo strato di vegetazione formato dalle piante più alte riceve la maggior parte della luce e immagazzina la quota maggioritaria del carbonio. Ma nelle foreste, osservano gli studiosi, c’è in realtà molto di più, a partire dal sottobosco – costituito dall’insieme degli alberi, degli arbusti e delle piante più basse che crescono sotto la chioma – dove trova spazio la maggioranza della diversità vegetale.

“Il terreno sottostante è il luogo in cui risiede il sottobosco nascosto”, scrivono i ricercatori in un articolo diffuso dalla University of Melbourne. Qui, aggiungono, “i semi delle specie locali giacciono dormienti nel suolo, a volte per decenni, in attesa dell’opportunità di germogliare”.

La banca dei semi presente nel suolo porta con sé una grande ricchezza. Essa, infatti, rappresenta l’eredità delle piante del sottobosco così come una nuova fonte di crescita delle piante. Questa banca può essere pensata “come una riserva di diversità vegetale nell’eventualità che accada qualcosa alle specie vive del sottobosco”, scrivono ancora gli autori. “In un mondo caratterizzato da incendi frequenti e gravi, questa eventualità è sempre più reale”.

L’impatto delle fiamme

In due diversi studi pubblicati rispettivamente a febbraio e ad aprile di quest’anno, i ricercatori australiani hanno analizzato la risposta del sottobosco alle fiamme. Osservando diversi tipi di foreste – dagli arbusteti a bassa quota ai boschi montani – gli scienziati hanno riscontrato un cambiamento nella composizione delle comunità vegetali. In generale, la maggiore frequenza di incendi gravi ha portato a una diminuzione della biodiversità sia alle quote più basse che a quelle più alte.

Ma non è tutto: “Oggi si assiste a una transizione verso sottoboschi dominati da erbe e piante, in particolare alle quote più elevate, poiché molte specie arbustive non riescono a sopportare incendi frequenti“.

Quanto alle strategie sviluppate dalle piante si nota poi come alcuni arbusti che sono sopravvissuti al fuoco abbiano raggiunto la maturità riproduttiva più velocemente, producendo semi che si sono conservati a lungo nel suolo e altri che sono germinati in risposta al fuoco. Nelle diverse foreste, infine, gli scienziati hanno osservato una diminuzione della diversità dei semi presenti nel terreno.

Incendi più frequenti non solo in Australia

La crescente frequenza e la sempre più elevata gravità degli incendi sono un fenomeno diffuso, non solo in Australia. Negli USA, riferiscono ad esempio alcune stime, l’area interessata ogni anno dalle fiamme è più che triplicata negli ultimi 40 anni. Non fa eccezione l’Europa dove, secondo i calcoli della Commissione UE, nel 2019 e nel 2020 la stagione degli incendi si è allungata rispetto al passato mentre il numero di roghi e l’area bruciata hanno superato la media degli ultimi dodici anni. In questo contesto, i cambiamenti della biodiversità vegetale rappresentano un problema non solo per le piante.

“Quando gli ecosistemi cominciano a essere dominati da nuovi tipi di vegetazione ci sono conseguenze per gli animali che si affidano a quegli habitat e, più in generale, per il rischio incendi“, proseguono gli autori.

Gli scienziati suggeriscono quindi di ripristinare le aree colpite non solo includendo le specie arboree già presenti ma anche quelle importanti del sottobosco che rischiano di scomparire.