28 Dicembre 2023

Dagli scarti della cellulosa nuovi fertilizzanti per il suolo

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Secondo uno studio canadese l’aggiunta di biosolidi ai fertilizzanti convenzionali permette di ridurre le emissioni di gas serra e migliorare la qualità del suolo. Una soluzione circolare che fa bene alle piante e all’ambiente

di Matteo Cavallito

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Gli scarti della lavorazione della pasta di legno possono essere trasformati in fertilizzanti organici capaci di sostituire almeno in parte i loro omologhi tradizionali riducendo così l’impatto ambientale complessivo. Lo sostiene una ricerca dell’Università dell’Alberta. La soluzione circolare individuata dagli scienziati, inoltre, migliorerebbe la salute del suolo e degli alberi.

Secondo Scott Chang, autore principale dello studio e professore presso la Facoltà di Scienze agrarie, biologiche e ambientali dell’ateneo canadese, citato in una nota, i risultati forniscono nuove indicazioni sugli effetti che i biosolidi potrebbero avere se venissero reindirizzati nelle stesse piantagioni di alberi che alimentano l’industria forestale.

Lo studio sui fertilizzanti

L’indagine, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Environmental Management, si è svolta per due anni su un sito sperimentale di 2,4 ettari di pioppi ibridi collocato nel nord dell’Alberta. I ricercatori hanno confrontato gli effetti di tre diverse applicazioni – biosolidi, fertilizzanti convenzionali a base di urea e una combinazione di entrambi – sulle emissioni di anidride carbonica, metano e protossido di azoto dal suolo.

“Abbiamo scoperto che l’aggiunta di biosolidi ha fatto aumentare le emissioni di CO2 e di protossido di azoto (N2O) nel suolo del 21 e del 17%, rispettivamente, mentre l’aggiunta di urea le ha fatte crescere del 30 e dell’83%”, si legge nello studio.

Ma non è tutto. I ricercatori, infatti, hanno constatato con una certa sorpresa come l’impiego congiunto dei due tipi di fertilizzanti non avesse  prodotto un aumento delle emissioni. “L’aggiunta di urea non ha influito sulle emissioni di CO2 nel suolo quando sono stati applicati anche i biosolidi”, ricorda l’indagine.

Il ruolo dei microorganismi

Lo studio ha dimostrato come l’applicazione di biosolidi, sia da sola che con i fertilizzanti convenzionali, si riveli utile per la crescita delle piante nel terreno. L’impiego degli scarti di cellulosa, in particolare, ha fatto crescere i livelli di carbonio organico disciolto e la biomassa microbica capace di decomporre la materia organica. Tutto questo favorisce il rilascio delle sostanze nutritive nel suolo.

Inoltre, evidenzia lo studio, “le emissioni di CO2 e N2O erano associate positivamente alla presenza di carbonio organico disciolto al contrario delle emissioni di metano”.

Queste ultime erano invece “correlate a loro volta negativamente anche con l’azoto inorganico, il fosforo disponibile, la biomassa microbica e l’enzima denitrificante. Inoltre, le emissioni di CO2, metano e protossido di azoto nel suolo erano strettamente legate alla composizione della comunità microbica“.

Fertilizzanti nel mirino

Lo studio assume un significato importante facendo emergere una strategia di mitigazione dell’impatto dell’uso dei fertilizzanti tradizionali nei terreni globali. Nel 2021, il rapporto “Global Assessment of Soil Pollution” della FAO ha evidenziato come nel 2018 i suoli del Pianeta avessero assorbito 109 milioni di tonnellate di fertilizzanti azotati sintetici. Un fenomeno che si affiancava al crescente impiego dei pesticidi (più 75% su scala globale tra il 2000 e il 2017).

I problemi, però, non sono confinati ai terreni. Uno  studio a cura di un gruppo di scienziati dell’Università di Nagoya, in Giappone, ha dimostrato ad esempio come l’azoto proveniente dal suolo contribuisca in modo decisivo alla contaminazione dei corsi d’acqua. E non senza conseguenze. “L’azoto è un nutriente essenziale per le piante e il fitoplancton”, hanno spiegato gli autori. “Ma livelli eccessivi di nitrati possono danneggiare la qualità dell’acqua, causare eutrofizzazione (l’eccessivo arricchimento di nutrienti) e comportare rischi per la salute degli animali e dell’uomo”.