28 Febbraio 2025

Una minore cura dei prati favorisce la biodiversità del suolo

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Uno studio americano mostra come una gestione meno intensiva dei prati, soprattutto domestici, permetta a questi ultimi di sostenere molte specie sotterranee che contribuiscono all’equilibrio dell’ecosistema

di Matteo Cavallito

I prati gestiti, come quelli dei giardini privati, dei parchi pubblici o dei campi sportivi, si sa, sono spesso soggetti a un’intensa cura. Queste operazioni permettono di massimizzarne l’impatto estetico ma, al tempo stesso, rischiano di danneggiare la loro biodiversità sotterranea. A segnalarlo è uno studio della Cornell University, pubblicato sulla rivista Urban Forestry & Urban Greening. La ricerca, per contro, sottolinea come una gestione meno intensiva dei prati possa far aumentare la ricchezza e la varietà degli organismi del suolo.

Negli USA oltre 160mila km2 di prati gestiti

“Negli Stati Uniti i tappeti erbosi, parte integrante dell’ambiente edificato, coprono una superficie di oltre 163.000 km2”, spiega lo studio. “Particolarmente importanti sono i prati che circondano le abitazioni, i parchi pubblici e gli edifici commerciali e che sono gestiti regolarmente per massimizzarne gli aspetti ricreativi, culturali ed estetici”.

Gli autori, in particolare, hanno osservato come una gestione meno intensiva dei prati caratterizzata ad esempio dalla riduzione dell’uso di pesticidi apporti benefici ad alcuni organismi come gli acari mesostigmatici. Che, ricorda una nota della Cornell, sono tra i maggiori predatori naturali di parassiti agricoli come i nematodi. Gli acari, spiegano ancora i ricercatori, svolgono un ruolo di controllo nelle reti alimentari sotterranee e contribuiscono in tal modo alla salute dell’ecosistema del suolo.

L’esperimento

Condotto presso la Cornell AgriTech, un centro sperimentale situato a Geneva, nello Stato di New York, lo studio ha analizzato tre differenti strategie di gestione del prato: alta intensità (con uso regolare di pesticidi, fertilizzanti e diserbanti), media intensità (con due applicazioni di fertilizzante e impiego limitato dei pesticidi) e bassa intensità (con la sola falciatura settimanale). I ricercatori hanno prelevato campioni di suolo da ogni area in un arco temporale di due anni.

In questo modo hanno potuto valutare la biodiversità degli organismi sotterranei, le proprietà chimico-fisiche del suolo, la biomassa microbica e il contenuto di acqua nel terreno.

“I nostri risultati mostrano che la diminuzione dell’intensità di gestione porta a un aumento dell’abbondanza, della ricchezza e della diversità delle comunità di fauna del suolo, con cambiamenti più evidenti in alcuni gruppi di specie come gli acari predatori (come ad esempio i mesostigmatici)”, spiega lo studio. In sintesi, la gestione a bassa intensità è stata associata alla presenza di ben 87 diverse specie di organismi sotterranei. Al contrario, la gestione ad alta intensità ha avuto un impatto negativo sulla varietà degli stessi.

Un equilibrio tra estetica e biodiversità

Se gestiti opportunamente, insomma, i prati non contribuiscono solo alla salute dell’ambiente ma possono anche sostenere una vasta gamma di specie sotterranee che hanno un ruolo decisivo per l’equilibrio dell’ecosistema. Una riduzione dell’uso di pesticidi e fertilizzanti, osserva la ricerca, permette di migliorare la salute del suolo e la biodiversità senza limitare eccessivamente la funzionalità e l’estetica del paesaggio.

“Il nostro studio fornisce un contributo alla sempre più vasta letteratura a sostegno di una gestione ecologica dei manti erbosi”, spiegano ancora gli autori. “Sebbene permangano difficoltà nel bilanciare gli obiettivi estetici ed ecologici dei prati, i nostri risultati suggeriscono che l’implementazione strategica di pratiche a bassa intensità può mitigare alcuni impatti negativi della loro gestione sulle comunità e sui processi del suolo”.