8 Settembre 2025

Azoto: per gli obiettivi UE il taglio dei fertilizzanti non basterà

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Uno studio dell’UFZ di Lipsia rivela come la riduzione del 20% nell’impiego dei fertilizzanti a base di azoto produrrà un calo relativamente modesto della dispersione di nutrienti nel suolo. Determinanti le specificità dei sistemi agricoli regionali

di Matteo Cavallito

Il taglio del 20% nell’impiego dei fertilizzanti chimici raccomandato dall’Unione Europea non sarebbe sufficiente per raggiungere l’obiettivo fissato dal Green Deal di dimezzare le perdite di nutrienti entro il 2030. Lo afferma uno studio del Centro Helmholtz per la ricerca ambientale (UFZ) di Lipsia pubblicato sulla rivista Nature Food. Secondo gli autori, nel Vecchio Continente la dispersione di azoto – un elemento essenziale per il suolo la cui eccessiva diffusione provoca però danni all’ambiente – sarebbe tuttora eccessiva nonostante la diminuzione registrata nel XXI secolo a seguito delle regolamentazioni più stringenti in materia.

L’impatto dei fertilizzanti varia da regione a regione

Per comprendere meglio la situazione, i ricercatori tedeschi hanno analizzato l’eccedenza annuale di azoto in Europa tra il 1850 e il 2019 evidenziando come l’impatto della regolamentazione risulti molto variabile a seconda delle caratteristiche del sistema agricolo locale. Un aspetto che le indagini fin qui condotte non sembrano aver preso adeguatamente in considerazione. “In passato, altri studi hanno valutato la possibilità di raggiungere gli obiettivi stimando i bilanci dell’azoto e le potenziali riduzioni delle perdite in alcuni scenari futuri“, si legge nella ricerca. ”Sebbene approfondite, tuttavia, queste ricerche si sono spesso concentrate sul dato aggregato a livello UE e non hanno tenuto pienamente conto della variabilità regionale del fenomeno”.

Il fatto, hanno spiegato gli autori, è che elementi come la tecnologia, l’uso del suolo e le diverse pratiche di gestione si rivelano aspetti decisivi.

Per questo, affermano gli autori, la riduzione dei fertilizzanti può avere un impatto positivo rilevante “in Paesi come Germania, Francia e Polonia, dove questi ultimi sono ampiamente impiegati per la produzione agricola“. Per contro, ”le aree con un’alta densità di bestiame, come il Galles e i Paesi Bassi, potrebbero trarre maggiori benefici dalla riduzione dell’uso di letame”. Come valutare, dunque, l’efficacia della strategia UE alla luce di queste variabili?

L'eccedenza di azoto in Europa, suddivisa in quattro categorie. Le regioni in arancione (C1) sono dominate dagli apporti di azoto provenienti dal letame animale, mentre le aree blu (C2) dipendono fortemente dai fertilizzanti sintetici. Le regioni viola (C3) riflettono una combinazione moderata di letame e fertilizzanti, mentre le aree gialle (C4) rappresentano paesaggi più naturali con apporti agricoli minimi. Masooma Batool/UFZ, press release

L’eccedenza di azoto in Europa, suddivisa in quattro categorie. Le regioni in arancione (C1) sono dominate dagli apporti di azoto provenienti dal letame animale, mentre le aree blu (C2) dipendono fortemente dai fertilizzanti sintetici. Le regioni viola (C3) riflettono una combinazione moderata di letame e fertilizzanti, mentre le aree gialle (C4) rappresentano paesaggi più naturali con apporti agricoli minimi. Masooma Batool/UFZ, press release

Quattro categorie

Per rispondere a questa domanda, lo studio ha suggerito innanzitutto di adottare una nuova classificazione. Le nazioni europee sono state quindi divise in quattro categorie:

  • “Letame”, propria di quelle ad alta densità di bestiame come i Paesi Bassi e la Danimarca;
  • “Fertilizzanti sintetici”, che include quelle dell’Europa centrale come la Germania e la Francia, dove si utilizza più fertilizzante minerale che concime animale;
  • “Uso moderato di letame e fertilizzanti sintetici”, situazione tipica di molti Paesi dell’Europa orientale e del Mediterraneo;
  • “Paesaggi naturali”, categoria che interessa le nazioni del Nord Europa come la Norvegia, la Svezia e la Finlandia, dove vengono utilizzati meno input – minerali o animali che siano – rispetto alla media continentale.

In seguito, i ricercatori hanno sviluppato scenari futuri per le quattro categorie regionali basandosi sulle eccedenze di azoto per il periodo 2015-2019, sugli obiettivi di riduzione suggeriti dalla FAO e su quelli fissati dal Green Deal.

L’azoto nei suoli si ridurrà al massimo del 16%

Secondo i ricercatori, se tutti gli Stati membri tagliassero del 20% l’uso di fertilizzanti minerali, l’eccedenza di azoto nei suoli si ridurrebbe in una misura compresa tra il 10 e il 16%. Nella migliore delle ipotesi, in altre parole, il risultato raggiunto sarebbe pari a meno di un terzo di quello stabilito (meno 50% di dispersione rispetto ai livelli attuali calcolati sui valori medi del periodo 2015-19).

A conti fatti, spiega Andreas Musolff, idrogeologo dell’UFZ e coautore della ricerca, soltanto “cinque Paesi – Svezia, Danimarca, Lettonia, Lituania e Repubblica Ceca – riuscirebbero a dimezzare il loro surplus di azoto in questo scenario”.

L’obiettivo UE, afferma infine lo studio, non potrebbe essere centrato nemmeno realizzando lo sforzo più ambizioso suggerito dalla FAO, che prevede una riduzione del 43% dei fertilizzanti sintetici e del 4% del letame animale, combinata con tecnologie moderne e misure di gestione. Il raggiungimento di quel traguardo, conclude lo studio, ridurrebbe infatti l’eccedenza di azoto del 30-45%. In considerazione di questi scenari è quindi necessario tenere conto delle molte variabili in gioco per sviluppare strategie adeguate e raggiungere gli obiettivi ambientali.