14 Gennaio 2026

I campi da golf consumano più suolo delle energie rinnovabili

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Una ricerca tedesca ha calcolato che le aree dedicate al golf, accessibili solo a pochi eletti e con forti impatti ambientali, sono maggiori rispetto a quelle destinate a energia solare ed eolica

di Emanuele Isonio

 

Amatissimi dai ricchi di mezzo mondo, a partire dal presidente Usa Donald Trump, che ne possiede 15 per un fatturato di quasi 180 milioni di dollari (pari al 41% dei suoi profitti totali). Ma anche fonte di grandi impatti ambientali, a partire dall’uso di acqua e fertilizzanti necessari a tenerli in perfette condizioni. Una ricerca tedesca, pubblicata sulla rivista scientifica Environmental Research Communications, evidenzia un aspetto nuovo e decisamente sottovalutato: i campi da golf consumano molto più suolo di quanto possiamo immaginare.  “In alcuni Stati – si legge nel documento realizzato dall’Institute of Climate and Energy Systems di Jülich – per ospitare campi da golf, attività esclusivamente ricreativa, si utilizza più suolo rispetto al fotovoltaico su scala industriale. Inoltre, in un’area delle dimensioni dei campi da golf sarebbe sufficiente a soddisfare gli obiettivi di sviluppo a medio termine per l’eolico terrestre o il solare fotovoltaico degli stessi Paesi”.

Una riflessione necessaria

Il tema non è secondario: l’uso del suolo è un fattore critico nella scelta di dove collocare gli impianti di energia rinnovabile ed è spesso causa di conflitti con altre esigenze dei territori, a partire dal comparto agricolo. Eppure, in Paesi come Stati Uniti e Regno Unito, ai campi da golf viene assegnata, senza troppo clamore, una superficie molto maggiore di quella destinata a impianti di energia utili all’intera popolazione. “Aree equivalenti a quelle attualmente utilizzate per il golf potrebbero supportare l’installazione di una capacità fino a 842 GW di energia solare e 659 GW di energia eolica nei primi dieci paesi con il maggior numero di campi da golf” calcolano gli autori dello studio. “In molti di questi paesi, questo potenziale supera sia l’attuale capacità installata sia le proiezioni a medio termine”. Facile comprendere che una quantità simile di energia pulita sarebbe in grado di trasformare il panorama energetico di intere nazioni, contribuendo in modo decisivo alla loro decarbonizzazione.

“Con il nostro studio – spiega Jann Weinand, primo autore del lavoro – non vogliamo proporre di far sparire il golf e convertire i campi per produrre energia rinnovabile. Vogliamo solo evidenziare il potenziale di questi impianti. Alla luce dei dibattiti in corso sull’uso del suolo per rinnovabili, riteniamo importante considerare il modo in cui viene allocato il suolo nel suo complesso, soprattutto quando così tanto spazio viene riservato ad attività delle quali trae beneficio solo un piccolo segmento della popolazione”.

Uso del suolo per campi da golf a livello mondiale. Ubicazione di 38.427 campi da golf in tutto il mondo, ottenuta da OpenStreetMap. Le aree dei campi da golf appaiono più grandi nell'illustrazione rispetto alla realtà. Ciò è dovuto al contorno colorato dei campi, che li rende visibili su scala globale nella figura. FONTE: Weinand, Pelser, Kleinebrahm, Detlef Stolten - Countries across the world use more land for golfcourses than wind or solar energy, 2025.

Uso del suolo per campi da golf a livello mondiale. Ubicazione di 38.427 campi da golf in tutto il mondo, ottenuta da OpenStreetMap. Le aree dei campi da golf appaiono più grandi nell’illustrazione rispetto alla realtà. Ciò è dovuto al contorno colorato dei campi, che li rende visibili su scala globale nella figura. FONTE: Weinand, Pelser, Kleinebrahm, Detlef Stolten – Countries across the world use more land for golf
courses than wind or solar energy, 2025.

La fotografia dei campi da golf nel mondo

Gli analisti tedeschi hanno mappato la presenza dei campi da golf in tutto il mondo: hanno calcolato che, nel 2024, ne esistevano circa 38.400. La loro concentrazione è però fortemente concentrata in pochi Stati: il record è detenuto dagli Stati Uniti, che ospitano più di 16mila campi. Seguono, ben distanziati, il Regno Unito (con 3100 campi) e dal Giappone (2700). I campi più grandi si trovano però in Cina (0,8 kmq in media). Se si considera la quota di superficie nazionale occupata dai campi all’interno delle singole nazioni, il Regno Unito guida il gruppo con lo 0,49% del territorio, seguito da Corea del Sud e Giappone, rispettivamente con lo 0,42% e lo 0,37%.

Per di più, dal 1985 il numero di campi da golf è cresciuto significativamente. E nel futuro il trend non è destinato a invertirsi. Attualmente sono infatti in progettazione o costruzione più di 500 nuovi campi in 88 Stati. La maggior parte di essi (124) sorgerà negli Usa. Dietro di loro, il Vietnam sta vivendo una fase di forte espansione con 51 nuove aree, seguito dal Regno Unito.

La situazione italiana

Nel nostro Paese invece, una mappatura realizzata dall’ISPRA su dati Federgolf, ha evidenziato che nel 2023 i campi da golf presenti sul suolo nazionale fossero 377 (10 in più rispetto all’anno prima). La crescita del golf in Italia, in termini di impianti, presenta incrementi quasi esponenziali.

Il movimento golfistico italiano con i suoi impianti è piuttosto diffuso nel Nord, soprattutto nella Pianura Padana, con circa il 53% delle strutture golfistiche localizzate tra Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Nel Centro Italia, il numero degli impianti è per lo più dislocato in Toscana e nel Lazio. Circa il 12% si trova al Sud e nelle Isole.

Campi da golf presenti in Italia. FONTE: ISPRA su dati Federgolf, 2023.

Campi da golf presenti in Italia. FONTE: ISPRA su dati Federgolf, 2023.

È stato calcolato inoltre che i golf resort sono ubicati, sempre più spesso, in aree protette o in zone le cui risorse sono limitate, acuendo ulteriormente le pressione generate: in particolare, dei campi censiti in Italia circa l’80% è all’interno di in un Parco Regionale.

Le pressioni su suolo e risorse idriche

“I campi da golf hanno un forte impatto sull’ambiente circostante” spiega l’analisi dell’ISPRA. “Il consumo di risorse (ad esempio, l’estrazione di acqua e l’occupazione di suolo) e l’inquinamento prodotto, per esempio dall’uso di pesticidi, rientrano tra le maggiori preoccupazioni”.  L’uso delle risorse idriche è indubbiamente la prima fonte di preoccupazione perché, al pari delle altre cause di estrazione eccessiva, questo può comportare un deficit idrico, soprattutto in territori già soggetti a aridificazione.

La costruzione di un campo da golf comporta inoltre un incremento dell’uso del suolo: un campo da golf a 18 buche di medie dimensioni usa o consuma circa 60 ettari di suolo, di cui il 50% circa richiede un’attività manutentiva di intensità medio-alta o altissima, caratteristica sfavorevole per le aree protette.

Inoltre, l’abbattimento del manto vegetazione esistente, l’eccessivo trattamento chimico del terreno nonché la rilevante richiesta idrica possono essere all’origine di un processo di desertificazione o del peggioramento dello stato del suolo.

Un altro fenomeno è quello della salinizzazione della falda idrica. “Accade spesso che la realizzazione di un campo da golf in prossimità delle aree costiere comporti l’apertura indiscriminata di nuovi pozzi, atti ad assicurare la sua conservazione, con conseguente aumento del rischio di salinizzazione della falda idrica sotterranea e pericoli per l’uso potabile e agricolo” sottolinea l’ISPRA. In termini di biodiversità, poi, la costruzione di un campo da golf inevitabilmente va a modificare la vegetazione e gli habitat preesistenti nell’area,” con ricadute negative sui delicati equilibri biologici di flora e fauna, sulle catene alimentari e sulle nicchie ecologiche e, complessivamente, sul paesaggio”.

Rinnovabili raddoppiate usando la metà dei campi

E se le aree destinate al golf fossero invece destinate alle energie rinnovabili? La ricerca tedesca calcola che basterebbe una parte minoritaria di quei campi per eguagliare la produzione attuale di molti dei Paesi citati. Una copertura di appena il 25% dell’attuale superficie dei campi da golf permetterebbe di raddoppiare la capacità attuale. Ed, escludendo la Cina, le previsioni di capacità installata degli altri Paesi fino al 2028 (496 GW) potrebbero essere raggiunge utilizzando solo la metà delle aree dedicate al golf.

Peraltro, in molti casi, non sarebbe necessario fare una scelta dicotomica tra golf e rinnovabili. Gli autori dello studio propongono ad esempio di installare turbine eoliche (tra una e quattro per campo) in punti strategici per non disturbare i giocatori.

Tale produzione – ricordano gli autori dello studio – consentirebbe di soddisfare il fabbisogno di milioni di famiglie, riducendo drasticamente la dipendenza dalle fonti fossili e accelerando la transizione ecologica, soprattutto se si prevedessero delle forme di impianti energetici in grado di integrarsi e non sostituirsi ad altre attività come l’agricoltura e l’allevamento, creando così nuove opportunità economiche per le aziende agricole.