I residui degli insetti migliorano la salute del suolo e proteggono le colture
Uno studio americano mostra come il cosiddetto frass degli insetti possa far aumentare l’efficienza dei nutrienti e ridurre i danni causati dai parassiti nelle coltivazioni, contribuendo a un’agricoltura circolare e più sostenibile
di Matteo Cavallito
Composto da escrementi, pelle mutata e i residui del loro cibo, il frass degli insetti, ovvero l’insieme dei loro resti biologici, è uno scarto reso sempre più disponibile dall’incremento degli allevamenti. Un fenomeno, quest’ultimo, legato a sua volta all’espansione della produzione alimentare che implica una crescente domanda di mangimi, pet food e nuovi cibi proteici destinati anche al consumo umano. Ma il frass, al tempo stesso, è impiegato oggi anche in veste di ammendante del suolo con risultati particolarmente interessanti.
Una nuova ricerca sugli scarti degli insetti
Un anno fa, ad esempio, una ricerca condotta dagli scienziati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti in collaborazione con l’Università dell’Arkansas, aveva evidenziato come l’utilizzo di questi scarti facesse aumentare la fertilità del suolo, migliorando l’attività microbica e la germinazione dei semi delle piante foraggere. Ora, gli stessi ricercatori hanno realizzato un nuovo studio individuando benefici analoghi anche su altre colture come soia e graminacee e scoprendo, inoltre, come l’ammendante sia anche in grado di ridurre i danni da parassiti.
“Per ogni libbra di farina di insetti si ottengono fino a quattro libbre di frass: ci siamo chiesti quindi se quest’ultimo potesse essere utilizzato come ammendante del suolo”, ha spiegato Helen Amorim, autrice principale dello studio e ricercatrice nel Dipartimento di scienze delle colture, del suolo e dell’ambiente dello stesso ateneo americano. Lo studio, in particolare, ha testato il sottoprodotto della mosca soldato nera mostrando come esso, in qualità di ammendante, funzioni altrettanto bene rispetto alla più comune lettiera di pollo, anche se applicato in quantità minori.
I danni alle foglie possono ridursi del 45%
“Il principale sottoprodotto dell’allevamento di insetti a scopo alimentare si sta affermando come promettente ammendante del suolo e stimolatore della crescita delle piante. Tuttavia, la mancanza di informazioni agronomiche di base ne impedisce un uso diffuso come biofertilizzante”, si legge nella ricerca condotta in collaborazione con Ty-Pro, una joint venture tra le aziende Tyson Foods e Protix impegnata a sviluppare soluzioni di gestione dei rifiuti nell’industria dell’allevamento di insetti. Nel corso dello studio gli autori hanno applicato l’ammendante tradizionale – lettiera di pollo – e due diverse dosi di prodotto da insetti su piante di soia ed erba di prateria (Panicum virgaturm, una specie della famiglia delle graminacee).
Ebbene: nel confronto con il gruppo di controllo, non sottoposto quindi a trattamento, le piante di soia che avevano ricevuto un’alta dose di frass hanno registrato un aumento massimo del 13% nella concentrazione di un elemento chiave come il fosforo.
L’erba di prateria ha sperimentato invece una crescita del 25% nella presenza di potassio. Ma la vera novità, si diceva, è data dalla maggiore resistenza ai parassiti: “Un elevato apporto di frass (11,2 tonnellate per ettaro)”, sottolinea infatti lo studio, “ha ridotto il danno alle foglie di soia in una misura compresa tra il 35% e il 48% rispetto al gruppo di controllo non trattato e non concimato e agli appezzamenti trattati con lettiere di pollame, dimostrando per la prima volta il potenziale del frass stesso nel rafforzare la resistenza delle piante ai danni causati dagli organismi erbivori dovuta probabilmente alla presenza di chitina”.
Maggiore efficienza dei nutrienti
La ricerca, pubblicata sulla rivista Journal of Environmental Quality, costituisce quindi la prima dimostrazione sul campo della capacità del frass degli insetti di accrescere la resistenza delle piante. Ma non è tutto: la ricerca ha anche evidenziato come anche una dose bassa di ammendante (in questo caso 5,6 tonnellate per ettaro) abbia prodotto “un’efficienza nell’utilizzo dei nutrienti da 2 a 4 volte superiore rispetto all’impiego di grandi quantità di frass (11,2 tonnellate) e di lettiera avicola nei sistemi biologici di coltivazione della soia e del panicum, determinando infatti rese simili nonostante un minore apporto di nutrienti”.
Questi dati rafforzano così le prospettive di recupero e applicazione della risorsa secondo uno schema circolare contribuendo alla salute delle colture allo sviluppo di un settore in forte espansione .
E che, sottolineano gli scienziati, interessa oggi soprattutto i piccoli agricoltori, il comparto biologico e, in piccole quantità, le colture industriali che fanno leva su questo tipo di ammendante come promotore della crescita. E che, a oggi, continua a scommettere su un prodotto che contiene più carbonio e materia organica rispetto ai fertilizzanti tradizionali con ovvi benefici per la salute generale del suolo.

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