10 Ottobre 2024

L’Artico più caldo alimenta gli incendi in Siberia

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Il riscaldamento globale, osserva uno studio cinese, favorisce gli incendi che, a loro volta, riducono la frequenza delle piogge generando un circolo vizioso

di Matteo Cavallito

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La frequenza degli incendi occorsi nella Siberia centrale è raddoppiata negli ultimi vent’anni e il fenomeno rischia di aggravarsi nel corso di questo secolo con tutte le conseguenze del caso: vaste aree di foresta distrutte e forti emissioni di CO2 a seguito della dispersione del carbonio immagazzinato nei suoli bruciati. A incidere in modo decisivo sul fenomeno, ovviamente, è il riscaldamento rilevato nella regione artica che, spiegano gli scienziati, sperimenterebbe un aumento delle temperature più rapido rispetto a quello registrato nel resto del mondo. Lo riferisce una ricerca dell’Università di Nanjing, in Cina, pubblicata su AGU Advances, la rivista dell’American Geophysical Union.

Determinanti la siccità e l’inaridimento del suolo

“Integrando le osservazioni sul campo con i dati satellitari e modellazione accoppiata chimica-clima”, spiegano i ricercatori, “abbiamo scoperto che la Siberia centrale è stata caratterizzata dalla più importante escalation di incendi negli ultimi due decenni, fenomeno strettamente correlato alla siccità idrologica legata alla diminuzione delle precipitazioni e all’inaridimento del suolo in un contesto di rapido riscaldamento dell’Artico“. Nelle aree osservate, ricorda una nota della stessa American Geophysical Union, il vapore acqueo nell’atmosfera tende a condensarsi intorno alle particelle di aerosol nel fumo degli incendi per formare le tipiche goccioline.  Il problema, però, è che queste ultime risultano spesso troppo piccole per formare gocce di pioggia.

I nuclei di condensazione delle nubi, in altre parole, finiscono quindi per creare un circolo vizioso che porta alla soppressione delle precipitazioni da parte degli incendi e a un conseguente aumento della probabilità di manifestazione di questi ultimi.

In questo scenario, prosegue la ricerca, “si prevede che il riscaldamento dell’Artico continuerà, e si stima che gli incendi potrebbero più che raddoppiare entro la fine di questo secolo”.

In aumento la probabilità di incendi

Nel dettaglio, riferisce la nota, gli autori hanno utilizzato i dati degli strumenti Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS) dei satelliti Terra e Aqua per tracciare l’attività degli incendi tra il 2002 e il 2022 e li hanno abbinati a quelli sul fumo degli incendi, sul clima regionale e sull’estensione del permafrost. Hanno poi utilizzato un altro modello, il Community Atmosphere del Community Earth System Model, per simulare l’interazione aerosol-clima sulla Siberia.

Gli autori hanno quindi calcolato un indicatore, denominato Fire Weather Index, che misura la probabilità di innesco e propagazione di un incendio. Quest’ultimo ha evidenziato un aumento del 10% della probabilità stessa a seguito dell’effetto condensa che può raggiungere il 40% nelle aree ad alta intensità di incendi.

L’intensità delle fiamme potrebbe crescere del 350%

A questo si aggiungono le simulazioni sugli scenari futuri che suggeriscono che la riduzione delle precipitazioni potrebbe causare nella regione una diminuzione dell’umidità del suolo  stimata tra il 28% e il 39% entro il 2100. “In base alla correlazione dell’intensità degli incendi con l’umidità del suolo, si prevede che la gravità degli stessi aumenterà in una misura compresa tra il 200% e il 350% entro la fine del XXI secolo”, spiega lo studio. Tale intensificazione, inoltre, potrebbe peggiorare a causa dell’aumento della frequenza dei fulmini.

E non è tutto: “Ancor più grave è il fatto che la deposizione di aerosol di carbonio originata dalle fiamme potrebbe accelerare lo scioglimento della neve e far crescere la frequenza degli incendi in quello che tradizionalmente era un paesaggio a bassa infiammabilità, ponendo nuove sfide per la gestione dei roghi e per l’adattamento al clima”, concludono gli scienziati.