30 Giugno 2021

Sardegna, sui terreni di Abbado un progetto contro i rifiuti spiaggiati

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La prima “buona azione” resa possibile dalla donazione del celebre direttore d’orchestra Claudio Abbado del suo terreno nell’isola sarda: un percorso informativo realizzato dagli studenti del liceo Azuni di Sassari e da Legambiente spiega i danni ad ambiente, suolo e mare causati dai rifiuti abbandonati

di Emanuele Isonio

 

Ascolta “Un progetto anti rifiuti nel terreno Abbado in Sardegna” su Spreaker.

Sapete qual è il livello limite di rifiuti fissato in ambito europeo per considerare in buono stato ambientale un’area costiera? 20 rifiuti ogni 100 metri lineari. In Italia, il dato medio è di 783. Il fenomeno, nelle sue dimensioni reali, è probabilmente sottovalutato dall’opinione pubblica. Fare una corretta informazione sul tema è quindi cruciale per cercare di invertire la rotta, coinvolgendo tutti i cittadini. Non è un caso che sia stata dedicata proprio alla sensibilizzazione anti-littering la prima iniziativa realizzata su un terreno decisamente speciale: quello donato da Claudio Abbado, compreso tra le spiagge del Lazzaretto e delle Bombarde, nella costa nord-occidentale della Sardegna. Il celebre direttore d’orchestra voleva salvarlo dalla speculazione e trasformarlo in base per ricerche scientifiche e in veicolo di informazione ambientale per residenti e turisti.

riifuti abbandonati sulle coste italiane

Sulle coste italiane il numero medio di rifiuti abbandonati è quasi 40 volte superiore ai limiti previsti dall’Unione europea. FONTE: Indagine Beach Litter Legambiente, 2021.

Un percorso informativo in italiano, inglese e sardo

Nell’area, grande otto ettari, è stata installata una serie di cartelli informativi disposti in un percorso espositivo: su ciascuno, altrettanti testi elaborati dagli studenti del Liceo Classico Musicale e Coreutico “Azuri” di Sassari in collaborazione con il circolo locale di Legambiente. A fare da filo conduttore dei pannelli il tema della lotta contro l’abbandono dei rifiuti, della salvaguardia del territorio, della tutela degli ecosistemi. I contenuti, oltre che in italiano, sono scritti anche in inglese e in sardo. Significativo il giorno scelto per l’inaugurazione del percorso: il 26 giugno infatti è il giorno di compleanno dell’artista milanese.

“Quando a gennaio abbiamo presentato l’inizio di questa avventura sono emerse due storie, inserite in due binari paralleli che per fortuna si sono sovrapposti: quella di Legambiente e di Claudio Abbado” ha spiegato il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani durante la conferenza stampa. “Sono due storie di lotta contro la cementificazione selvaggia, contro l’incuria nella gestione dei rifiuti, contro lo smaltimento illegale, in favore della biodiversità e della messa a dimora degli alberi. La storia di Legambiente e del maestro Abbado si sono incrociate in questo progetto, che ha l’obiettivo di preservare la bellezza”.

Da Abbado un impegno lungo 30 anni

Il direttore d’orchestra acquistò il terreno del Lazzaretto 30 anni fa dall’Ersat, braccio esecutivo per l’agricoltura della Regione Sardegna. All’epoca era una discarica informale e avrebbe potuto essere destinato alla costruzione di alberghi o altre strutture ricettive. Claudio Abbado, comprando il terreno, si impegnò invece a non realizzare alcuna edificazione immobiliare. Cambiò la destinazione d’uso in terreno agricolo e si dedicò da subito a un grande progetto di bonifica. Da quell’area partirono 7 tir carichi di rifiuti. Al loro posto, l’artista fece collocare 9mila piante, ristabilendo l’ambiente della macchia mediterranea tipica del luogo. Negli anni, il terreno è diventato così un gioiello naturalistico tutelato e protetto per il suo importante valore ambientale, oggi inserito nel Parco regionale naturale di Porto Conte.

La nipote di Abbado: cultura e ricerca per valorizzare questi luoghi

“Porteremo avanti l’intenzione primaria di Claudio: quella di proteggere, tutelare e valorizzare questa terra che è obiettivamente molto bella ma anche un importantissimo ecosistema naturale e corridoio ecologico” ha spiegato Francesca Abbado, nipote dell’artista e membro del Comitato di gestione del terreno. “Per valorizzarla vogliamo sviluppare diverse ricerche interdisciplinari che partiranno dalle analisi delle specificità del terreno contribuendo alle ricerche in atto sui cambiamenti climatici”

Per farlo, il “terreno Abbado” ospiterà le attività del Centro di Ricerca sulla macchia mediterranea (C.Ri.M.M.) che vuole perseguire e divulgare gli obiettivi in linea con gli impegni dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, anche per contrastare l’impatto economico e sociale della pandemia e per rendere l’economia e la società più sostenibile, resiliente e preparata alle sfide della transizione ecologica.