27 Dicembre 2024

“Il degrado del territorio cresce di 1 milione di kmq all’anno”

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La fotografia dei ricercatori di Postdam: “per fermare il degrado servono azioni trasformative”. Senza inversione di rotta “si compromette la capacità della Terra di sostenere il benessere umano e ambientale”

di Matteo Cavallito

 

Il degrado del territorio aumenta nel mondo al ritmo di un milione di chilometri quadrati ogni anno: in questo quadro gli sforzi di mitigazione del riscaldamento globale e l’impegno per la tutela della sicurezza alimentare in senso sostenibile sono compromessi. Lo afferma uno studio a cura dell’Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico (PIK). L’indagine, ripresa in particolare dal Guardian, è stata diffusa in corrispondenza con l’avvio dei lavori del vertice di Riyadh, in Arabia Saudita, nell’ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta alla desertificazione (UNCCD).

Determinanti le pratiche agricole non sostenibili

Il suolo è una componente integrale del sistema terrestre e ha un ruolo decisivo nel garantire i processi, le funzioni e i servizi che sostengono il benessere ambientale e umano. Riconoscerne la centralità, per questo, “è essenziale per mantenere la stabilità ambientale e promuovere uno sviluppo sostenibile per le generazioni attuali e future”, afferma il rapporto. Oggi, tuttavia, il terreno è minacciato dalla presenza di fattori critici.

“Il degrado del territorio è causato dalle attività umane, come le pratiche agricole non sostenibili, la conversione degli ecosistemi naturali, la deforestazione e l’urbanizzazione”, spiega lo studio.

“Altre problematiche ambientali, come il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, sono strettamente legate al degrado del territorio”. Questi aspetti favoriscono ulteriormente il fenomeno creando un circolo vizioso e mettendo a rischio la sostenibilità globale.

A rischio le zone aride di Asia, Africa, USA e Mediterraneo

Le pratiche agricole non sostenibili, ricorda il Guardian, sono responsabili dell’80% della deforestazione e contribuiscono al degrado del suolo in modi diversi a cominciare all’uso eccessivo di prodotti chimici e pesticidi. Sotto esame anche gli ecosistemi terrestri chiamati a garantire la mitigazione del clima. “Fino a poco tempo fa gli ecosistemi terrestri assorbivano quasi un terzo dell’inquinamento da anidride carbonica causato dall’uomo, anche se le emissioni erano già aumentate della metà”, scrive il quotidiano britannico.

“Negli ultimi dieci anni, però, la capacità degli alberi e del suolo di assorbire la CO₂ in eccesso si è ridotta del 20% a causa della deforestazione e dei cambiamenti climatici.”.

Il rapporto identifica diverse regioni aride particolarmente soggette al degrado in Asia meridionale, in Cina settentrionale, nelle grandi pianure statunitensi, in California e nel Mediterraneo. Un terzo degli individui del Pianeta vive oggi nelle zone secche che comprendono tre quarti dell’Africa. “Questo ha effetti umanitari terribili dal momento che i Paesi e i gruppi socioeconomici a basso reddito sono colpiti in modo sproporzionato”, scrive ancora il Guardian. Le donne, in particolar modo, “devono affrontare maggiori carichi di lavoro e rischi per la salute, mentre i bambini sono più esposti al rischio di malnutrizione e di insuccessi scolastici”.

L’importanza delle “azioni trasformative”

Secondo gli autori, urgono dunque interventi di grande impatto. “Le azioni trasformative possono facilitare il ritorno a uno spazio operativo sicuro”.  Ciò implica “evitare, ridurre e invertire la tendenza al degrado del territorio”. I principi di equità e giustizia, in ogni caso, sono fondamentali quando si progettano e si attuano azioni trasformative, precisano gli autori, garantendo che i benefici e gli oneri siano equamente distribuiti.

In questo scenario, “Politiche efficaci basate su dati concreti sono cruciali per un’azione trasformativa e, in ultima analisi, per il benessere ambientale e umano”. Esse, in particolare, “devono essere sostenute da un ambiente favorevole, da consistenti investimenti pubblici e privati e da una più stretta collaborazione tra scienza e politica”. Tra i fattori importanti a supporto di questi interventi ci sono gli incentivi economici, che includono investimenti pubblici e privati, un’efficace regolamentazione dell’uso delle risorse e un coordinamento adeguato tra i soggetti impegnati in questi sforzi.