9 Aprile 2021

Microbi e CO2: quando la diversità fa bene al suolo

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Ricerca USA: una maggiore varietà di microbi aiuta il terreno a catturare più CO2. Il clima ringrazia. Ma la salute del suolo resta decisiva

di Matteo Cavallito

 

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Un suolo idratato e caratterizzato da un’ampia varietà di microbi è in grado di sequestrare una maggiore quantità di carbonio. Lo sostiene un team di studiosi guidati dai ricercatori Luiz A. Domeignoz-Horta e Kristen DeAngelis dell’Università del Massachusetts Amherst. La scoperta porta con sé notevoli implicazioni. La capacità di stoccaggio del carbonio, infatti, rappresenta un fattore chiave nella regolamentazione del clima. Il ruolo dei microbi nel gestire i cicli degli elementi chiave del terreno e nel preservare la salute di quest’ultimo, inoltre, è noto. Ma l’esperimento condotto nello studio sarebbe secondo gli autori unico nel suo genere. E fornirebbe così le prime prove empiriche a sostegno della tesi.

Tre fattori determinanti

Al centro dell’indagine c’è un indicatore noto come efficienza d’uso del carbonio o carbon use efficiency (CUE). Si tratta, in sintesi, del saldo tra il carbonio assimilato dai microbi e quello disperso nell’atmosfera. Quanto maggiore sarà il bilancio positivo in favore dei primo, tanto minore sarà l’impatto del terreno sul cambiamento climatico. Per valutare l’effetto della diversità, i ricercatori hanno riprodotto le condizioni dell’ecosistema in laboratorio variando, di volta in volta, alcune caratteristiche decisive. Il risultato è stata un’alterazione della performance del suolo.

I microbi al centro dell’esperimento

Il gruppo dei ricercatori, che comprende anche Serita Frey dell’Università del New Hampshire e Jerry Melillo dell’Ecosystems Center di Woods Hole, Massachusetts, ha estratto i microbi per poi iniettarli, con concentrazioni variabili, nelle porzioni di suolo selezionato. Gli studiosi hanno lasciato crescere cinque diverse miscele microbiche per quattro mesi e hanno tracciato i livelli di ossigeno nelle diverse condizioni di varietà della specie, umidità e temperatura.

A conti fatti, hanno spiegato, oltre a crescere maggiormente “le comunità più diversificate sono risultate più efficienti” nella cattura della CO2. “La diversità è interessante, non solo nella microbiologia ma in tutti gli organismi, compresi gli esseri umani”, ha commentato Kristen DeAngelis. “Sembra che sistemi più diversificati tendano a lavorare in modo più efficace e a tollerare meglio lo stress”. Anche nel suolo, insomma.

Ma la salute del suolo resta decisiva

La diversificazione, però, non è tutto. L’aumento della crescita delle comunità microbiche più variegate, infatti, si perde in condizioni di carenza di acqua. Il che, precisano i ricercatori, “suggerisce che esista un limite alla resilienza allo stress”. Quando la siccità è conclamata, evidenzia infatti la sperimentazione, l’efficienza dei microbi viene meno e la capacità del terreno di assorbire il carbonio è compromessa. Non sorprende, quindi, “che per capire i cambiamenti nel ciclo del carbonio nel terreno si debba tenere conto delle molteplici sfaccettature dei cambiamenti globali”. La tutela della salute del suolo in altre parole, resta il fattore più importante. A maggior ragione di fronte alla minaccia del cambiamento climatico.