22 Ottobre 2024

Climate change, i più poveri subiranno i danni economici maggiori

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Il cambiamento del clima produrrà un aumento delle disuguaglianze economiche. Per una diminuzione dell’1% di reddito, i costi connessi con i danni climatici aumentano dello 0,4%. L’impatto sul 10% più ricco della popolazione sarà invece quasi zero. Il calcolo è contenuto in uno studio CMCC

di Emanuele Isonio

 

Il cambiamento climatico sarà molto probabilmente una delle principali cause di disuguaglianze economiche nel mondo e all’interno dei paesi. E a pagare le spese dei danni connessi con gli eventi meteorologici estremi sono già oggi le fasce più povere della popolazione dei diversi Stati. È la conclusione di uno studio sviluppato da un team di quattro ricercatori del CMCC (Centro Euromediterraneo sui cambiamenti climatici).

La comunità scientifica è ormai concorde nell’affermare che il cambiamento climatico impatta sulla società e sulle diverse economie. Un dato di fatto già oggi ma gli effetti negativi andranno incrementando man mano che il mondo continuerà a riscaldarsi.

Un nuovo metodo per calcolare l’elasticità del reddito

Lo studio del CMCC, uno dei primi studi del suo genere, si concentra sul tentativo di quantificare come variano gli impatti del climate change tra i diversi gruppi di reddito all’interno dei diversi Stati su scala globale. Per farlo, introduce un nuovo metodo per stimare l’elasticità del reddito degli impatti climatici, fornendo input cruciali per l’analisi delle politiche climatiche. Un’analisi realizzabile combinando più modelli di impatto climatico con dati dettagliati sulla distribuzione del reddito, che insieme offrono una visione più completa delle potenziali disuguaglianze future.

I ricchi non saranno (quasi) toccati

Nella loro analisi, gli autori hanno analizzato le conseguenze distributive degli impatti derivanti unicamente dalla temperatura. Non hanno invece preso in considerazione i possibili impatti futuri di altre dimensioni del clima, come precipitazioni, umidità ed eventi meteorologici estremi.

“La nostra ricerca rivela che il cambiamento climatico non è solo una questione globale, ma anche profondamente locale. Abbiamo scoperto che all’interno di ogni Paese, sono spesso i più poveri a essere i più vulnerabili agli impatti climatici”, spiega Johannes Emmerling, senior scientist al CMCC. “In particolare, abbiamo scoperto che il grande impatto sul PIL, confermato anche in altri studi recenti, ammonta ad una media di quasi zero per il 10% delle persone più ricche all’interno dei paesi. Questo avviene perché le famiglie più ricche hanno un maggior numero di alternative a disposizione in termini di assicurazione e adattamento”, aggiunge il ricercatore.

Effetti distributivi dei danni climatici entro il 2100. Pannello (a): differenze nei danni come quota di reddito tra D1 e D10. Pannello (b): impatto del cambiamento climatico sull’indice di Gini. FONTE: Martino Gilli, Matteo Calcaterra, Johannes Emmerling, Francesco Granella,
Climate change impacts on the within-country income distributions,
Journal of Environmental Economics and Management,
Volume 127,
2024.

L’importanza di politiche redistributive

A livello globale, lo studio mostra come per ogni aumento dell’1% del reddito, i danni climatici diminuiscono di circa lo 0,4% (cioè, un’elasticità dello 0,6), indicando che i danni ricadono in modo sproporzionato sui poveri. Inoltre, la vulnerabilità alle temperature crescenti diminuisce tra i gruppi di reddito all’interno dei Paesi e, entro il 2100 in assenza di ulteriori azioni per il clima (stimando quindi un riscaldamento di 3,6 °C), il cambiamento climatico potrebbe aumentare l’indice di Gini (una degli strumenti più utilizzati per misurare la disuguaglianza) fino a 6 punti in alcuni Paesi, in particolare nell’Africa subsahariana e nel Medio Oriente.

“Questo sottolinea l’urgente necessità di politiche climatiche che non solo riducano le emissioni, ma che siano anche capaci di affrontare queste potenziali disuguaglianze” conclude Emmerling.