13 Ottobre 2025

Cresce la moria globale degli alberi. Ma non sappiamo di quanto

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Il clima fa aumentare il tasso di mortalità degli alberi ma i dati sono incompleti ed è difficile fare una stima globale. Un gruppo di studiosi spiega come armonizzare i dati

di Matteo Cavallito

 

I tassi di mortalità degli alberi nel Pianeta stanno aumentando a causa soprattutto del cambiamento climatico e dei suoi effetti, come ondate di calore, siccità, incendi, tempeste e diffusione di fitopatie. Questi fenomeni hanno un impatto molto rilevante poiché riducono la capacità dei boschi di assorbire CO2, motivo per il quale la comprensione della moria arborea diventa un aspetto cruciale anche per la gestione della mitigazione climatica.

L’attuale monitoraggio, tuttavia, è frammentario e incoerente a livello globale. Per questo è necessario integrare sistematicamente i dati provenienti dalle rilevazioni sul campo a lungo termine con i telerilevamenti per ottenere risultati attendibili. Ad affermarlo è un gruppo di scienziati impegnato da tempo a studiare il problema.

Un monitoraggio incompleto

“Al momento non sappiamo se il cambiamento climatico porterà alla morte del 10 o del 50% di tutti gli alberi del mondo”, ha spiegato Samuli Junttila, docente dell’Università di Helsinki in una nota. Junttila è il direttore di un gruppo di lavoro, il Global Ecosystem Health Observatory, che coinvolge oltre cento ricercatori da tutto il mondo impegnati nella valutazione di oltre mezzo milione di ricerche da 89 Paesi distribuiti in tutti e cinque i continenti.

Il loro obiettivo è quello di generare dati precisi sullo stato degli alberi utilizzando metodi di visione avanzata tramite computer basati su immagini satellitari e aeree.

“Abbiamo bisogno di periodi di monitoraggio di almeno cinque anni per determinare se un certo albero è vivo o morto”, ha affermato il docente. “Oltre a queste conoscenze di base, è essenziale poi comprendere le caratteristiche degli habitat locali e disporre di dati sull’età, le dimensioni e le specie degli alberi”. Solo a quel punto è possibile iniziare a ipotizzare l’andamento della mortalità generale. “La buona notizia è che la tecnologia moderna consente già di fare molto”.

Le foreste di Asia e Africa sono meno rappresentate

Nelle scorse settimane, in particolare, il docente ha richiamato l’attenzione su un articolo pubblicato quest’anno sulla rivista New Phytologist che passa in rassegna metodi, requisiti e lacune nei dati relativi al monitoraggio del fenomeno. Alcuni sistemi, come la scansione laser già in uso in Finlandia, ad esempio, stanno rendendo il monitoraggio degli alberi sempre più completo. Tuttavia, le misurazioni sul campo rimangono essenziali. L’indagine ha raccolto informazioni da 316 programmi di osservazione coprendo oltre 40.500 ettari di foreste (lo 0,001% del totale mondiale).

Negli anni, spiegano gli autori, la superficie osservata è cresciuta costantemente ma in modo molto disomogeneo e alcune regioni, come l’Africa e l’Asia centrale, restano sottorappresentate.

Le maggiori lacune nel monitoraggio terrestre si trovano nei Paesi a basso reddito, dove mancano risorse e infrastrutture e nei quali le difficoltà logistiche e le minori condizioni di sicurezza rendono difficile la raccolta continuativa dei dati. A livello globale, la maggior parte dei programmi registra lo stato degli alberi (vivi/morti), ma solo una minoranza di essi effettua anche misurazioni annuali. Nell’86% dei casi le rilevazioni sono condotte almeno una volta ogni 10 anni. In due casi su tre una volta ogni cinque. Le differenze metodologiche e i lunghi tempi di campionamento, infine, limitano la capacità di individuare tempestivamente i cambiamenti nei tassi di mortalità.

Cinque passaggi per comprendere le tendenze globali

Per rispondere a questi problemi, un sistema globale efficace dovrà quindi armonizzare i dati eterogenei. Un compito non semplice che, secondo gli autori, richiede almeno cinque passaggi

  1. Promuovere pratiche efficaci che diano maggiore responsabilità a chi raccoglie le informazioni.
  2. Investire nella raccolta di dati sul campo, sostenendo gli sforzi a lungo termine ed espandendo la ricerca nelle regioni di cui si hanno meno informazioni.
  3. Modificare i protocolli per facilitare la comparabilità e migliorare la quantificazione dei tassi e delle cause di mortalità degli alberi.
  4. Generare metriche standardizzate a partire dai dati raccolti sul campo, che possano essere ampiamente utilizzate dalla comunità scientifica e facilitare la comparabilità tra gli studi.
  5. Integrare i dati a terra con quelli di telerilevamento e i modelli basati sui processi per ampliare le attuali osservazioni dal punto di vista temporale e spaziale e comprenderne i fattori determinanti.

Come dire, una tabella di marcia per arrivare a una comprensione globale della mortalità degli alberi, basandosi su alcuni requisiti minimi. “Seguire questo percorso ci consentirà di creare set di dati intercambiabili a livello globale attraverso una collaborazione paritaria permettendoci, in ultima analisi, di ottenere previsioni affidabili sulle tendenze in atto”, concludono i ricercatori.