Agricoltura e silvicoltura a emissioni negative? Si può fare. Ecco come…
Un rapporto del JRC ha calcolato il contributo potenziale di agricoltura, silvicoltura e altri usi del suolo agli obiettivi di riduzione dei gas serra. Determinante applicare un mix di tecnologie e pratiche intelligenti già esistenti, una migliore gestione forestale e il ripristino mirato di suoli ad alto contenuto organico
di Emanuele Isonio
L’agricoltura, la silvicoltura e gli altri settori legati all’utilizzo del suolo (AFOLU) possono dare un contributo significativo agli obiettivi di neutralità climatica dell’Unione europea. Non solo: con i dovuti accorgimenti potrebbero raggiungere emissioni nette di gas serra negative entro il 2050.
Il calcolo è contenuto in un rapporto pubblicato nei giorni scorsi dal Joint Research Center della Commissione europea (Economic assessment of GHG mitigation policy options for EU agriculture). Il documento è l’ultimo di una serie di quattro rapporti quadriennali che, fin dal 2012, l’ente di ricerca comunitario ha pubblicato per valutare l’impatto economico, produttivo e ambientale delle strategie di mitigazione dei gas serra nei settori AFOLU.
Un intervento olistico
In particolare, il nuovo rapporto estende il suo campo di applicazione al sequestro di carbonio in silvicoltura, all’adozione di pratiche agricole avanzate e alla protezione e al ripristino di suoli ricchi di sostanza organica. Fornisce inoltre un’analisi completa di diversi scenari strategici per migliorare la rimozione della CO2 e la riduzione degli altri gas serra. Obiettivo: individuare strategie economicamente vantaggiose per raggiungere il taglio del 55% delle emissioni climalteranti entro fine decennio e azzerarle entro metà secolo.
“I nostri risultati – si legge nel documento – mostrano che un mix di tecnologie e pratiche intelligenti già esistenti, una migliore gestione forestale e la conservazione e il ripristino mirati di suoli ad alto contenuto organico possono aiutare il settore agricolo dell’UE a ridurre la propria impronta di carbonio del 29% (115 Mt CO2-eq), consentendo al contempo ai settori dell’uso del suolo, di altri cambiamenti di uso del suolo e della silvicoltura di aumentare il sequestro del carbonio dell’87% (257 Mt CO2-eq)”.
Gli scenari contenuti nel documento del JRC valutano l’aumento del rimboschimento, la gestione forestale sostenibile, la protezione degli istosuoli a partire dalle torbiere e la fissazione del prezzo delle emissioni e degli assorbimenti di gas serra AFOLU. Un intervento “olistico” che sappia integrare tutti questi ambiti avrebbe l’impatto più efficace in termini di riduzione delle emissioni nette.
I principali risultati
Lo studio indaga l’efficacia di diverse opzioni tecnologiche di mitigazioni. Tra quelle considerate, ad avere il maggiore impatto in termini di mitigazione è la messa a riposo e la protezione dei suoli ricchi di carbonio. Tale attività “può ridurre le emissioni almeno con la stessa efficacia dei soli cambiamenti nella produzione agricola, soprattutto in scenari che prevedono la fissazione del prezzo del carbonio”. Tra le altre tecnologie consigliate nel rapporto, vengono menzionati gli additivi per mangimi, l’agricoltura di precisione, gli inibitori della nitrificazione e l’utilizzo della digestione anaerobica.
In particolare quest’ultima attività, sottolineano il team di ricerca del JRC, “ha dimostrato un notevole successo nella riduzione delle emissioni di metano da letame stoccato e delle emissioni di azoto da liquami bovini”. Ovviamente i tassi di adozione delle diverse tecniche, l’economicità e il potenziale di mitigazione variano in base alle caratteristiche degli Stati membri.
Quanto costa ripristinare gli istosuoli
Per quanto riguarda la tutela degli istosuoli, si stima che i costi di ripristino a livello Ue oscillino tra 4900 e 6240 euro per ettaro. Se però si scende nel dettaglio dei diversi Paesi, i costi variano dai 2.100 ai 7300 euro per ettaro. “Irlanda e Finlandia presentano costi di ripristino relativamente inferiori, mentre Paesi Bassi e Germania segnalano costi di ripristino più elevati”.

Costi medi di ripristino dei siti di istosuoli in alcuni Paesi europei (euro per ettaro). FONTE: JRC, Economic assessment of GHG mitigation policy options for EU agriculture, 2025.
Carbon pricing, attenzione ai suoi impatti sull’agricoltura
Molto interessanti sono anche le stime, contenute nel rapporto, circa l’effetto che l’implementazione delle pratiche proposte e, in particolare, l’introduzione del carbon pricing, avrebbero sulle attività agricole e forestali. Ad esempio, i ricercatori calcolano che la tariffazione del carbonio causerebbe un aumento del 7% delle emissioni di gas serra nei Paesi extra-Ue. Un effetto paradosso che ridurrebbe quindi l’efficacia delle riduzioni interne al territorio dell’Unione. Tuttavia, uno scenario che combini diverse strategie riuscirebbe a contenere tale aumento al 4%, in particolare grazie alla protezione forzata degli istosuoli. “Ciò evidenzia la complessa interazione tra le riduzioni delle emissioni interne e i cambiamenti nelle emissioni globali” sottolineano i ricercatori Ue.
Per quanto riguarda l’impatto sull’approvvigionamento alimentare complessivo della Ue, gli scenari di rimboschimento e tutela degli istosuoli avrebbero un’incidenza marginale. Ad essere alterata sarebbe principalmente l’allocazione dei terreni agricoli. L’introduzione del carbon pricing invece impatterebbe soprattutto sul comparto zootecnico: le stime prevedono un calo fino all’8% della produzione di carne bovina, ovina e caprina. Queste ultime subirebbero al tempo stesso gli aumenti di prezzo più significativi, spingendo i consumatori a orientarsi verso pollame, carne suina e proteine vegetali. Anche i mercati dei mangimi reagiscono a questi impatti, con un conseguente aumento della produzione e dei prezzi dei cereali, in particolare dell’orzo.
Il rimboschimento inoltre farebbe aumentare la superficie forestale del 3,4% (circa 180 milioni di ettari). Cifra che aumenterebbe di ulteriori 3 milioni di ettari entro il 2050 se si prevedesse anche l’introduzione del carbon pricing.

Emissioni di gas serra dei settori AFOLU nella UE per fonte di emissione nel 2050 (differenza assoluta rispetto allo scenario di riferimento). FONTE: JRC, Economic assessment of GHG mitigation policy options for EU agriculture, 2025.
Accelerare il taglio di emissioni in agricoltura
L’esigenza degli interventi proposti dal JRC si basa su una considerazione fondamentale: “nonostante una riduzione complessiva delle emissioni totali di gas serra nell’UE di un terzo dal 1990, il settore agricolo ha registrato un processo di riduzione più lento ed è stagnante dal 2005”.
Sulla base delle attuali politiche e misure dei paesi dell’UE, si prevede che questa tendenza continui, con una diminuzione delle emissioni prevista solo dell’1,5% tra il 2020 e il 2040. Le politiche e gli incrementi di efficienza hanno ridotto l’intensità delle emissioni di alcuni prodotti agricoli, ma questo processo è stato contrastato da un aumento della produzione agricola. “Pertanto – si legge nel documento JRC – sono necessarie nuove politiche e una maggiore adozione delle misure esistenti per ridurre ulteriormente le emissioni. Per accelerare questo processo, è importante sensibilizzare gli agricoltori sulle loro responsabilità e sulle possibilità tecniche per la riduzione delle emissioni”.

Matteo Berlenga
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