13 Aprile 2026

Biodiversità: per la Gran Bretagna il 2050 è il punto di non ritorno

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Nello scenario peggiore, sottolinea una ricerca, almeno 200 specie sono a rischio di estinzione mentre 9 habitat vegetali su 10 affronteranno cambiamenti duraturi. E per invertire la rotta c’è sempre meno tempo

di Matteo Cavallito

Restano poco più di due decenni alla Gran Bretagna per assumere decisioni chiave sulla mitigazione climatica e la gestione del suolo capaci di arrestare un altrimenti inevitabile declino di biodiversità. È l’avvertimento contenuto in un nuovo studio del Centro britannico per l’Ecologia e l’Idrologia (UKCEH), un istituto di ricerca con diverse sedi nel Regno Unito e in Ghana, che per la prima volta identifica i cambiamenti di rotta necessari in un Paese già particolarmente colpito dall’impoverimento della varietà di specie. Secondo gli scienziati, il 2050 è un “punto di non ritorno” oltre il quale le conseguenze delle iniziative precedenti per il futuro della fauna selvatica e dei servizi ecosistemici diventeranno irreversibili.

Clima e uso del suolo impattano sulla biodiversità

“Il cambiamento climatico e l’uso del suolo sono riconosciuti come principali fattori che guidano il cambiamento della biodiversità”, spiega lo studio pubblicato su Nature Communications. “Queste minacce stanno riorganizzando la biodiversità, includendo lo spostamento degli areali delle specie e cambiamenti nella composizione, oltre a ridurre la ricchezza di specie”. Per questo, “prevedere i futuri cambiamenti della biodiversità e degli ecosistemi è una delle questioni più urgenti dell’ecologia contemporanea”.

Gli autori hanno cercato quindi di ipotizzare come potesse cambiare la biodiversità nel Paese nei prossimi decenni combinando dati reali su piante, uccelli e farfalle con informazioni ambientali ad alta risoluzione.

Per farlo hanno utilizzato un approccio noto come Generalised Dissimilarity Model (GDM), che consente di misurare quanto le comunità di specie differiscono tra luoghi in base alle condizioni ambientali, permettendo di studiare interi ecosistemi e non singole specie. Applicato a diversi scenari futuri di cambiamento climatico e uso del suolo, il modello stima le variazioni previste, la comparsa o la scomparsa di habitat e il numero di specie destinate all’estinzione.

Un quinto delle specie potrebbe estinguersi

Gli scienziati hanno modellato sei scenari futuri con diversi livelli totali di emissioni di gas serra e pratiche variabili di gestione del territorio. Studiando l’impatto di questi fattori su 1.002 piante, 56 specie di farfalle e 219 di uccelli, gli autori hanno rilevato “un’ampia riorganizzazione delle comunità in tutti gli scenari, con la scomparsa degli attuali bioclimi e l’emergere di nuovi”. Anche in scenari di riscaldamento moderato, in altre parole, si avrebbero comunque sconvolgimenti per la biodiversità.

Nello scenario peggiore – caratterizzato da un aumento della combustione di combustibili fossili e un riscaldamento di 4 gradi – le conseguenze sarebbero decisamente pesanti. In totale, spiegano i ricercatori, già nel 2070 oltre 200 specie appartenenti a tre gruppi chiave – 196 piante (20% delle specie britanniche esistenti), 31 uccelli (14%) e sette farfalle (12%) – finirebbero per estinguersi. Queste perdite supererebbero di oltre tre volte il tasso storico di estinzione. Molte aree del Paese perderebbero fino al 20% delle loro specie locali esistenti.

Nello scenario peggiore entro il 2070 molte aree del Paese perderebbero fino al 20% delle loro specie locali esistenti. Immagine: Cooke, R., Burton, V.J., Brown, C. et al. Future scenarios for British biodiversity under climate and land-use change. Nat Commun 17, 2704 (2026). https://doi.org/10.1038/s41467-026-70064-4

Nello scenario peggiore entro il 2070 molte aree del Paese perderebbero fino al 20% delle loro specie locali esistenti. Immagine: Cooke, R., Burton, V.J., Brown, C. et al. “Future scenarios for British biodiversity under climate and land-use change“. Nat Commun 17, 2704 (2026). https://doi.org/10.1038/s41467-026-70064-4

I prossimi 20 anni sono cruciali

Anche se lo studio si è concentrato su un certo numero di specie, sostengono gli autori, i cambiamenti ipotizzati influenzerebbero anche altra fauna. Nello scenario più estremo, spiegano ancora, l’89% degli habitat britannici apparirebbe molto diverso, con una composizione delle specie vegetali profondamente modificata. Questo fenomeno avrebbe conseguenze per la salute del suolo, il ciclo dei nutrienti, l’impollinazione e la produzione alimentare, con effetti sulla fauna selvatica e sulle persone.

Al contrario, interventi tempestivi come una forte azione sulle emissioni, una gestione sostenibile del territorio, una riduzione del consumo di carne e latticini e, in generale, una maggiore valorizzazione dell’ambiente avrebbero effetti positivi.

“Gli scenari con riduzione delle emissioni e una società più sostenibile potrebbero invertire la tendenza alla perdita, riducendo le specie destinate all’estinzione del 32% per le piante, del 14% per le farfalle e del 20% per gli uccelli”, sottolinea lo studio. Anche se il tempo a disposizione resta limitato. “La divergenza tra futuri insostenibili e futuri più sostenibili diventa più evidente a partire dal periodo degli anni 2050”, concludono gli scienziati. “Abbiamo quindi dimostrato che le azioni condotte nei prossimi 20 anni saranno cruciali per mitigare gli effetti peggiori dei cambiamenti climatici e dell’uso del suolo sulla biodiversità in Gran Bretagna”.