4 Agosto 2025

La FAO lancia l’Osservatorio globale sulla biodiversità del suolo

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Via al progetto dell’organizzazione ONU per espandere la capacità di misurazione del fenomeno e fornire una base scientifica alle iniziative di protezione della biodiversità e di utilizzo sostenibile del terreno

di Matteo Cavallito

 

Misurare, monitorare e proteggere la biodiversità del suolo a livello mondiale. Sono questi gli obiettivi del nuovo Global Soil Biodiversity Observatory (GLOSOB), un’iniziativa creata dalla FAO che vuole essere un punto di riferimento per la collaborazione scientifica e la definizione delle politiche di tutela. Il programma nasce sulla spinta dei risultati della XV Conferenza ONU sulla Biodiversità di Montreal (COP 15) del 2022 che, nell’occasione, aveva fissato “una nuova serie di obiettivi fino al 2030 per arrestare e invertire la perdita di natura”.

Un nuovo approccio

GLOSOB, spiegano i promotori, punta a superare i limiti delle piattaforme già esistenti che scontano la mancanza di una standardizzazione nei protocolli di monitoraggio e, con essa, di strategie concrete per integrare la biodiversità del suolo nelle politiche nazionali. “Le iniziative attuali operano spesso come reti dal basso verso l’alto (l’approccio bottom-up), coordinando i ricercatori e collegando progetti in corso al fine di standardizzare e armonizzare le misurazioni della biodiversità del suolo in diversi ecosistemi”, si legge in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Ecology & Evolution.

Al contrario, GLOSOB adotta un approccio dall’alto verso il basso (top-down), identificando gli hotspot di biodiversità del suolo e le aree chiave per il monitoraggio, il che garantisce una raccolta di dati strategica e rappresentativa a livello globale sulla biodiversità del suolo.

Coinvolgendo le istituzioni e i ricercatori dei diversi Paesi, l’Osservatorio assumerà così un ruolo chiave per il monitoraggio del fenomeno, fornendo inoltre una base scientifica alle iniziative di protezione della biodiversità e di utilizzo sostenibile del suolo. “Il quadro d’azione guidato a livello nazionale garantirà che le osservazioni sulla biodiversità del suolo siano coordinate e orientate dalle esigenze delle politiche pubbliche e consentano inoltre la previsione dei cambiamenti nella biodiversità fornendo opzioni politiche per orientare le azioni”, prosegue l’articolo.

Obiettivo: espandere la capacità di misurazione nel suolo

Al centro dell’iniziativa c’è la definizione di indicatori standard noti come EBVs, o Essential Biodiversity Variables, utilizzabili da tutti i Paesi. A oggi, la Convenzione sulla diversità biologica (CBD), il trattato internazionale adottato nel 1992 e tuttora punto di riferimento per le iniziative sul tema, riconosce in questo senso solo due elementi chiave: l’indice di agrobiodiversità e la variazione delle scorte di carbonio organico.

“Questi, tuttavia, offrono solo una valutazione limitata e non tengono conto della complessità del suolo e delle interazioni metaboliche che regolano i cicli biogeochimici e le altre funzioni ecosistemiche”, sottolinea l’articolo.

In alternativa, GLOSOB propone lo sviluppo di un sistema a tre livelli per misurare una gamma più ampia di EBVs che includa, ad esempio, lo studio degli organismi del suolo – tra cui nematodi, artropodi, batteri e funghi – e le loro funzioni ecologiche. In questo modo sarà possibile espandere la capacità di misurazione delle proprietà chimiche ed enzimatiche del suolo ma anche di componenti più complessi come i cicli nutritivi e la diversità microbica tramite il sequenziamento metagenomico.

“Un collegamento essenziale tra la ricerca e la governance della biodiversità”

La fase operativa di GLOSOB, in particolare, “include la raccolta dei campioni, la misurazione delle EBVs, la registrazione dei dati in un database condivisibile, l’attuazione di pratiche di conservazione della biodiversità del suolo e il potenziamento delle capacità per passare al livello successivo”. Toccherà quindi ai singoli Paesi – con il contributo di ricercatori accademici, organizzazioni non governative, comunità indigene e funzionari governativi – gestire le fasi successive. Queste, spiegano i promotori, includono “la valutazione delle capacità nazionali, l’individuazione dei siti di monitoraggio – tra cui suoli agricoli, naturali e urbani – e l’allocazione delle risorse”.

La fase finale, invece, consisterà nella “interpretazione dei dati di biodiversità del suolo raccolti da GLOSOB per fornire rapporti e aggiornamenti ai Paesi coinvolti e offrire ai decisori politici le informazioni necessarie per promuovere pratiche sostenibili”.

Il progetto, concludono gli autori, “rappresenta un passo fondamentale nell’affrontare le sfide globali legate alla biodiversità del suolo e alla salute degli ecosistemi”. Esso inoltre punta ad armonizzare i molteplici contributi scientifici. In questo modo, “GLOSOB rafforza la capacità dei Paesi di monitorare, riferire e attuare pratiche di conservazione della biodiversità del suolo, diventando così un collegamento essenziale tra le reti di ricerca e la governance globale della biodiversità”.