Rigenerare il suolo: un investimento che premia agricoltori e ambiente
Oltre la metà dei suoli europei è degradata. Le ricerche dimostrano che adottare pratiche agricole capaci di rigenerare il terreno produce benefici sia per l’ambiente sia per la redditività delle aziende agricole
di Emanuele Isonio
I suoli ci nutrono, filtrano l’acqua e sostengono la maggior parte della catena alimentare sulla Terra. Eppure sono tra le risorse più trascurate d’Europa: si degradano silenziosamente sotto i nostri piedi mentre la nostra attenzione è rivolta altrove.
Andrés Rodríguez Seijo, dell’Università di Vigo, in Spagna, è uno dei ricercatori impegnati a cambiare questa situazione. Si è reso conto di quanto poca attenzione venga riservata al suolo mentre lavorava sul tema delle microplastiche, in un periodo in cui la questione stava appena iniziando a emergere. “Tutti parlavano delle microplastiche in mare, ma ignoravano il fatto che, prima di arrivarci, si trovano sulla terraferma, dove inquinano i nostri suoli”, ha affermato Seijo.
Suoli in difficoltà
I suoli europei versano in condizioni critiche. Contengono quantità eccessive di azoto, principalmente a causa dell’uso intensivo di fertilizzanti, e sono fortemente interessati da fenomeni di erosione e inquinamento. Attualmente oltre il 60% è classificato come non sano e i cambiamenti climatici sono destinati ad aggravare ulteriormente la situazione.
“Tutti parlavano delle microplastiche in mare, ma ignoravano il fatto che, prima di arrivarci, si trovano sulla terraferma, dove inquinano i nostri suoli” spiega Andrés Rodríguez Seijo, InBestSoil
Il costo di questo degrado è già oggi molto elevato. Secondo le stime dell’Unione europea, la degradazione del suolo costa all’Europa circa 50 miliardi di euro ogni anno.
Seijo coordina oggi InBestSoil, un progetto finanziato dall’Unione europea che affronta il problema con un approccio originale. Piuttosto che fare appello esclusivamente alla sensibilità ambientale, il progetto punta a dimostrare, attraverso dati concreti, che investire nella salute del suolo conviene anche dal punto di vista economico, per agricoltori, imprese e investitori.
«Possiamo farlo sperimentando le strategie più efficaci per rigenerare i nostri suoli, dimostrando allo stesso tempo che rappresentano una scelta economicamente vantaggiosa per gli investitori», ha spiegato.
InBestSoil è uno dei numerosi progetti che rientrano nella Missione UE “A Soil Deal for Europe”, l’iniziativa europea che punta a ripristinare i suoli degradati entro il 2030. Insieme alle Missioni dedicate alle città, agli oceani, ai cambiamenti climatici e alla lotta contro il cancro, essa rappresenta uno dei principali programmi dell’Unione europea per affrontare le grandi sfide del nostro tempo.
Lezioni dal campo
Il team di InBestSoil sta conducendo sperimentazioni in diversi Paesi europei. In Sardegna, i ricercatori stanno confrontando differenti strategie di gestione dei terreni per individuare quelle che consentono di coniugare redditività agricola e salute del suolo.
Valentina Mereu, del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, e Gianluca Carboni, di Agris, l’Agenzia regionale per la ricerca in agricoltura della Sardegna, coordinano il Living Lab dedicato ai suoli agricoli mediterranei, che coinvolge direttamente gli agricoltori locali nelle prove in campo.
Le sperimentazioni riguardano la coltivazione del grano duro attraverso tre diverse tecniche.
In alcuni appezzamenti è stata adottata la lavorazione convenzionale del terreno, con aratura e rivoltamento del suolo mediante macchinari prima della semina.
In altri è stata applicata una lavorazione ridotta, che limita il disturbo del terreno.
In un terzo gruppo di campi è stata invece sperimentata la semina su sodo, che prevede il controllo delle infestanti con erbicidi seguito dalla semina diretta su terreno non lavorato.
I risultati sono stati significativi. L’aratura tradizionale si è rivelata il metodo più dannoso, mentre la lavorazione ridotta e la semina su sodo hanno favorito un aumento del carbonio organico nel terreno, della biodiversità microbica e della disponibilità di nutrienti. Ancora più importante, queste tecniche meno intensive hanno garantito rese produttive sostanzialmente equivalenti a quelle dell’agricoltura convenzionale. “I risultati raccolti finora sono decisamente promettenti”, ha dichiarato Carboni.
Ridurre le lavorazioni del terreno permette inoltre agli agricoltori di risparmiare tempo, carburante e costi di manodopera, senza compromettere né la produttività né la qualità del suolo.
“Questo è estremamente importante non solo per la produzione agricola, ma anche per la regolazione del clima, la biodiversità e la qualità complessiva del suolo”.
“Quando proponiamo un modello di business, riteniamo importante considerare non soltanto i benefici di mercato, ma anche quelli che il mercato non remunera” Jorge Sánchez Navarro, InBestSoil
Le prime simulazioni indicano inoltre che queste tecniche mantengono la loro efficacia anche negli scenari climatici futuri.
“Ciò dimostra il loro forte potenziale come strategie efficaci sia di adattamento sia di mitigazione per questa regione”, ha spiegato Mereu.
Il gruppo di ricerca sta ora collaborando con gli attori locali per individuare gli strumenti più efficaci per favorire l’adozione di queste pratiche da parte di agricoltori, proprietari terrieri e imprese.
La Sardegna rappresenta uno dei nove siti sperimentali del progetto InBestSoil.
In Spagna, una delle sperimentazioni si svolge in un ecosistema di Dehesa, un particolare sistema agro-silvo-pastorale nel quale il pascolo degli animali contribuisce alla rigenerazione di suoli impoveriti dalle pratiche agricole convenzionali.
In Lituania e Croazia i ricercatori si concentrano invece sulle aree urbane e periurbane, dove suoli in buona salute sono fondamentali per assorbire l’acqua in eccesso e ridurre il rischio di alluvioni.
La rete sperimentale comprende inoltre terreni agricoli nei Paesi Bassi e in Svizzera, foreste in Lettonia e aree minerarie in Spagna.
Costruire un modello economico
Una volta concluse le sperimentazioni, il team utilizzerà i risultati per sviluppare strumenti pratici che consentano ad agricoltori, gestori del territorio e investitori privati di valutare il ritorno economico degli interventi di rigenerazione del suolo.
L’obiettivo è trasformare il suolo sano da semplice costo di gestione a vero e proprio bene su cui investire.
Questi strumenti vengono sviluppati insieme ai progetti gemelli SoilValues e NOVASOIL, nell’ambito di uno sforzo più ampio della Missione europea volto a mettere in connessione ricerca scientifica, imprese e investimenti per la salute del suolo.
Il team sta inoltre realizzando un calcolatore online capace di stimare il valore dei benefici che un suolo sano produce al di là del mercato. “Quando proponiamo un modello economico riteniamo fondamentale considerare non solo i benefici di mercato, ma anche quelli che non vengono normalmente valorizzati economicamente. Questo strumento fornirà una stima anche di tali benefici”, ha spiegato Jorge Sánchez Navarro, ricercatore in economia agraria e cooperativa presso l’Università Politecnica di Cartagena.
Il quadro di valutazione e il calcolatore saranno destinati a una vasta platea di utilizzatori, dai singoli agricoltori alle pubbliche amministrazioni, fino agli investitori istituzionali, offrendo a tutti un linguaggio comune per comprendere il valore del capitale naturale custodito nel suolo.
Un contributo alle politiche europee
I ricercatori guardano anche alle future politiche europee. L’Unione europea ha recentemente introdotto la sua prima direttiva dedicata esclusivamente alla salute del suolo. La Legge sul monitoraggio del suolo (Soil Monitoring Law) impone ai 27 Stati membri di monitorare e valutare lo stato di salute dei propri suoli, e le evidenze scientifiche prodotte da InBestSoil potranno contribuire alla sua concreta attuazione.
“Alcuni ecosistemi, come le Dehesas, sono più difficili da classificare. Non sono né foreste né praterie. I decisori politici devono comprendere la grande diversità degli ecosistemi presenti in Europa per poterli regolamentare in modo adeguato”, ha osservato Seijo.
Il progetto InBestSoil terminerà nel dicembre 2026. Entro quella data, il team punta a mettere a disposizione di agricoltori, proprietari e gestori del territorio strumenti concreti per rigenerare i suoli e, soprattutto, solide argomentazioni economiche che rendano conveniente farlo.
Il progetto descritto in questo articolo è finanziato nell’ambito della Missione dell’Unione europea “A Soil Deal for Europe”. Le Missioni UE sono iniziative finanziate dall’Unione europea che mobilitano ricerca, politiche pubbliche e cittadini per affrontare entro il 2030 alcune delle principali sfide della società.
Le opinioni espresse dagli intervistati non riflettono necessariamente quelle della Commissione europea.


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