14 Luglio 2023

La bioeconomia italiana vale l’11% della produzione nazionale

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Il centro studi Intesa Sanpaolo: i diversi comparti della bioeconomia danno lavoro a 2 milioni di addetti. Il valore alla produzione pesa oltre 415 miliardi di euro, +16% sull’anno precedente. Determinante, per il risultato, la performance del settore agroalimentare e  l’incremento dei prezzi

di Emanuele Isonio

 

È la fotografia di un mondo che prosegue, anno dopo anno, la propria espansione. Apparentemente senza conoscere soste o frenate: nel 2022 l’insieme delle attività connesse alla bioeconomia in Italia ha generato un valore della produzione pari a 415,3 miliardi di euro e ha dato lavoro a circa due milioni di persone. A confermare l’ottimo stato di salute di questo variegato metasettore è il consueto Rapporto sulla Bioeconomia in Europa – il nono da quando sono iniziati i rilevamenti – realizzato dalla Direzione Studi di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Cluster Spring e Assobiotec, associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie.

Dopo il rimbalzo del 2021, per cui si stima un valore della produzione della bioeconomia pari a 358,2 miliardi di euro, in crescita del 12,1% rispetto al 2020, nel 2022 il trend di sviluppo è proseguito con un incremento dell’output del 15,9%, confermando segnali di vivacità in tutti i comparti del metasettore. Il risultato, sostenuto soprattutto dall’incremento dei prezzi, porta la bioeconomia italiana a pesare l’11% sul totale del valore della produzione, in netto aumento rispetto al 9,9% registrato nel 2019. L’incidenza degli occupati sul totale nazionale è invece pari al 7,8%, in linea con quello degli anni precedenti.

Bioeconomia, un aggregato complesso

Ma, vista la complessità e particolarità della bioeconomia, quali sono i comparti toccati dall’analisi? Il perimetro scelto da Intesa Sanpaolo include sia i settori a monte della catena produttiva (come l’agricoltura, silvicoltura e pesca, l’industria del legno e della carta, l’industria chimica e della gomma-plastica), sia quelli a valle del processo (come l’alimentare, l’abbigliamento, i mobili, la farmaceutica). Sono inoltre considerati la bioenergia e i biocarburanti e il ciclo idrico. In una logica di chiusura del cerchio e di economia circolare, è infine inclusa nell’analisi anche la componente bio-based dei rifiuti: una conferma di come il riciclo e il trattamento degli scarti e delle biomasse siano di grande attualità e interesse, anche per il notevole valore economico.

FONTE: IX Rapporto La Bioeconomia in Italia, Centro Studi Intesa Sanpaolo, 2022.

FONTE: IX Rapporto La Bioeconomia in Italia, Centro Studi Intesa Sanpaolo, 2022.

“La Bioeconomia circolare è un aggregato complesso che comprende l’agricoltura, la silvicoltura, il sistema moda, i bio-prodotti, il legno, la carta, fino ai rifiuti organici, alla bio-energia e alla chimica bio-based” spiega Catia Bastioli, presidente del Cluster SPRING. “Si conferma un meta-settore rilevante per la nostra economia che potrà avere prospettive di rigenerazione ambientale e sociale ben più rilevanti, qualora saremo in grado di riconoscere il suo valore all’interno della legislazione europea sulla transizione ecologica e del PNRR. Fondamentale sarà promuovere l’interconnessione di quelle filiere che hanno già dimostrato di essere in grado di disaccoppiare sviluppo e uso delle risorse, integrando economia ed ecologia in una strategia industriale saggia e sistemica con le radici nei territori, che comprenda spazi anche per l’innovazione partecipata”.

Il contributo della filiera agroalimentare…

Il contributo più rilevante alla crescita del bioeconomia italiana nel 2022 è stato dato dalla filiera agro-alimentare che rappresenta circa il 60% del valore totale del meta-settore, con un output di circa 247 miliardi di euro. Seguono il sistema moda (11,6%, dato dalla somma di tessile, abbigliamento, concia e calzature bio-based) e dal settore della carta e prodotti in carta (7,6%). “L’evoluzione del valore della produzione di ciascun comparto – spiegano gli analisti di Intesa Sanpaolo – deve essere letta tenendo conto della dinamica inflattiva, che ha impattato in maniera differente i diversi settori. I rincari dei prezzi delle materie prime e l’aumento significativo dei prezzi alla produzione che ne è conseguito, hanno condotto, anche in caso di rallentamento dei livelli di attività, ad aumenti del fatturato importanti, soprattutto per alcuni comparti a monte della catena del valore e per il settore della bioenergia”.

Il valore della produzione della bioeconomia nei diversi comparti industriali e peso % sul totale del comparto. FONTE: IX Rapporto La Bioeconomia in Italia, Centro Studi Intesa Sanpaolo, 2022.

Il valore della produzione della bioeconomia nei diversi comparti industriali e peso % sul totale del comparto. FONTE: IX Rapporto La Bioeconomia in Italia, Centro Studi Intesa Sanpaolo, 2022.

…e il caso del comparto tessile

Proprio la performance del comparto tessile-abbigliamento è stata sottolineata nella ricerca 2023 perché la filiera è protagonista di una profonda trasformazione negli ultimi decenni. Il suo valore in Italia ha raggiunto i 63,5 miliardi di euro di fatturato nel 2022, occupando 300mila addetti. Il nostro Paese risulta quindi il nono produttore mondiale per numero di occupati, quinto per valore della produzione e per quota di mercato nei prodotti di fascia alta. L’Italia mantiene una quota di produzione bio-based tra le più elevate nel contesto europeo e risulta quarto esportatore mondiale di fibre, filati e tessuti bio-based. Peraltro, un’inchiesta ad hoc sulle imprese della bioeconomia ha evidenziato come oltre il 40% dei soggetti intervistati nella filiera tessile-abbigliamento dichiara di voler ampliare le proprie produzioni bio-based nei prossimi 3 anni.

“La filiera del tessile presenta infatti un alto potenziale di circolarità che ad oggi risulta solo in parte sfruttato” commenta Gregorio De Felice, Chief Economist and Head of Research di Intesa Sanpaolo. “È dunque opportuno che le best practice già in parte adottate si diffondano ulteriormente, sia fra le aziende sia fra i consumatori. In prospettiva l’attenzione a questi temi diventerà imprescindibile come leva strategica per il nostro tessuto produttivo”.

La traiettoria verso una maggiore sostenibilità e circolarità delle produzioni tessili è peraltro favorita all’introduzione dell’obbligo di raccolta differenziata dei tessuti, già partita in Italia e di prossima applicazione nel resto della Ue. “Si assisterà – spiega la ricerca – a un aumento dei quantitativi di rifiuti da trattare e gestire e ne cambierà anche il mix con l’ampliamento dell’incidenza dei rifiuti di peggiore qualità e privi di valore. In questo contesto la capacità di recuperare materia in una logica fiber to fiber diventerà fondamentale”.

La locomotiva tedesca guida anche la bioeconomia

Le performance fatte registrare in Italia non sono però un unicum in Europa, a dimostrazione che la bioeconomia è destinata a diventare uno dei fattori di competitività di un sistema economico. Anche negli altri Paesi europei considerati nel rapporto (Francia, Germania e Spagna), la bioeconomia ha registrato nel 2022 una sensibile crescita. Nei 4 Paesi, ha generato l’anno scorso un output di circa 1.740 miliardi di euro, occupando oltre 7,6 milioni di persone.

FONTE: IX Rapporto La Bioeconomia in Italia, Centro Studi Intesa Sanpaolo, 2022.

FONTE: IX Rapporto La Bioeconomia in Italia, Centro Studi Intesa Sanpaolo, 2022.

In termini assoluti spicca il valore della bioeconomia tedesca, al primo posto per valore della produzione (583,3 miliardi di euro) e per numero di occupati (2,2 milioni di persone). In termini di output la Francia si posiziona al secondo posto (452 miliardi di euro), seguita da Italia (415,3 miliardi) e Spagna (289,2 miliardi). Il nostro Paese si posiziona al terzo posto per valore della produzione e al secondo per occupazione, seguita da Francia (1,9 milioni) e Spagna (1,6 milioni).

FONTE: IX Rapporto La Bioeconomia in Italia, Centro Studi Intesa Sanpaolo, 2022.