Clima, “quasi inevitabile superare +1,5 °C. E anche i suoli sono in prima linea”
Un nuovo rapporto UNEP avverte: il riscaldamento globale oltrepasserà a breve la soglia fissata dall’Accordo di Parigi sul clima. Agricoltura, fertilità dei terreni e capacità degli ecosistemi di immagazzinare carbonio saranno sempre più sotto pressione
di Emanuele Isonio
Superare la soglia di 1,5 °C di riscaldamento globale appare ormai quasi inevitabile. Ma quanto il Pianeta andrà oltre questo limite e, soprattutto, per quanto tempo vi resterà farà un’enorme differenza per gli ecosistemi e le società umane. È il messaggio centrale di “Limiting Overshoot – Navigating exceedance of 1.5°C and pathways towards return”, il nuovo rapporto dell’UN Environment Programme (UNEP).
L’importanza di avere uno sforamento il più breve possibile
Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, l’aumento della temperatura media globale è destinato a oltrepassare 1,5 °C rispetto all’era preindustriale probabilmente già nei prossimi anni. Persino lo scenario più ottimistico, che presuppone la piena attuazione degli attuali impegni climatici nazionali e degli obiettivi net zero, porterebbe a un picco di circa 1,8 °C. Altri scenari indicano valori superiori ai 2 °C.
È qui che entra in gioco il concetto di overshoot: un superamento temporaneo della soglia di 1,5 °C, seguito da un picco e, successivamente, da una riduzione delle temperature. L’obiettivo indicato dall’UNEP è rendere questo periodo il più breve e contenuto possibile, attraverso forti riduzioni delle emissioni, adattamento e, nel lungo periodo, emissioni nette negative.
Ogni frazione di grado evitata e ogni anno in meno trascorso sopra 1,5 °C di aumento, sottolinea il rapporto, riducono infatti rischi e danni e la probabilità di oltrepassare soglie irreversibili.

Decenni di interventi insufficienti ci hanno intrappolati in tre sfide concomitanti che ostacolano il contenimento del superamento della soglia di temperatura, rendendo necessario un intervento immediato. FONTE: UNEP 2026, Limiting Overshoot: Navigating exceedance of 1.5°C and pathways towards return
Ecosistemi e agricoltura sotto pressione
Le conseguenze riguardano direttamente anche il suolo. Il rapporto ricorda che il benessere umano dipende da servizi ecosistemici fondamentali quali regolazione dell’acqua, impollinazione e fertilità dei suoli. L’aumento delle temperature, insieme a siccità, incendi ed eventi estremi più intensi, rischia di indebolire proprio gli ecosistemi dai quali dipendono questi servizi.
L’agricoltura è uno dei settori maggiormente esposti. Senza efficaci misure di adattamento, le proiezioni citate dall’UNEP indicano una possibile riduzione fino al 14% della produzione alimentare globale entro il 2050. Il caldo estremo rappresenta già una minaccia per colture, allevamenti, pesca e foreste, mentre un ulteriore aumento di appena 0,5 °C ridurrebbe la produttività delle colture nella maggior parte delle regioni.
Ma c’è un elemento ulteriore che rende il quadro più complesso. Tornare in futuro a temperature più basse non significherà automaticamente riportare gli ecosistemi alla situazione precedente. Alcuni cambiamenti possono persistere per decenni o diventare irreversibili. Lo stesso vale per i sistemi agricoli: pratiche e colture adattate a condizioni più calde potrebbero dover essere nuovamente modificate durante un’eventuale fase di raffreddamento. L’UNEP parla quindi di rischi potenzialmente persistenti per i terreni agricoli anche all’interno di uno scenario nel quale il Pianeta riesca infine a tornare verso 1,5 °C.

Dinamiche reversibili, parzialmente reversibili e irreversibili delle componenti del sistema Terra in condizioni di futuro arretramento del riscaldamento globale. UNEP 2026, Limiting Overshoot: Navigating exceedance of 1.5°C and pathways towards return
Il suolo può aiutare a rimuovere CO₂. Ma non è una risorsa infinita
Il rapporto assegna un ruolo importante alla Carbon Dioxide Removal (CDR), cioè alla rimozione della CO₂ già presente nell’atmosfera. Non un’alternativa al taglio delle emissioni, precisa l’UNEP, ma uno strumento aggiuntivo che diventerà necessario per ottenere emissioni nette negative e favorire una futura diminuzione delle temperature.
Tra le forme convenzionali di CDR figurano il ripristino degli ecosistemi, l’afforestazione e proprio il sequestro del carbonio nel suolo. A queste si aggiungono tecniche più innovative come biochar, BECCS – bioenergia associata alla cattura e stoccaggio della CO₂ – e enhanced weathering. Le soluzioni basate sugli ecosistemi possono inoltre produrre benefici per biodiversità e comunità locali, se applicate secondo rigorosi criteri di sostenibilità.
Ma il messaggio dell’UNEP è anche un invito alla cautela. Lo stoccaggio di carbonio negli ecosistemi terrestri, compreso quello nei suoli, è soggetto al rischio di reversal: incendi, siccità e altri disturbi aggravati dal cambiamento climatico possono infatti liberare nuovamente parte del carbonio accumulato. Inoltre, la disponibilità di terra e acqua pone limiti fisici all’espansione delle strategie di rimozione della CO₂.
Un equilibrio delicato
Riforestazione e colture destinate alla bioenergia, se realizzate su scala eccessiva o nei luoghi sbagliati, possono entrare in competizione con i terreni agricoli, mettere sotto pressione le risorse idriche e compromettere biodiversità e sicurezza alimentare. Per questo il rapporto insiste sulla necessità di integrare gli obiettivi climatici con la produttività agricola e di privilegiare, dove possibile, strategie a ridotta impronta territoriale.
La conclusione è netta: non esiste una scorciatoia naturale capace di compensare emissioni elevate.
Persino aumentando fortemente la capacità di assorbimento degli ecosistemi, la rimozione della CO₂ potrebbe far diminuire la temperatura globale soltanto di alcuni decimi di grado nel corso di questo secolo.
Proteggere e ripristinare suoli ed ecosistemi resta dunque essenziale, sia per conservarne la capacità di assorbire carbonio sia per rendere agricoltura e territori più resilienti agli impatti climatici. Ma la loro efficacia dipenderà anche da quanto rapidamente verranno ridotte le emissioni. Perché, come sintetizza l’UNEP, ogni frazione di grado conta: più basso sarà il picco delle temperature e più breve l’overshoot, maggiori saranno le possibilità di conservare ecosistemi funzionanti e suoli capaci di continuare a fornire i loro servizi fondamentali.


Mokkie/Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0
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