31 Marzo 2025

Una maggiore rotazione può dimezzare la dispersione di azoto nelle colture

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Una ricerca americana ha rilevato come sia possibile dimezzare la dispersione di azoto applicando una rotazione triennale delle coltivazioni. E a beneficiarne è anche la salute del suolo

di Matteo Cavallito

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L’azoto è un elemento chiave per la salute del suolo, oltre che una risorsa imprescindibile per l’agricoltura. Ma il suo accumulo eccessivo e la sua dispersione nell’ambiente, è noto, costituiscono un problema. È alla luce di tutto questo, dunque, che un recente studio dell’Università dell’Illinois pubblicato sulla rivista Frontiers in Environmental Science sembra assumere un significato particolarmente importante.

Secondo i suoi autori, in particolare, la perdita di nitrati nei terreni agricoli potrebbe essere ridotta drasticamente ricorrendo a una strategia relativamente semplice: l’impiego di una rotazione colturale triennale in alternativa al tradizionale ciclo biennale di mais e soia.

Un nesso tra rotazioni e perdita di azoto

Le perdite di nitrati dai campi coltivati rappresentano una grave minaccia ambientale, sottolinea una nota dello stesso ateneo statunitense. Decisiva è la contaminazione delle falde sotterranee che trasportano i nitrati nei fiumi e nei laghi, contribuendo all’inquinamento delle acque potabili. In passato, ricordano gli autori, diversi studi hanno illustrato una correlazione tra rotazioni più lunghe, miglioramento della salute del suolo e riduzione della perdita dei nutrienti.

A partire da questi presupposti, “Abbiamo ipotizzato che la rotazione diversificata, con una maggiore durata delle radici vive e un apporto più grande di carbonio nel confronto con il sistema convenzionale, potesse ridurre la perdita di nitrati”, spiegano i ricercatori.

Inoltre, aggiungono, “riteniamo che la rotazione diversificata possa favorire una maggiore resa di mais e soia”. Per valutare gli effetti di una rotazione triennale, i ricercatori hanno monitorato per nove anni le perdite di nitrati e le rese agricole in una fattoria dell’Illinois. Il campo sperimentale seguiva un ciclo che prevedeva le coltivazioni in sequenza di mais, soia e grano e che comprendeva, tra le prime due, anche l’uso della segale invernale come coltura di copertura per proteggere il suolo.

Con il ciclo triennale perdite dimezzate

“La portata delle falde e la concentrazione di azoto sono state misurate dal 2015 al 2023 per determinare le presenze medie annue ponderate dell’elemento”, si legge nello studio. I risultati mostrano che la combinazione di grano invernale e segale cattura i nitrati in eccesso durante autunno e inverno, impedendone il dilavamento nei corsi d’acqua. Il tutto senza particolari impatti sulle rese dei terreni al di là degli effetti legati alle condizioni meteorologiche avverse.

“Complessivamente, la perdita di nitrati è risultata inferiore di circa il 50% nel sistema a rotazione triennale diversificato”, spiegano gli scienziati.

Il che suggerisce che “un sistema di rotazione più diversificato è efficiente nel trattenere l’azoto riducendone la dispersione nelle acque superficiali”. Lo studio, quindi, dimostra l’efficacia della strategia e la sua capacità di “mantenere la produttività delle colture”.

Benefici evidenti anche per il suolo

Il nuovo metodo, ricordano gli autori, prevede anche una riduzione della lavorazione del terreno. “I campi di controllo erano interamente lavorati in autunno e in primavera”, spiega la ricerca, “mentre nel caso delle rotazioni triennali l’intervento dei ricercatori si è limitato a una stretta fascia del campo di mais riducendo l’area trattata a un terzo totale ogni tre anni”. Questa strategia ha favorito la stabilità del suolo riducendo l’erosione.

Un altro effetto positivo osservato nei campi sperimentali è stata una maggiore infiltrazione dell’acqua, un risultato anch’essa della ridotta lavorazione del suolo. I terreni gestiti in modo tradizionale invece, tendevano a trattenere l’acqua in superficie dopo piogge intense.

Rilevante, infine, l’aumento della popolazione dei lombrichi, anch’essi indicatori di un terreno più sano: “Un fenomeno interessante che si è verificato nella rotazione triennale è il ritorno e l’insediamento dei lombrichi”, spiega ancora lo studio. “La lavorazione del terreno è chiaramente dannosa per la sopravvivenza di questi invertebrati la cui maggiore presenza, invece, è favorita dai sistemi che non prevedono questo tipo di intervento sul suolo”.