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A Bruxelles nasce una rete per rafforzare la bioeconomia circolare

Prende il via la European Circular Bioeconomy Policy Initiative: una rete di enti di ricerca e aziende per stimolare la bioeconomia circolare e rafforzare gli sbocchi di mercato dei materiali biobased. Martedì 23 febbraio la presentazione ufficiale del manifesto

di Emanuele Isonio

 

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“Lavorare sulle politiche nel contesto europeo per promuovere la bioeconomia circolare”. Il Recovery Plan, l’esigenza di uscire rafforzati dalla crisi economica post-Covid, l’importanza di raggiungere i target climatici previsti dall’Unione europea rappresentano un’occasione forse irripetibile per rafforzare i comparti produttivi a minore impatto ambientale. Eppure, molto rimane da fare per non perdere la sfida di produrre meglio, di più e con meno risorse. Per questo, a Bruxelles nascerà una rete di enti di ricerca, università, aziende “illuminate”: la European Circular Bioeconomy Policy Initiative (ECBPI).

Produrre di più con meno

La presentazione ufficiale avverrà in un incontro (ovviamente virtuale, visti i tempi…) in programma martedì prossimo, 23 febbraio (la partecipazione è libera, previa iscrizione). “La nostra missione è per il progresso dell’economia europea, la rigenerazione del nostro ambiente, la sostenibilità della nostra agricoltura, lo sviluppo della ricerca scientifica e la salute dei nostri cittadini. Crediamo che le opportunità e le sfide che dobbiamo affrontare in Europa per una prosperità continua siano intrinsecamente legate alla crescita di una bioeconomia circolare rigenerativa” spiega a Re Soil Foundation Roberto Ferrigno, partner of the ECBPI. “In questa visione vediamo che i materiali e l’energia derivati ​​da rifiuti organici e sottoprodotti agricoli, da risorse rinnovabili, coltivate in modo sostenibile, a base biologica che completano la produzione alimentare, vengono restituiti al suolo attraverso la gestione sistemica. Solo in questo modo possiamo migliorare e garantire la vitalità a lungo termine del produzione agricola in Europa”.

La mission della nuova rete sarà messa nero su bianco in un manifesto che verrà illustrato durante l’incontro. Al centro, ci sarà comunque l’esigenza di tutelare e migliorare la qualità del suolo europeo: “esso – prosegue Ferrigno – ci fornisce il 95% del cibo: il suo continuo sfruttamento non è sostenibile e sta causando erosione e declino della qualità. La rigenerazione dei suoli e il miglioramento della biodiversità del nostro capitale naturale attraverso una gestione ricostituente e circolare dell’energia e dei materiali, sono essenziali per invertire la tendenza al peggioramento della qualità ecologica”.

Bioeconomia, un potenziale di sviluppo enorme

Per fare questo, lo sviluppo della bioeconomia circolare è essenziale. Le opportunità di crescita sono enormi. “La bioeconomia – calcolava già la Commissione europea nel 2018 – ha il potenziale di creare un milione di nuovi posti di lavoro “verdi” entro il 2030. Già ora comprende l’agricoltura, la silvicoltura, la pesca, la produzione alimentare, la bioenergia e i bioprodotti e, con un fatturato annuo indicativo di 2mila miliardi di euro, dà lavoro a circa 18 milioni di persone. È anche un settore cruciale per stimolare la crescita nelle zone rurali e in quelle costiere”.

L’urgenza di strumenti legislativi in favore del suolo

Tuttavia le politiche attuali a livello, sia a livello comunitario sia fra i singoli Stati membri, non sono chiare. Ancora non esistono ad esempio strumenti legislativi che riconoscano il contributo che la bioeconomia può offrire in termini di chiusura del ciclo circolare suolo-suolo. “Questo – precisa Ferrigno – soprattutto in relazione al fine vita dei materiali, dove è fondamentale la rigenerazione della qualità del suolo. La nostra iniziativa vuole quindi lavorare in tal senso. E per farlo, punta a coinvolgere tutte le associazioni, le industrie e i gruppi politici che condividono le nostre preoccupazioni e i nostri obiettivi”.