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Alberi monumentali: alla scoperta delle gemme più rare del suolo

Sono tra gli esempi più insoliti e preziosi della biodiversità del territorio: un elenco speciale voluto dal Ministero delle Politiche agricole ne conserva storia e significato. La lista dei “patriarchi vegetali” conta finora 3500 esemplari

di Matteo Cavallito

 

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Maestosi, rari, eccezionalmente importanti: sono gli alberi monumentali italiani, membri di un club esclusivo capace di attirare costante attenzione. Un elenco speciale fatto di esemplari unici per storia, specificità e significato. Una lista composta da oltre 3.500 esemplari riconosciuti e tutelati dal Ministero delle Politiche agricole. Si distribuiscono su tutto il suolo nazionale. E, da qualche tempo, sono ancora più accessibili. Grazie al web.

Una mappa degli alberi monumentali

Basta collegarsi sulla pagina dedicata di Google Maps, infatti, per scoprirne collocazione e caratteristiche. Cliccando su ogni punto di interesse si può individuare la pianta e il punto esatto in cui trovarla. Ne deriva una geografia dei cosiddetti “patriarchi vegetali”, vero e proprio giro d’Italia alla scoperta della biodiversità arborea. Un balzo digitale lungo mille e più chilometri che da un maestoso pino cembro situato a Gressoney-Saint-Jean, in provincia di Aosta, conduce a una memorabile quercia vallonea di Tricase, in Salento.

Natura e storia alla base del riconoscimento

A caratterizzare gli alberi monumentali sono sostanzialmente due elementi: il grande valore biologico e l’importanza storico-culturale. Caratteristiche decisive che attribuiscono alle piante un significato profondo sotto vari aspetti. Tra questi spicca senza dubbio la longevità. La Val di Fiemme, in Trentino, ospita il celebre Re Leone, un cembro siberiano con oltre 7 metri di circonferenza e 8 secoli di vita. Nei pressi di Curinga, in provincia di Catanzaro, sorge invece il platano di Vrisi che da oltre mille anni sorveglia il bosco circostante.

Un elenco in evoluzione

L’Elenco degli alberi monumentali d’Italia è stato redatto nel 2017 con l’obiettivo, sottolineava l’allora Ministro Maurizio Martina, di “diffondere la conoscenza di un patrimonio naturale e culturale collettivo di inestimabile valore” caratterizzato, in particolare, da “un forte valore identitario per molte comunità”. La lista è stata aggiornata tre volte ed è tuttora in evoluzione. Il censimento spetta ai Comuni sotto la guida delle Regioni ma le segnalazioni possono arrivare anche dagli enti territoriali, dalle scuole e direttamente dai cittadini. Che, non diversamente da ciò che accade in altre iniziative, possono contribuire alla tutela del patrimonio forestale.

“Mettiamo radici per il futuro”: l’operazione pro-suolo dell’Emilia Romagna fa subito boom

Il piano regionale si basa sulla donazione di nuovi alberi ai cittadini per mitigare le temperature e rigenerare i terreni. In poche settimane, consegnati 260mila esemplari. Obiettivo finale: 4,5 milioni di piante

di Matteo Cavallito

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Il traguardo di lungo periodo è ambizioso: impiantare 4 milioni e mezzo di esemplari da qui al 2025. Come dire, un albero per ogni abitante grazie all’impegno degli stessi cittadini oltre a quello di scuole, enti e associazioni. I primi risultati fanno ben sperare: quasi 260mila nuovi alberi sono già stati consegnati da quando la Regione Emilia Romagna ha lanciato l’operazione “Mettiamo radici per il futuro” alla fine di settembre. Un modo per promuovere, attraverso il coinvolgimento attivo della popolazione, la qualità del suolo incrementando l’estensione delle aree verdi.

Milioni di alberi da curare e conservare

Il progetto, per il quale sono stati stanziati 14,2 milioni di euro, si fonda sul sostegno dei vivai della regione che dal 1° ottobre hanno iniziato a consegnare gratuitamente le piante a cittadini, associazioni ed enti pubblici che ne hanno fatto richiesta. Tutti i partecipanti sono tenuti a sottoscrivere una dichiarazione d’impegno specificando il luogo della messa a dimora. Gli alberi dovranno essere piantati in aree di proprietà ed essere curati e conservati fino alla fine del loro ciclo biologico. La lista degli obiettivi include l’attività di imboschimento, il ripristino di ambienti naturali, la diffusione delle aree verdi anche nei contesti urbani – in contrasto al fenomeno della cementificazione – e lo sviluppo di attività didattiche e divulgative.

Benefici evidenti per suolo e clima

I vantaggi, d’altra parte, sono noti. Un massiccio impianto di alberi, ad esempio, produce un maggiore assorbimento della CO2 ma anche dei gas inquinanti e delle polveri sottili favorendo, di conseguenza, il contrasto alla crisi climatica. Evidenti anche i benefici per il suolo che sperimenta una maggiore capacità di assorbimento delle piogge. In ambito urbano, inoltre, l’estensione della aree alberate permette di contrastare efficacemente la calura estiva abbassando la temperatura dell’asfalto. Notevoli, infine, le ricadute positive in termini di salute, benessere e crescita della biodiversità cittadina.

Boschi urbani e aree verdi

Molteplici i progetti già avviati. Arpae, l’Agenzia per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia-Romagna ha già iniziato a distribuire gli alberi ai propri dipendenti (150 le adesioni a fine 2020). Analoga iniziativa da parte della Protezione Civile regionale che punta a consegnare gli esemplari ai suoi dipendenti (oltre 480). Tra i programmi lanciati dai Comuni si segnala il piano per la creazione di boschi urbani a Modena, la valorizzazione del Parco dei nuovi nati a Forlimpopoli e il progetto di riforestazione nell’area di Fidenza. Qui, in particolare, si punta a istituire due aree verdi – il “Bosco di Maia” e il “Bosco la bionda” – per un totale di 21mila metri quadrati.