26 Maggio 2025

Le pratiche ancestrali riducono il rischio incendi nelle foreste

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Uno studio americano svela le potenzialità dei metodi tradizionali dei popoli indigeni: la raccolta selettiva e il diradamento possono prevenire gli incendi riducendo le emissioni

di Matteo Cavallito

 

La raccolta fisica del legname morto, combinata a pratiche forestali sostenibili come il diradamento, permetterebbe di limitare il rischio incendi affermandosi, inoltre, come un’alternativa efficace alla sola combustione dei residui. Tale strategia, che chiama in causa metodi tradizionali in uso in America per molti secoli, contribuisce anche ad abbassare le emissioni di CO2. A sostenerlo è un nuovo studio condotto dalla Florida Atlantic University (FAU) nei boschi dell’ovest degli Stati Uniti e pubblicato sul Journal of Environmental Management.

Gli autori, in particolare, hanno osservato come questo approccio promuova la salute delle foreste, migliori la qualità dell’aria e contribuisca alla lotta contro il cambiamento climatico, migliorando la capacità dei boschi di immagazzinare carbonio.

Le pratiche in uso comportano rischi significativi

Nel tempo, ricordano gli autori, la soppressione sistematica degli incendi naturali, unita a siccità e riscaldamento globale, ha provocato un accumulo anomalo di rami secchi, aghi e foglie, alimentando incendi sempre più distruttivi. I metodi attualmente utilizzati per ridurre questo materiale combustibile includono roghi controllati, diradamenti e combustione di cataste.

Oggi, tuttavia, la loro efficacia non solo nella prevenzione delle fiamme ma anche nel ripristino delle funzioni ecosistemiche – incluso il sequestro di carbonio – “è messa sempre più in discussione nel contesto del riscaldamento globale e dell’aumento del rischio di incendi estremi nell’interfaccia tra città e terre naturali”.

I roghi controllati, infatti, comportano rischi significativi. In primo luogo possono sfuggire al controllo, inoltre possono peggiorare la qualità dell’aria e causare problemi respiratori e perdite economiche. Allo stesso tempo, poi, il degrado delle foreste dovuto alle fiamme e al disboscamento riduce la loro capacità di assorbire il carbonio. Che fare, dunque? Una risposta, sostengono i ricercatori, sarebbe offerta oggi dal recupero delle pratiche tradizionali.

Meno incendi e meno emissioni

Lo studio, infatti, ha preso in esame alcuni metodi ancestrali dei popoli indigeni che, per secoli, hanno gestito i boschi con interventi a basso impatto e la raccolta selettiva di materiali. In questa ottica, gli autori hanno simulato otto scenari di gestione forestale nei boschi della Sierra Nevada, negli USA, valutando l’impatto di queste strategie che includono il diradamento, la combustione controllata e la rimozione fisica dei residui vegetali. I risultati mostrano che la combinazione di raccolta del legname morto e diradamento riduce significativamente i rischi di incendi gravi, come quelli che raggiungono le chiome degli alberi.

Essa, inoltre, abbassa le emissioni di carbonio e consente il recupero del materiale sotto forma di biochar, un carbone vegetale utile per lo stoccaggio dell’elemento e il miglioramento della qualità del suolo.

“Le alternative di gestione forestale che prevedono una combinazione di trattamenti di riduzione del combustibile come la bruciatura, il diradamento e la raccolta o la combinazione di queste ultime due”, si legge nello studio, “sono risultate efficaci in termini di riduzione della probabilità di incendi e dei livelli di rischio dei roghi e di diminuzione del potenziale di bruciatura delle chiome e della superficie basale degli alberi”. La combinazione raccolta-diradamento, in particolare, “ha dato luogo alle maggiori opportunità di sequestro di carbonio attraverso la conversione del materiale in biochar”.

Cresce anche la capacità di sequestro del carbonio

Secondo gli autori questa strategia ha il potenziale di generare crediti di carbonio, offrendo quindi ulteriori benefici economici. Anche se nel lungo periodo le pratiche tradizionali di combustione possono emettere più CO2 rispetto a un singolo incendio non gestito, infatti, è pur vero che la trasformazione del materiale morto in biochar permette di aumentare la capacità di sequestro del carbonio, contribuendo a mitigare l’impatto sulla salute e sull’ambiente.

In ogni caso, concludono gli studiosi, “una ricerca a più lungo termine, sia attraverso modelli di simulazione che con esperimenti sul campo, sarà utile per testare l’efficacia del metodo nel tempo con trattamenti ripetuti e in più tipi di foreste e il suo potenziale nel ripristinare i regimi storici di incendi boschivi in foreste sane e resilienti”.