Mutande sotto terra: un insolito test svizzero misura la vitalità del suolo
Un esperimento di citizen science condotto in tutta la Svizzera mostra che la decomposizione del tessuto può offrire indicazioni sull’attività biologica e sulla fertilità dei suoli. Nasce così l’“Underpants Index”, strumento scientificamente validato, per avvicinare il grande pubblico a un ecosistema troppo spesso invisibile
di Emanuele Isonio
Dimenticate provette, microscopi e sofisticate apparecchiature di laboratorio. Per avere una prima idea di quanto sia biologicamente attivo un terreno potrebbe bastare un oggetto decisamente più comune: un paio di mutande di cotone. Basta interrarle, aspettare qualche settimana e vedere quanto ne rimane. Se dopo due mesi sotto terra delle mutande di cotone sono ridotte a brandelli, può essere una buona notizia. Più il tessuto è stato “mangiato”, maggiore è stata l’attività degli organismi decompositori.
Dietro un esperimento che sembra nato per strappare un sorriso c’è in realtà un serio progetto di citizen science realizzato in Svizzera e ora pubblicato sulla rivista Plants, People, Planet. Il titolo non lascia spazio a equivoci: Soil health assessment using buried cotton underpants with the help of 1000 citizen scientists. A coordinarlo è stato Franz Bender di Agroscope e dell’Università di Zurigo, insieme a un ampio gruppo internazionale di ricercatori.
L’obiettivo era duplice: verificare se la decomposizione di un tessuto di cotone potesse fornire informazioni attendibili sull’attività biologica del terreno e, contemporaneamente, sperimentare uno strumento semplice per attirare l’attenzione dei cittadini sulla salute dei suoli. Un tema tutt’altro che marginale, considerando che il suolo ospita più della metà della biodiversità mondiale, sostiene la produzione alimentare e rappresenta uno dei maggiori serbatoi terrestri di carbonio, ma continua a essere una delle componenti degli ecosistemi meno conosciute dall’opinione pubblica.
Duemila mutande e 12 mila bustine di tè
La scala dell’esperimento è stata notevole. Mille citizen scientist hanno interrato 2.000 paia di mutande e 12.000 bustine di tè in circa mille località distribuite sul territorio svizzero. Almeno metà dei partecipanti selezionati erano agricoltori. I volontari hanno ricevuto materiali standardizzati e istruzioni comuni, hanno prelevato campioni di terreno e fornito ai ricercatori informazioni sulle caratteristiche e sulla gestione dei siti. Dopo la pulizia e il controllo dei dati, 780 località sono entrate nelle analisi finali.
Perché proprio le mutande? La risposta sta nel materiale di cui sono costituite. Il cotone è formato prevalentemente da cellulosa, che può essere degradata dagli organismi presenti nel terreno. La sua scomparsa diventa quindi una sorta di banchetto reso visibile: ciò che resta del tessuto fornisce un’indicazione immediata dell’intensità dei processi biologici di decomposizione.
Gli scienziati hanno trasformato questa intuizione nell’Underpants Index (UI), calcolando la percentuale di tessuto scomparsa. E i risultati sono stati piuttosto eloquenti: dopo un mese la decomposizione media era appena del 10,1%, mentre dopo due mesi saliva al 50,45%. Ma soprattutto emergevano forti differenze tra un terreno e l’altro.

L’Underpants Index permette di fornire una indicazione visiva e facilmente comprensibile del stato di salute del suolo. FONTE: Bender et al, 2026. Soil health assessment using buried cotton underpants with the help of 1000 citizen scientists https://doi.org/10.1002/ppp3.70259
Giardini primi, prati ultimi
Il fattore che meglio spiegava queste differenze era l’uso del suolo. I giardini privati mostravano la maggiore decomposizione delle mutande, mentre i prati rasati registravano quella più bassa; campi coltivati e prati permanenti si collocavano in posizione intermedia. Nei giardini si riscontravano anche i livelli più elevati di carbonio organico e nutrienti, condizioni favorevoli all’attività dei decompositori.
La decomposizione aumentava inoltre in relazione alla disponibilità di nutrienti e al pH del terreno, mentre diminuiva con l’altitudine, probabilmente anche per effetto delle temperature più basse. Tra i fattori maggiormente associati all’Underpants Index figuravano l’uso del suolo, il fosforo disponibile, il sodio, il tipo di fertilizzazione e la tessitura.
Per verificare l’affidabilità del metodo, i ricercatori hanno confrontato le mutande con il più consolidato Tea Bag Index, che misura la decomposizione di bustine di tè verde e rooibos interrate nel terreno. I due indicatori hanno mostrato relazioni molto simili con le proprietà chimiche e fisiche del suolo. Le mutande presentano però un vantaggio non secondario per la citizen science: non richiedono bilance di precisione e calcoli particolari. Il risultato si vede — e si può letteralmente toccare con mano.

Alcune delle mutande oggetto dell’esperimento svizzero sono state esposte per mostrare i risultati post interramento. FOTO: Prisca Koller/Agroscope
Salute o fertilità? Una distinzione importante
C’è però una cautela fondamentale.
Una mutanda molto degradata non equivale automaticamente a un certificato di perfetta salute del terreno.
Le variabili considerate dallo studio spiegano soltanto il 16,5% della variazione osservata nell’Underpants Index e gli autori riconoscono che molti fattori biologici ed ecologici non sono stati misurati. New Phytologist Foundation
Anzi, i risultati suggeriscono che l’indice rifletta soprattutto la fertilità del suolo e la disponibilità di nutrienti, più che la sua salute in senso ecologico complessivo. È una distinzione tutt’altro che accademica. I giardini privati, per esempio, presentavano concentrazioni medie di fosforo disponibile di 13,4 mg/kg, contro 3,5 mg/kg dei terreni arabili, e in alcuni casi superavano addirittura 60 mg/kg. Una disponibilità eccessiva di nutrienti può favorire la decomposizione ma non rappresenta necessariamente una condizione desiderabile: il fosforo in eccesso può raggiungere le acque e avere effetti negativi anche su organismi benefici come i funghi micorrizici.
L’Underpants Index va quindi interpretato per ciò che è: un indicatore semplice dell’attività di decomposizione e della fertilità, capace di fornire una prima fotografia del terreno, non una diagnosi completa della sua salute.
Ed è forse proprio qui che l’esperimento svizzero raggiunge il suo risultato più interessante. Trasforma un processo invisibile — il lavoro incessante degli organismi del suolo — in qualcosa che chiunque può osservare. Un paio di mutande bucate difficilmente potrà sostituire un’analisi di laboratorio. Ma può riuscire in qualcosa che per la scienza del suolo rimane altrettanto difficile: far venire voglia alle persone di guardare cosa succede sotto i propri piedi.

Gabriela Braendle/Agroscope
Oded Gilad CC BY-SA 4.0
Uno studio sulle foreste d’alta quHans Hillewaert CC BY-SA 4.0
Re Soil Foundation


