8 Aprile 2024

Microplastiche, così le foreste ci impediscono di respirarle

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Le microplastiche trasportate dall’aria si agganciano alle foglie degli alberi, spiega uno studio giapponese. In questo modo le foreste agiscono da serbatoi limitandone l’assorbimento da parte degli esseri umani

di Matteo Cavallito

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Le foreste potrebbero funzionare come veri e propri serbatoi delle microplastiche trasportate dall’aria. Lo afferma uno studio della Japan Women’s University. L’indagine, in particolare, ha usato una nuova tecnica per misurare i livelli di presenza di questi materiali che aderiscono alle foglie degli alberi gettando luce su un fenomeno tuttora poco noto.

“Le microplastiche trasportate dall’aria sono minuscoli particolati di meno di 0,1 millimetri di diametro che rimangono sospesi nell’atmosfera e si disperdono nell’ambiente”, si legge in una nota diffusa dall’università nipponica. E ancora: “È noto che le foreste accumulano gli inquinanti presenti nell’aria, ma la loro capacità di catturare le microplastiche è stata fin qui scarsamente compresa”.

Lo studio

Nel corso dell’indagine, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Environmental Chemistry Letters, gli autori hanno elaborato un metodo per analizzare i livelli di queste microplastiche sulle superfici delle foglie e comprendere come queste ultime riescano a intrappolarle. Gli esperimenti, condotti in una piccola area vicino a Tokyo, si sono concentrati sulle piante di Quercus serrata, una specie di quercia tipica dei boschi nipponici.

“Le foglie sono state lavate con acqua per ottenere un primo estratto, quindi sottoposte a ultrasuoni per ottenerne un secondo e successivamente trattate una terza volta con l’impiego di idrossido di potassio al 10%”, spiega lo studio. Gli autori hanno quindi usato la spettroscopia infrarossa per identificare e quantificare la concentrazione delle microplastiche.

I risultati, spiegano, “mostrano che il numero medio di microplastiche nelle foglie era di 0,01 pezzi/cm2 nell’estratto di acqua (7,6%), 0,05 pezzi/cm2 in quello realizzato con gli ultrasuoni (38,4%) e 0,07 pezzi/cm2 nella soluzione di idrossido di potassio (53,8%)”. Le scoperte, dunque, “suggeriscono che le foglie delle chiome potrebbero costituire un serbatoio a lungo termine per le microplastiche trasportate dall’aria e non essere solo dei semplici accumulatori temporanei”.

Le chiome intrappolano ogni anno 420mila miliardi di microparticelle

Secondo Akane Miyazaki, ricercatrice e co-autrice dello studio, le microparticelle tenderebbero ad accumularsi “attaccandosi al rivestimento di cera della superficie delle foglie”. Sulla base dei risultati, “stimiamo che le foreste di Quercus serrata del Giappone, che si estendono per circa 32.500 km2, intrappolino nelle loro chiome circa 420 trilioni di microplastiche trasportate dall’aria ogni anno”, afferma la sua collega Natsu Sunaga. “Ciò dimostra che le foreste possono fungere da depositi terrestri per le microplastiche”.

Non si sa come l’accumulo di microplastiche influirà su questi ambienti, notano gli autori, né come questo fenomeno impatterà sulle funzioni ecosistemiche e sulla salute del suolo. Quel che è certo, concludono gli scienziati, è che le foreste e persino gli alberi ai lati delle strade potrebbero ridurre la quantità di plastica assorbita dagli esseri umani.

Stima delle quantità annue di plastica utilizzata nei terreni agricoli mondiali divise per tipologie di prodotto. FONTE: Assessment of Agricultural plastics and their sustainability. FAO, 2021

Stima delle quantità annue di plastica utilizzata nei terreni agricoli mondiali divise per tipologie di prodotto. FONTE: Assessment of Agricultural plastics and their sustainability. FAO, 2021

Il problema delle microplastiche

Il tema della contaminazione delle microplastiche è al centro dell’attenzione da tempo. Molto si è discusso sull’impatto della loro dispersione negli oceani, meno, forse, della loro diffusione nell’aria e nel suolo. Quest’ultimo fenomeno è legato anche al significativo impiego di plastica nelle filiere agricole quantificato in 12,5 milioni di tonnellate di prodotti ogni anno secondo un rapporto redatto nel 2021 dalla FAO che, non a caso, ha raccomandato  la sostituzione dei film di pacciamatura sintetici con esemplari biodegradabili e compostabili.

La stessa agenzia ONU ha stimato che 37,3 milioni di tonnellate di plastica vengano utilizzate negli imballaggi alimentari. I maggiori utilizzatori sono rappresentati dai diversi segmenti della produzione agricola e dell’allevamento, con 10,2 milioni di tonnellate all’anno complessive. A seguire pesca e acquacoltura con 2,1 milioni di tonnellate e silvicoltura con 200mila tonnellate.