Il Canada ha un problema sempre più grave con gli incendi
L’esperto dell’Università di Ottawa: gli incendi nel Paese non sono più un semplice fenomeno stagionale. La siccità amplifica il ruolo di tutti gli altri fattori coinvolti
di Matteo Cavallito
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In Canada i fattori climatici stanno facendo crescere l’intensità e la frequenza degli incendi che, ormai, hanno cessato di essere un semplice fenomeno stagionale. Lo sostiene Hossein Bonakdari, professore dell’Università di Ottawa, in un articolo pubblicato su The Conversation. “La stagione degli incendi boschivi in Canada va storicamente dalla fine di aprile ad agosto, con roghi più dannosi che si collocano tipicamente a giugno e luglio”, scrive il docente. “Negli ultimi anni, tuttavia, abbiamo assistito a un cambiamento significativo del periodo di diffusione”.
Ad esempio, prosegue, “nel 2024, la stagione degli incendi nell’Alberta è iniziata a febbraio a causa delle condizioni calde e secche della provincia. Nello stesso anno, il Québec ha registrato a metà marzo il quarto incendio più precoce dal 1973. Poco dopo, la Columbia Britannica ha sperimentato i primi incendi dell’anno”. E niente di tutto questo, ovviamente, accade per caso.
La siccità favorisce gli incendi
Tre, spiega Bonakdari, sono gli elementi che favoriscono gli incendi: la vegetazione che funge da carburante, l’innesco naturale o umano e le condizioni favorevoli come il clima caldo e secco e la presenza di vento. A giocare un ruolo decisivo è però la siccità, un fenomeno che finisce per esasperare l’impatto degli altri fattori.
“La siccità non si limita ad asciugare la vegetazione – fornendo così più combustibile agli incendi – ma prolunga anche il tempo caldo, secco e ventoso”, scrive. “In questo modo si crea un ambiente ad alto rischio per l’innesco e la diffusione dei roghi”.
I numeri, del resto, sono evidenti. In Canada nel 2024 la carenza idrica ha colpito il 43% del territorio e il 35% delle terre agricole. Le aree con bassa umidità del suolo hanno sperimentato, inevitabilmente, un aumento degli incendi.
Le zone d’interfaccia sono un fattore di rischio
La siccità, inoltre, si combina con un altro fattore: la presenza delle cosiddette zone di interfaccia che, secondo l’autore, avrebbero contribuito ad accrescere la gravità dei più recenti incendi in California (29 vittime, danni per oltre 250 miliardi di dollari). “Quelle di transizione tra natura e ambiente urbano sono aree in cui la vegetazione non sviluppata incontra l’insediamento umano. Si crea così una zona ad alto rischio in cui si combinano piante e strutture infiammabili, il che aumenta la possibilità che gli incendi si propaghino dalle zone selvatiche alle aree abitate”.
E il grande vicino del nord, dove si registra da tempo un’espansione di queste zone, non fa certo eccezione, con un aumento del rischio fiamme in prossimità delle grandi città.
“Nel Paese, la zona di interfaccia si sta espandendo rapidamente a causa della crescita demografica dei maggiori centri urbani”, prosegue l’autore. “Ma questo sta esponendo sempre più persone al rischio di incendi. I recenti e gravi roghi degli Stati Uniti che hanno colpito le aree di transizione in California rappresentano un chiaro avvertimento per il Canada ed evidenziano l’urgente necessità di affrontare i rischi associati al fenomeno”.
Necessario prevenire il fenomeno
L’anticipo della stagione degli incendi registrato nel 2024 fa seguito alle catastrofi dell’anno precedente quando il Canada ha dovuto fare i conti con oltre 18,4 milioni di ettari di foreste bruciate e circa 232.000 evacuati in diverse province. Notevole, ovviamente, l’impatto climatico: le fiamme hanno infatti prodotto più di tre volte le emissioni di CO2 del settore nazionale dei trasporti. Inevitabile, insomma, pensare alla necessità di prevenire e mitigare il fenomeno in futuro.
L’autore, in particolare, suggerisce il ricorso a un indicatore noto come indice di area fogliare (LAI) che misura la densità della vegetazione che, a sua volta, è correlata a una maggiore vulnerabilità agli incendi.
Necessario, inoltre, tenere conto del rischio fiamme nella definizione delle politiche di sviluppo urbano che, in Canada, prevedono la costruzione di quasi 3,9 milioni di nuovi alloggi entro il 2031. “Individuando le regioni canadesi più vulnerabili, è possibile attuare strategie mirate di prevenzione per mitigare i rischi e migliorare la resilienza delle comunità di fronte all’intensificarsi della minaccia”, conclude il docente. “Le strategie includono la riduzione della vegetazione secca, la realizzazione di roghi controllati e la costruzione di infrastrutture resistenti agli incendi”.

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