8 Maggio 2024

Le soluzioni per lo stoccaggio di carbonio? Radici e A.I.

,

Lo sostiene l’Alliance of Bioversity International: radici più profonde favoriscono il sequestro del carbonio mentre l’intelligenza artificiale consente di effettuare misurazioni più precise dello stoccaggio

di Matteo Cavallito

 

Lo sviluppo di colture caratterizzate da radici più profonde e l’impiego dell’intelligenza artificiale possono aiutare gli agricoltori a ridurre le emissioni di carbonio. Nonché a partecipare con profitto ai mercati dei crediti di emissioni. Lo afferma un articolo a cura dei ricercatori dell’Alliance of Bioversity International and CIAT (Center for Tropical Agriculture), un ente di ricerca globale con sede a Roma.

Una migliore gestione del carbonio nel terreno rappresenta “per gli agricoltori un modo per far crescere la produzione di cibo, azzerare le emissioni nette di carbonio a livello globale e mitigare l’impatto del cambiamento climatico”, sottolinea una nota diffusa dagli autori.

Un gene alla base dello sviluppo delle radici

A essere evidenziato, in particolare, è il ruolo svolto dalle radici nella conservazione del carbonio. Le lavorazioni del terreno in preparazione della semina, infatti, tendono a disgregare queste ultime e a favorirne la decomposizione che, a sua volta, libera l’elemento stoccato in atmosfera. Quando sono in grado di arrivare fino a circa due metri di profondità, invece, le radici risultano molto meno vulnerabili all’azione dei microbi e possono inoltre fungere da serbatoi per le sostanze nutritive e l’acqua in caso di siccità.

“Le varietà di colture con radici più profonde contribuiscono a immagazzinare il carbonio depositandolo negli strati più profondi del suolo e proteggendolo dalle lavorazioni e dall’erosione“, spiega l’articolo pubblicato sulla rivista Molecular Plant.

Diverse caratteristiche delle radici, tra cui gli angoli di crescita, la struttura delle cellule corticali e il diametro dello stelo “consentono alle piante di adattarsi ai terreni duri e di superare l’ostacolo meccanico”. A regolare la direzione di sviluppo delle radici, rilevano gli autori, è un gene noto come DRO1. La sua scoperta, avvenuta nel 2013, ha rappresentato una svolta e ha aperto la strada allo sviluppo di varietà di colture capaci di resistere meglio allo stress idrico potendo raggiungere le fonti  d’acqua del sottosuolo.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale

La misurazione del sequestro di carbonio, ricordano però i ricercatori, resta tuttora un problema aperto. Le stime, aggiungono, sono realizzate attraverso l’analisi di campioni di suolo prelevati a una profondità limitata. Questa tecnica, tuttavia, presenta un’efficacia ridotta. “Se si effettuano rilievi su 400 ettari, 40 campioni non saranno sufficienti a rappresentare in modo preciso il carbonio del suolo”, spiega Michael Gomez Selvaraj, scienziato e coautore dell’articolo. “Senza contare che nella maggior parte dei casi il carbonio viene misurato a una profondità di soli 40 centimetri circa”.

A offrire una nuova soluzione è però la combinazione tra il telerilevamento e il successivo utilizzo dell’analisi dell’intelligenza artificiale. Grazie a quest’ultima, in particolare, è oggi possibile scansionare ampie aree di terreno per stimare con precisione la presenza di carbonio organico senza alterare il suolo.

Un’agricoltura capace di favorire il sequestro di carbonio

Una misurazione accurata è essenziale per lo sviluppo del carbon farming, ovvero di quelle pratiche agricole che fanno aumentare l’assorbimento e lo stoccaggio dell’elemento. Un aspetto cruciale in uno scenario globale ancora problematico nel quale, ricorda l’articolo, “Le pratiche agricole contribuiscono attualmente all’emissione del 10%-12% circa di gas serra nell’atmosfera, con la lavorazione del terreno in particolare che  accelera il dissesto del suolo e il rilascio di CO2″.

Iniziative come l’impiego di nuove tecnologie e la selezione di piante con radici più profonde, ovviamente, possono essere molto importanti nel favorire la mitigazione climatica. Nella sola Europa, dicono le stime della Commissione UE, il carbon farming dovrebbe garantire un risparmio complessivo di emissioni pari a 42 milioni di tonnellate di anidride carbonica entro il 2030.