Cresce la dispersione delle microplastiche in Europa: a rischio l’obiettivo 2030
Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, tra il 2016 e il 2022 la diffusione di microplastiche è aumentata in una misura compresa tra il 7,5 e l’8,6%. “Improbabile” l’auspicata riduzione del 30% entro fine decennio
di Matteo Cavallito
Negli ultimi anni, nella UE, la dispersione delle microplastiche nell’ambiente è aumentata in modo evidente delineando così una tendenza che sembra mettere a rischio il raggiungimento degli obiettivi di riduzione fissati per il 2030. È questa la principale conclusione dell’ultimo rapporto dello European Environment Information and Observation Network (Eionet) dell’Agenzia europea dell’ambiente che ha preso in esame le diverse fonti di contaminazione, tra cui l’abrasione degli pneumatici, il pellet e le vernici.
Gli autori, in particolare, hanno sviluppato analisi qualitative e quantitative basate su dati provenienti da Eurostat e da rapporti settoriali. Evidenziando un quadro non certo rassicurante di un fenomeno pericoloso che impatta sul terreno e le acque con danni evidenti per la salute umana.
Lo studio
Lo studio ha esaminato i progressi nella direzione del traguardo fissato dallo Zero Pollution Action Plan (ZPAP) dell’Unione Europea, che prevede una riduzione del 30% del rilascio di microplastiche nell’ambiente entro la fine del decennio. La difficoltà nel monitoraggio costante e nell’adozione di metodi analitici armonizzati, hanno spiegato gli autori, ha reso necessaria la definizione di un nuovo indicatore capace di descrivere il fenomeno nel suo complesso tenendo conto di diverse fonti.
Realizzato attraverso l’analisi dei dati disponibili e considerando differenti criteri come la copertura geografica, il nuovo indicatore semplificato ha evidenziato un aumento continuo delle emissioni.
Studi recenti, come il Rapporto di Valutazione d’Impatto pubblicato nel 2023 dalla Commissione Europea, ricorda ancora la ricerca, indicano che l’abrasione degli pneumatici e le perdite di pellet sono le fonti principali di inquinamento da microplastiche. Poiché le metodologie utilizzate nei vari studi differiscono tra loro, tuttavia, i risultati vanno interpretati con cautela.
Gomme e vernici sono le principali fonti di inquinamento
Gli autori hanno analizzato quattro diversi studi: tre di essi, spiegano, utilizzano metodologie simili per identificare le fonti potenziali di rilascio accidentale di microplastiche e stimare le loro emissioni basandosi su studi settoriali specifici. il quarto, un’analisi pubblicata nel 2022 a cura dell’Organizzazione olandese per la ricerca scientifica applicata (TNO) ha adottato invece la cosiddetta metodologia dell’Analisi del Flusso dei Materiali (MFA), che valuta il destino ambientale di alcuni prodotti lungo il loro ciclo di vita. I diversi metodi utilizzati hanno portato all’identificazione di fonti significativamente differenti.
I ricercatori, in ogni caso, hanno potuto realizzare una mappa semplificata delle fonti evidenziando, per ciascuna di esse, il loro contributo in termini percentuali alla dispersione complessiva nell’ambiente.
Pur in una misura variabile a secondo dei diversi studi, le gomme dei veicoli sono risultate la principale fonte di diffusione delle microplastiche con un contributo compreso tra il 36 e il 64% del totale. A seguire le vernici (dal 6 al 46% a seconda degli studi), gli imballaggi (29%), l’erba artificiale (dal 6 al 17%) e i pellet (dal 3 all’11%). Quanto all’agricoltura, spiegano, “Pur considerandola una fonte importante di contaminazione, non è stato possibile valutarla in assenza di dati utili per lo sviluppo di un indicatore”.

Anche se le stime sul loro contributo complessivo al fenomeno variano notevolmente, pneumatici, pellet, imballaggi, vernici, erba artificiale e materiali per uso agricolo sono le principali fonti di inquinamento da microplastiche in Europa. Fonte: Boucard, P., Denize, C. & Aydin, M., “Microplastic releases in the European Union (Eionet Report – ETC HE 2024/15)”. European Topic Centre on Human Health and the Environment, 2024 Attribution 4.0 International CC BY 4.0 Deed
La dispersione di microplastiche potrebbe essere cresciuta di oltre l’8%
I risultati sono eloquenti. Tra il 2016 e il 2022 il rilascio di microplastiche è aumentato infatti in una misura significativa. “Sulla base dei dati Eurostat e delle relazioni settoriali, il rapporto definisce un indicatore composito che mostra un aumento del rilascio compreso tra il 7,5 e l’8,6% nel periodo in esame”, spiegano gli autori. “Gli indicatori relativi all’abrasione degli pneumatici segnano un aumento del 12,3%, quelli riguardanti i pellet di plastica del 7% e quelli relativi alle vernici del 5%”.
Nonostante le incertezze che caratterizzano le stime, proseguono, “i risultati suggeriscono che dal 2016 a oggi il rilascio di microplastiche non è diminuito, confermando così l’importanza delle iniziative europee più recenti o successive pensate per ridurre il fenomeno”.
Questi recenti provvedimenti normativi, come la regolamentazione REACH (Registration, evaluation, authorisation and restriction of chemicals) e il regolamento Euro 7, che stabilisce limiti per le emissioni di particelle derivanti dall’abrasione degli pneumatici sono certamente significativi. Ma i loro risultati, affermano gli autori, saranno visibili solo nei prossimi anni. I dati emersi dallo studio, in ogni caso, “lasciano pensare che difficilmente l’UE riuscirà a centrare l’obiettivo di una riduzione del 30% delle microplastiche entro la fine del decennio”, concludono.

Marco Verch CC-BY 2.0
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