La deforestazione ha ucciso mezzo milione di persone in 20 anni
Il calcolo è contenuto in uno studio internazionale guidato dall’università di Leeds. Tre le aree considerate: Amazzonia, Congo e Sud-Est asiatico. Gli aumenti localizzati delle temperature causati dalla deforestazione causano più di 28mila decessi all’anno a causa del caldo
di Emanuele Isonio
Meno alberi, più calore, più problemi sanitari, più decessi. La correlazione tra deforestazione e danni per la salute umana è facilmente intuibile. Ma uno studio guidato dall’università di Leeds è arrivato a calcolare anche a quanto ammonti l’effettivo impatto del disboscamento selvaggio in termini di morti causate dall’aumento della temperatura circostante.
Secondo l’analisi, pubblicata nelle scorse settimane sulla rivista Nature Climate Change, il riscaldamento locale indotto dalla deforestazione è associato ogni anno a non meno di 28mila decessi correlati al calore. Prendendo in considerazione gli ultimi vent’anni, il numero sale a più di mezzo milione di persone.
La deforestazione emerge come un fattore determinante per una serie di problemi per la salute umana. L’inquinamento da fumo causato dagli incendi nelle aree disboscate ad esempio degrada la qualità dell’aria locale ed è stato anche collegato a un aumento del rischio di malaria. “Questo studio dimostra un ulteriore rischio per la salute legato alla deforestazione, dovuto all’aumento dell’esposizione al calore e alla mortalità correlata al caldo” spiegano gli autori.
345 milioni di persone esposte a temperature più alte
“L’analisi dei dati satellitari mostra che la deforestazione tropicale nel periodo 2001-2020 ha esposto 345 milioni di persone al riscaldamento locale, con un riscaldamento della superficie terrestre diurno ponderato per la popolazione di 0,27 °C” si legge nello studio, che si è concentrato sulla deforestazione nelle foreste pluviali dell’Amazzonia, del Congo e del Sud-est asiatico. Per 2,6 milioni di loro, il riscaldamento aggiuntivo ha aggiunto 3 °C alla loro esposizione al calore.
I ricercatori coinvolti nello studio hanno confrontato i tassi di mortalità non accidentale e le temperature nelle aree colpite dal disboscamento tropicale. In precedenza, già altri studi avevano evidenziato come la perdita di alberi causata dalle attività umane provochino un riscaldamento localizzato a lungo termine. Tuttavia, il nuovo studio aggiunge un tassello rilevante: è infatti il primo a calcolare il conseguente bilancio delle vittime.

Mortalità non accidentale correlata al calore associato al riscaldamento indotto dalla deforestazione. Le mappe mostrano le regioni dell’America centrale e meridionale tropicale (a), dell’Africa tropicale (b) e del Sud-est asiatico (c). I colori mostrano il numero di decessi all’anno (stima centrale) per le popolazioni situate in aree di perdita di foreste, aggregate per divisioni amministrative di secondo livello (confini tratti da GADM, https://gadm.org/index.html). Si noti che le scale di colore sono diverse per ciascuna regione. Le divisioni amministrative che non contengono punti dati sono mostrate in bianco. FONTE: Reddington, C.L., Smith, C., Butt, E.W. et al. Tropical deforestation is associated with considerable heat-related mortality. Nat. Clim. Chang. 15, 992–999 (2025).
Dalla deforestazione dipende un terzo delle morti per caldo
I tassi di mortalità correlati al calore stimati sono maggiori nel Sud-est asiatico (8-11 decessi ogni 100.000 persone che vivono in aree deforestate), seguiti dalle regioni tropicali dell’Africa e delle Americhe. Nelle regioni colpite dalla perdita di foreste, il riscaldamento locale dovuto alla deforestazione potrebbe essere responsabile di oltre un terzo della mortalità totale correlata al caldo climatico, evidenziando l’importante contributo della deforestazione tropicale al riscaldamento in corso e ai rischi per la salute connessi al caldo nel contesto del cambiamento climatico.
“Le foreste mantengono il clima locale più fresco, pompando acqua dal suolo all’atmosfera. Quando quest’acqua evapora, raffredda il clima locale”, spiega al Guardian Dominick Spracklen, docente dell’Istituto per le Scienze del Clima e dell’Atmosfera dell’Università di Leeds. “È un po’ come il sudore del corpo in una giornata calda: quando il sudore evapora, raffredda la pelle. Quando abbattiamo gli alberi, interrompiamo questo processo di sudorazione e il clima locale si riscalda. Le persone che vivono nelle vicinanze inizieranno quindi a sperimentare immediatamente questo clima più caldo”.

Popolazione in funzione della perdita di foreste tropicali. Conteggio della popolazione nel 2020 rispetto alla perdita di copertura forestale in punti percentuali tra il 2001 e il 2020. I punti verdi mostrano i dati per l’America centrale e meridionale tropicale, i punti rossi mostrano i dati per l’Africa tropicale e i punti blu mostrano i dati per l’Asia sudorientale. FONTE: Reddington, C.L., Smith, C., Butt, E.W. et al. Tropical deforestation is associated with considerable heat-related mortality. Nat. Clim. Chang. 15, 992–999 (2025). https://doi.org/10.1038/s41558-025-02411-0
Il WRI: il 34% delle foreste perse per sempre
La speranza degli autori è che le scoperte contenute nello studio stimolino la protezione delle foreste e un recupero di quelle perse finora, visti i benefici che esse assicurano alle comunità locali.
I dati relativi all’andamento della deforestazione sottolineano peraltro l’urgenza di agire. Un rapporto del World Resources Institute pubblicato a inizio anno in collaborazione con Google DeepMind ha rilevato che un terzo delle aree forestali perse nel primo quarto di secolo (pari a circa 177 milioni di ettari) è ormai permanente ed è improbabile che possano rigenerarsi spontaneamente senza un intervento diretto dell’uomo.

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