9 Ottobre 2024

Il cambiamento climatico favorisce il rilascio dei metalli nelle aree costiere

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Il cambiamento climatico e la crescente pressione delle attività umane generano un aumento del rilascio dei metalli dalle coste agli oceani. Pickpik Royalty-Free photo

Eventi come l’innalzamento del livello del mare, l’aumento delle temperature e le variazioni delle precipitazioni influenzano le condizioni di sequestro dei metalli negli estuari sotterranei. Lo spiega un nuovo studio svedese

di Matteo Cavallito

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Il cambiamento climatico e la crescente pressione delle attività umane generano un aumento del rilascio dei metalli dalle coste agli oceani. Un fenomeno che si manifesta attraverso l’emersione dai sedimenti dove gli inquinanti restano sepolti a lungo grazie a una serie di condizioni favorevoli. A  suggerirlo è uno studio dell’Università di Göteborg.

Nei suoli costieri, ricordano gli autori, i bassi livelli di ossigeno e gli ambienti a lenta decomposizione contribuiscono al sequestro del materiale, proteggendo gli ambienti marini circostanti. I sedimenti costiere e le mangrovie, nella fattispecie, sono tipici serbatoi di inquinanti metallici. Alcuni eventi legati al clima, tuttavia, possono far crescere, per contro, l’assorbimento dei metalli da parte degli organismi viventi con conseguenze negative per questi ultimi.

L’impatto del clima sul rilascio dei metalli

“Il rapido aumento della pressione antropica sta portando al declino della qualità delle acque e della salute ecologica”, spiega lo studio. “A livello globale, i tassi di crescita demografica e di urbanizzazione sono più elevati nelle zone costiere, dove il numero di abitanti, secondo le previsioni, supererà il miliardo entro il 2060“. I metalli si accumulano nel terreno costiero sulla spinta di numerosi fattori tra cui le attività industriali, quelle agricole e le operazioni estrattive. Contemporaneamente, lo scarico sotterraneo – che comprende l’acqua dolce meteorica che si riversa sulla costa e l’acqua di mare ricircolata attraverso i sedimenti costieri – favorisce l’accumulo dei materiali.

Il problema, però, è che “gli impatti dei cambiamenti climatici, come l’innalzamento del livello del mare, l’aumento delle temperature e le variazioni delle precipitazioni”, spiega ancora lo studio, “sarebbero destinati a colpire in modo sproporzionato le aree costiere, influenzando le condizioni chiave per la speciazione dei metalli nell’estuario sotterraneo”.

Nel dettaglio, “I cambiamenti nella salinità, nel pH, nella temperatura, nei gradienti idraulici, nell’uso del suolo e nelle condizioni di ossidazione alterano la speciazione e l’adsorbimento dei metalli costieri”. Per questa ragione, “lo scarico di acque sotterranee sottomarine può diventare sia un serbatoio sia una fonte sempre più significativa di metalli disciolti nell’ambiente costiero”.

I principali processi che influenzano il comportamento dei metalli nell'estuario sotterraneo. Fonte: Mckenzie et al. "Metals in coastal groundwater systems under anthropogenic pressure: a synthesis of behavior, drivers, and emerging threats", Limnology and Oceanography Letters, Volume9, Numero4, Agosto 2024 https://doi.org/10.1002/lol2.10413 Open Access Attribution 4.0 International CC BY 4.0 Deed

I principali processi che influenzano il comportamento dei metalli nell’estuario sotterraneo. Fonte: Mckenzie et al. “Metals in coastal groundwater systems under anthropogenic pressure: a synthesis of behavior, drivers, and emerging threats”, Limnology and Oceanography Letters, Volume9, Numero4, Agosto 2024 https://doi.org/10.1002/lol2.10413 Open Access Attribution 4.0 International CC BY 4.0 Deed

La densità di popolazione è un fattore di rischio

Utilizzando dati sulla densità della popolazione, sui tassi di trattamento delle acque, sulle attività minerarie e altro ancora, rileva una nota dell’università svedese, il gruppo di studiosi guidato da Tristan McKenzie, ricercatore del Dipartimento di Scienze Marine dello stesso ateneo di Göteborg, ha creato un modello per stimare la variazione del rischio di un aumento degli scarichi di metalli nell’oceano in base alle attività umane.

Il modello suggerisce che “le aree con il più alto rischio di contaminazione da metalli dovuto allo scarico di acque sotterranee sottomarine (che coprono il 4% delle aree costiere del Pianeta) sono quelle con un’altissima densità di popolazione e la presenza di suoli solfatici acidi che si collocano soprattutto intorno alle regioni tropicali”.

Occhi puntati sul Sud-est asiatico

L’indagine ha rilevato cinque categorie di rischio: l’alta densità di popolazione, l’elevata presenza di miniere costiere e di terreni solfatici acidi, la percentuale molto alta di acque reflue non trattate, un forte scarico di acque sotterranee sottomarine e l’innalzamento del livello del mare. In generale, questi problemi si manifestano soprattutto in Asia orientale. “Osserviamo una situazione critica soprattutto nelle coste del Sud-est asiatico”, precisa McKenzie. Che aggiunge:

“Queste aree sono caratterizzate da una rapida crescita demografica, da un trattamento delle acque inadeguato e da cambiamenti climatici che, secondo le proiezioni del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, colpiranno duramente queste zone. Il nostro modello è utile per le future ricerche e interventi di contrasto all’inquinamento”.

Lo studio, infine, evidenzia come i flussi di acque sotterranee costiere siano una fonte di inquinamento oceanico importante ma finora trascurata. Tenerne in considerazione l’impatto è dunque particolarmente importante nella valutazione dei rischi di rilascio dei metalli negli oceani.