I suoli americani sono ancora pieni di piombo
Per una famiglia su quattro il livello di esposizione al piombo supera la soglia di sicurezza fissata dall’Agenzia per la protezione ambientale. Lo rivela uno studio dell’Indiana University
di Matteo Cavallito
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Circa una famiglia su quattro negli Stati Uniti vive su un terreno che supera la concentrazione massima di piombo fissata come limite di sicurezza dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (EPA). Lo segnala una ricerca dell’Indiana University.
Il problema, in totale, riguarda milioni di abitazioni che si collocano su suoli caratterizzati da una presenza dell’elemento superiore alla soglia di 200 parti per milione (ppm), un limite recentemente dimezzato dagli esperti. Per le famiglie con esposizione da più fonti, l’EPA ha abbassato ulteriormente il tetto massimo di incolumità a quota 100 ppm. Un livello tuttora superato da quasi il 40% delle famiglie americane, sostiene lo studio.
A rischio 29 milioni di famiglie USA
Pubblicata su GeoHealth, una rivista dell’AGU – American Geophysical Union, l’indagine evidenzia ancora una volta i pericoli da contaminazione del piombo, un metallo pesante che può accumularsi nel corpo umano, con effetti tossici. Questo fenomeno, sottolinea una nota della stessa AGU, è storicamente ricaduto sulle comunità a basso reddito che sono state maggiormente esposte a fattori come l’invecchiamento delle tubature dell’acqua, il contatto con vecchie vernici e residui di benzina e l’inquinamento industriale.
Oggi, prosegue la nota, la maggior parte delle esposizioni al piombo proviene da terreni e polveri contaminate, che tali restano anche dopo la rimozione delle infrastrutture che contenevano l’elemento.
Lo studio ha analizzato il database di quasi 16mila campioni di suolo residenziale degli Stati Uniti – raccolti da cortili, giardini, vicoli e altri spazi simili – scoprendo che il 25% di questi superava il nuovo livello di 200 ppm fissato dall’EPA lo scorso gennaio. Parametrando il dato all’intero Paese si arriva a circa 29 milioni di famiglie a rischio.
Il costo della bonifica convenzionale? Fino a 1,2 trilioni di dollari
Due, ricorda lo studio, le pratiche di bonifica disponibili. La prima consiste nella rimozione – il cosiddetto metodo dig and dump (“scava e scarica”) – che, notano gli autori, può richiedere anni. Si tratta del sistema più intuivo ma anche del più costoso: secondo i ricercatori dell’Indiana University, operare in questo modo su tutte le aree residenziali contaminate a livello nazionale costerebbe, stime alla mano, dai 290 ai 1.200 miliardi di dollari.
Gli autori propongono quindi il ricorso a un sistema alternativo: il cosiddetto capping, ovvero la sepoltura del suolo inquinato sotto a un metro circa di terra pulita eventualmente separata da una barriera di tessuto geotecnico.
Il fatto, rilevano, è che il piombo tende ad accumularsi soprattutto “nei primi 10 o 12 pollici (25-30 centimetri, ndr) di terreno”. Per questo il ricorso a questo metodo a una profondità 4 volte maggiore risulterebbe particolarmente efficace. Questa tecnica, si legge nello studio, offrirebbe infatti “benefici immediati potenzialmente in grado di cambiare la vita di coloro che vivono in questi ambienti a una frazione dei costi e della manodopera totale richiesti da un intervento convenzionale di bonifica del suolo”.
L’eredità storica del piombo
La contaminazione da piombo nel suolo americano, dunque, resta un problema evidente legato soprattutto all’irrisolta eredità storica di molte pratiche del passato. Lo scorso anno una ricerca della Duke University di Durham, North Carolina, ha riferito ad esempio come nelle città statunitensi molti terreni urbani che avevano ospitato in passato gli impianti di incenerimento dei rifiuti fossero ancora contaminati, anche a decenni di distanza dalla chiusura delle operazioni.
“Indagini ingegneristiche condotte nel 1941 e nel 1958 suggeriscono che metà delle città statunitensi e canadesi esaminate incenerisse i propri rifiuti solidi”, spiegavano gli autori. “Molti documenti riportano come le ceneri degli impianti venissero successivamente scaricate con scarsa attenzione ai rischi per la salute e per l’ambiente”. Queste, in particolare, venivano a volte coperte da uno strato sottile di terriccio. O addirittura sparse nei parchi, nei cantieri di nuova costruzione o in altri spazi urbani come ammendante del suolo. Con conseguenze che sono visibili anche oggi.

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