Incendi, gli effetti dannosi sul suolo possono durare per decenni
Una ricerca dell’università di Gottinga rivela come gli incendi rimodellino il terreno a lungo termine. Lo studio ha analizzato due foreste in Cile. Nelle aree interessate dai fuochi si rileva compattazione del suolo e un’alterazione dei cicli dei nutrienti e del pH
di Emanuele Isonio
Le immagini più impressionanti e gli effetti più facilmente percepibili possono sparire in pochi giorni o nel giro di qualche settimana. Ma le conseguenze degli incendi che colpiscono sempre più spesso le foreste mondiali possono durare molto più a lungo. Causando sconvolgimenti anche sulla salute del suolo sottostante. Per quanto tempo? Anche per decenni. A scoprirlo è stato un team internazionale di ricercatori guidati dall’università tedesca di Gottinga, che ha pubblicato uno studio sulla rivista Catena.
Un confronto tra foreste bruciate e foreste intatte
I ricercatori hanno utilizzato un approccio di “cronosequenza“. Hanno cioè confrontato suoli forestali bruciati in momenti diversi in passato. Questo ha permesso loro di ricostruire come i suoli cambiano negli anni successivi a un incendio. Il team si è concentrato su due parchi nazionali cileni, nei quali ha campionato i suoli di due tipologie di foresta differenti. Nella località di Nahuelbuta ha studiato i suoli di una foresta di Araucaria temperata umida. A La Campana, invece, una foresta “sclerofilla” – ovvero una foresta caratterizzata da piante legnose con foglie piccole e resistenti – che ha un clima con estati calde e secche, quindi paragonabile a quello delle foreste mediterranee.

A sinistra, mappa del Cile con gli incendi boschivi dal 2000 (punti rossi) e i due siti di studio (punti neri). A destra, mappe ingrandite dei siti di studio per Nahuelbuta (in alto) e La Campana (in basso): le cronosequenze selezionate sono mostrate in blu e i siti di controllo (senza incendi storici) in verde. Le informazioni sugli incendi sono stati ottenuti dai dati terrestri FIRM ad accesso aperto della NASA (https://earthdata.nasa.gov/firms) e le mappe sono state create utilizzando QGIS. I confini amministrativi del Cile sono stati utilizzati da DIVA-GIS. FONTE: Post-fire recovery of temperate and mediterranean ecosystems: An interplay between fire severity, soil nutrients, and vegetation from early-stage to decadal-scale dynamics, CATENA, 2025.
Foreste diverse, tempi di ripresa diversi
I ricercatori hanno raccolto campioni dai primi dieci centimetri di suolo in aree colpite da incendi nelle precedenti 48 ore. Altrettanto hanno fatto in siti di confronto, che erano bruciati 14 anni prima. Hanno quindi confrontato le proprietà fisiche e chimiche del terreno con quelle di foreste vicine che non bruciavano da diversi decenni.
“I nostri risultati mostrano che la rigenerazione del suolo non è uniforme – spiega Jhenkhar Mallikarjun, primo autore della ricerca – Anche dopo 14 anni, i suoli delle foreste mediterranee in Cile hanno faticato a ritrovare l’equilibrio nutrizionale pre-incendio. Le foreste temperate umide hanno invece iniziato a riprendersi più rapidamente grazie alla vegetazione resiliente e alle maggiori precipitazioni”.

Foresta ricca di conifere sempreverdi chiamate Araucaria, o araucarie, che si è ripresa dall’incendio. Si trova nel Parco Nazionale Nahuelbuta, in Cile, ed è un esempio di ecosistema temperato umido, al centro dello studio dell’università di Gottinga. FOTO: Jhenkhar Mallikarjun
Suolo più denso e pH più alto
La ricerca ha rivelato in particolare che gli incendi boschivi hanno alterato l’equilibrio di nutrienti chiave come calcio, magnesio e potassio, aumentato temporaneamente il pH del suolo e la sua densità apparente: 0,9 g cm−3 negli ecosistemi temperati umidi e a 1,2 g cm−3 in quelli mediterranei. I suoli mediterranei hanno subito una maggiore compattazione a causa della perdita di sostanza organica, della distruzione degli aggregati del suolo, dei pori ostruiti dalla cenere e dell’erosione dello strato superficiale del suolo. I cambiamenti nella tessitura del suolo sono stati dipendenti dall’ecosistema: i suoli mediterranei hanno aumentato del 10-12% il contenuto di argilla e limo attraverso la ridistribuzione e l’aggregazione della cenere, mentre i suoli temperati hanno visto aumentare il contenuto di sabbia dello 0,74% e dello 0,32% all’anno a profondità comprese tra 0 e 5 cm e tra 5 e 10 cm a causa della disaggregazione termica e dell’erosione.
Queste scoperte implicano che i gestori del territorio non possono dare per scontato che tutte le foreste si riprendano allo stesso modo dopo gli incendi. Soprattutto nelle foreste mediterranee, più secche, i suoli possono rimanere impoveriti per molti anni.
“Comprendere come il fuoco influisce sul recupero dei nutrienti aiuta a prevedere come le foreste potrebbero affrontare incendi più frequenti a causa dei cambiamenti climatici e rivela le conseguenze più ampie per lo stoccaggio del carbonio, la regolazione delle risorse idriche e la produttività forestale”, afferma la professoressa Michaela Dippold dell’Università di Tubinga. “Se ignoriamo il lento recupero dei suoli e utilizziamo le stesse strategie di riforestazione e gestione ovunque, rischiamo di compromettere gli investimenti nel ripristino e la resilienza a lungo termine degli ecosistemi e delle società che dipendono da essi”.

Jhenkhar Mallikarjun
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