22 Novembre 2024

Il pH del suolo dietro al fungo patogeno della colza

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Secondo una ricerca canadese sono soprattutto i terreni alcalini a favorire la crescita del fungo che danneggia i tessuti della pianta interferendo con l’assorbimento di acqua e nutrienti

di Matteo Cavallito

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Il livello di acidità o di alcalinità del suolo potrebbe avere un ruolo determinante nella crescita di un fungo patogeno, il Verticillium longisporum, che sta colpendo le colture di colza del Canada occidentale. Lo suggeriscono i risultati di una ricerca dell’Università dell’Alberta. L’indagine – la prima a valutare come questi fattori influiscano sull’infezione – mostra come il microorganismo, che causa una malattia chiamata verticilliosi, cresca più rapidamente e provochi sintomi più gravi in condizioni da neutre e alcaline, vale a dire con un più pH elevato.

Un fungo capace di dimezzare le rese

“In Canada la verticilliosi, causata dal Verticillium longisporum, è una malattia emergente”, spiega lo studio. Questa infezione danneggia i tessuti della pianta, interferendo con l’assorbimento di acqua e nutrienti. Nel Paese nordamericano il patogeno ha una storia piuttosto recente essendo stato scoperto solo 2014 nelle coltivazioni di colza del Manitoba. In seguito il Verticillium longisporum è stato identificato in alcune zone dell’Alberta, del Saskatchewan, della Columbia Britannica, dell’Ontario e del Quebec.

In questi territori, rileva una nota diffusa dagli scienziati, il fungo si è dimostrato un serio problema provocando perdite di resa che vanno dal 10 al 50%.

Con l’obiettivo di aiutare a individuare le aree di produzione di colza delle Praterie più a rischio per la malattia, gli autori hanno condotto un’analisi approfondita valutando condizioni diverse. “La crescita del fungo”, sottolinea la ricerca, “è stata valutata misurando il diametro delle colonie dopo 14 e 21 giorni di incubazione a diversi livelli di pH: 4.7, 5.5, 6.5, 7.4 e 8.6”. I risultati sono stati eloquenti.

I suoli alcalini sono quelli più a rischio

Negli esperimenti di laboratorio che hanno valutato l’impatto del pH sia sulla crescita del longisporum che sulla sua virulenza nella colza, i risultati hanno mostrato che le colonie del fungo avevano un diametro maggiore del 16% circa a livelli di pH di 7,4 e 8,6, rispetto a quelle a pH 5,5. Inoltre, i sintomi dell’infezione sia nelle piantine che nelle piante adulte sono diventati generalmente più pronunciati con l’aumentare dell’alcalinità del suolo.

“In un secondo esperimento, le piante di colza precedentemente inoculate con il fungo sono state trapiantate in un terriccio modificato a quattro livelli di pH: 5,6, 6,4, 7,2 e 7,8”, spiega la ricerca.

“I trapianti sono stati coltivati in condizioni di serra e valutati per la gravità della verticilliosi alla maturità della pianta che è risultata massima a un pH 7.8”. Lo studio, in conclusione, “suggerisce un rischio sostanziale di intensificazione della patologia e di perdita di resa a causa della verticilliosi nelle regioni con terreni neutri o alcalini”.

Informazioni utili per il contrasto al patogeno

L’indagine, insomma, fornisce indicazioni importanti utili a far luce sul fenomeno. I risultati, notano i ricercatori, permettono di spiegare, ad esempio, perché la malattia sia più diffusa nel Manitoba, che ha terreni con pH più alcalino e neutro rispetto all’Alberta e al Saskatchewan. Le scoperte potrebbero aiutare ora gli agricoltori a sviluppare strategie più efficaci per la gestione della malattia.

Secondo Becky Wang, principale autrice dello studio, conoscere meglio la sensibilità al pH di questo patogeno consentirebbe infatti ai produttori e agli agronomi di sviluppare “una strategia di protezione integrata per la colza”. Evitando ad esempio di spargere calce sui campi alcalini, igienizzando le attrezzature e ampliando la rotazione con tempi di attesa più lunghi prima di riproporre la stessa coltura.