Ecco come gli affioramenti rocciosi impattano sul suolo in montagna
Uno studio cinese descrive e misura l’effetto degli affioramenti sul terreno. Questi ultimi creano specifici “hotspots” localizzati in cui le funzioni del suolo vengono potenziate. La dimensione delle rocce amplifica l’effetto
di Matteo Cavallito
Gli affioramenti rocciosi negli ecosistemi montani svolgono un ruolo importante per il suolo e favoriscono la conservazione della biodiversità favorendo il rilascio di nutrienti e potenziando le funzioni del terreno stesso. Lo segnala uno studio dell’Accademia Cinese delle Scienze pubblicato sulla rivista Functional Ecology. “Gli affioramenti rocciosi che derivano da vari processi geologici sono comuni in montagna e hanno un impatto significativo sulle funzioni dell’ecosistema con modalità diverse”, spiega lo studio.
Il ruolo essenziale degli ecosistemi montani
Le montagne, ricordano i ricercatori, coprono quasi un quarto della superficie terrestre e sostengono il 15% circa della popolazione globale offrendo servizi cruciali, dalla fornitura di acqua dolce al mantenimento della biodiversità globale e all’assorbimento del carbonio. Determinante, poi, è l’impatto sul terreno attraverso la loro degradazione naturale. “I processi di erosione sono fondamentali per i cicli biogeochimici degli elementi e influenzano la disponibilità di nutrienti nel suolo”, spiegano.
Un recente studio, ad esempio, “ha dimostrato che il rilascio di azoto derivante dal degrado della roccia è una fonte significativa di questo elemento per gli ecosistemi terrestri, che contribuisce al bilancio dello stesso in una misura compresa tra l’8 e il 26% per l’azoto preindustriale e tra il 6 e il 17% per quello moderno”.
Gli affioramenti più grandi, ovviamente, subiscono un degrado più intenso a fronte di una maggiore superficie esposta e, di conseguenza, rilasciano più minerali e nutrienti, che si accumulano nel suolo favorendo la fertilità e la crescita di piante e microrganismi. Le rocce, insomma, “svolgono un ruolo significativo nel modellare i processi ecologici e le funzioni dei suoli circostanti”. Tuttavia, “i loro effetti sulle funzioni e sui processi dei terreni sono tuttora scarsamente quantificati e i meccanismi che li determinano non sono stati pienamente compresi”.
Lo studio
Per comprendere meglio questi processi gli autori hanno condotto uno studio sul campo nelle regioni montuose della Cina sud-occidentale. Qui hanno selezionato 31 affioramenti rocciosi di varie dimensioni raccogliendo campioni di lettiera vegetale e di suolo a diverse distanze: 0-20 cm e 20-50 cm. I ricercatori hanno valutato le funzioni del terreno sotto cinque aspetti: apporto di nutrienti, efficienza della crescita microbica, decomposizione della materia organica del suolo, ciclo dei nutrienti e simbiosi pianta-microbo.
Secondo lo studio, le funzioni del suolo si evidenziano in modo più netto in prossimità degli affioramenti rocciosi che, catturando la polvere, l’acqua piovana e la lettiera nonché l’azoto e il fosforo provenienti dalla deposizione atmosferica, creano condizioni particolarmente favorevoli nell’interazione tra rocce, suolo, microrganismi e piante. Al contrario, “le rocce più piccole apportano meno risorse, mentre quelle troppo grandi limitano l’accumulo di nutrienti e di materia organica”.
Decisive distanza e dimensione degli affioramenti
“I nostri risultati suggeriscono che la multifunzionalità del suolo e l’efficienza della crescita microbica sono significativamente maggiori a distanze ravvicinate (0-20 cm) – dal 17% al 24% in più – rispetto a quelle più ampie (20-50 cm)”. Importante anche il fattore della dimensione: “La multifunzionalità intorno a rocce di medie dimensioni (2-4 metri) supera del 40-60% quella intorno a rocce più piccole (non più di un metro)”.
Infine, “un’ulteriore analisi ha mostrato che il calcio scambiato e il carbonio organico del suolo sono le variabili intermedie più importanti in questo processo”.
Lo studio, insomma, ha dimostrato come gli affioramenti rocciosi creino specifici “hotspots” dove le funzioni del suolo si potenziano. In futuro, concludono i ricercatori, “le indagini e i modelli delle funzioni degli ecosistemi montani dovranno quindi includere fattori come le dimensioni delle rocce e la distanza da esse per migliorare l’affidabilità della ricerca”.

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