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Agricoltura biologica, l’Italia trascina la Ue (e la CO2 assorbita triplica)

L’Italia resta un punto di riferimento per l’agricoltura biologica del Vecchio Continente. Crescono la superficie coltivata, le aziende e i consumi. Cala l’uso dei pesticidi. Che, tuttavia, pesano ancora per 54mila tonnellate

di Matteo Cavallito

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1,99 milioni di ettari. Come dire circa 20mila chilometri quadrati o, se preferite, un’area più o meno equivalente all’estensione della Slovenia: è la misura complessiva del suolo italiano soggetto ad agricoltura biologica. Un dato impressionante, pari al doppio della cifra rilevata dodici anni fa, che certifica il ruolo centrale di un settore in crescita. In un’Europa sempre più attenta ai benefici delle coltivazioni bio per la tutela del suolo, insomma, l’Italia continua registrare numeri incoraggianti. Alla fine dello scorso anno, nel settore, si contavano più di 80.600 aziende con una crescita del 2% sul 2018.

Pesticidi ancora diffusi… ma in calo

I numeri sono stati ripresi in queste settimane dall’ultimo rapporto di Legambiente sull’uso dei pesticidi nella Penisola. La diffusione dell’agricoltura biologica, lasciano intendere i dati diffusi dall’organizzazione, si accompagna a un calo dell’impiego di questi ultimi. Dal 2015 al 2018, in particolare, il loro utilizzo si è ridotto del 14%, trascinato dal calo delle sostanze attive autorizzate contenute nei fitofarmaci. Un trend positivo, dunque, ma che ancora non autorizza particolari celebrazioni. Con 54mila tonnellate di fungicidi, erbicidi, insetticidi e acaricidi impiegati in agricoltura, l’Italia, scrive Legambiente, “si riconferma terza potenza europea per maggior consumo di questi prodotti, preceduta da Francia (84.969 tonnellate in un anno) e Spagna (61.343)”. E anche gli obiettivi fissati dalla Commissione europea nella strategia “Dal produttore al consumatore” sono ben più ambiziosi: l’uso di pesticidi dovrà calare del 50% da qui al 2030.

Italia leader Ue

Sul fronte dell’agricoltura biologica, in ogni caso, l’Italia resta uno dei leader europei dedicando al comparto quasi il 16% della sua superficie utilizzabile. In termini relativi, per capirci, siamo ben al di sopra dei principali Paesi produttori come Spagna (10,1%), Germania (9,07%) e Francia (8,06%). Ed evidenziamo, al tempo stesso, un dato doppio rispetto alla media di un Continente sempre più incline allo sviluppo di queste coltivazioni. Le prospettive future, infatti, sono anch’esse incoraggianti: a trainare il settore c’è infatti il trend positivo del consumo dei prodotti bio cresciuto addirittura dell’11% durante il lockdown. Un dato incoraggiante visto che l’Ue si è posta l’obiettivo di destinare a colture biologiche il 25% dei terreni entro il prossimo decennio.

“Salute del suolo, dell’ecosistema, delle persone”

Riconosciuta dall’IFOAM, la Federazione internazionale del settore come “un sistema di produzione che sostiene la salute del suolo, dell’ecosistema e delle persone”, l’agricoltura biologica è al centro della direttiva UE 848 del 2018 destinata ad entrare in vigore nel 2021 con l’obiettivo di regolamentare e dare nuovo slancio al comparto. La politica europea, in particolare, scommette da tempo sugli effetti positivi delle coltivazioni sostenibili in senso lato. Nei campi soggetti a coltura biologica, il tasso di assorbimento di CO2 è pari a 3 volte e mezzo il dato rilevato nei suoli adibiti a produzione convenzionale. Un dato che evidenzia ancora una volta il legame conclamato tra la salute dei terreni e il contrasto al cambiamento climatico.

FAO: urgente incrementare le pratiche agricole sostenibili

Biodiversità, clima, funzioni vitali e contributi alla medicina: il suolo e i suoi abitanti, sottolinea la FAO, costituiscono una ricchezza inestimabile ma ancora ampiamente sottovalutata. Il futuro? Richiede sviluppo della conoscenza e di tecniche produttive responsabili

di Matteo Cavallito

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C’è un mondo vitale, dinamico, ricchissimo eppure ancora ampiamente sottovalutato. Un macrocosmo underground, per così dire, capace di ospitare il 25% dell’intera biodiversità del Pianeta e di garantire risorse di vario genere – cibo, riparo e così via – al 40% degli animali terrestri. Insomma, un comparto sconfinato da tutelare ad ogni costo. È il messaggio lanciato in questi giorni dalla FAO attraverso il rapporto “Lo stato delle conoscenze sulla biodiversità del suolo”.

Dal suolo cibo, equilibrio climatico e… vaccini

Lo studio, pubblicato in occasione della Giornata mondiale del suolo, esplora la questione sotto diversi punti di vista (vita, contributi, minacce, opportunità, cambiamento climatico) coinvolgendo oltre 300 scienziati provenienti da tutto il mondo. I terreni, spiegano gli autori, svolgono funzioni essenziali come la tutela della sicurezza alimentare, l’apporto di materie prime, la regolazione climatica e la fornitura di componenti essenziali per la cura delle malattie. Da più di cento anni, si legge nel rapporto, gli scienziati hanno anche trattato le sostanze prodotte dagli organismi del suolo per realizzare medicinali di vario genere. Inclusi i vaccini.

 

Un mondo intermedio e sottovalutato

Dietro alla ricchezza del suolo non c’è solo l’opera delle sue creature più note. Per anni, commenta la rivista Science, “gli scienziati si sono concentrati soprattutto sugli abitanti più grandi e si quelli più piccoli”. Ma tra la vita di formiche, termiti e lombrichi, da una parte, e le dinamiche dei microbi dall’altra, sussiste in realtà un vero e proprio mondo intermedio fatto di “migliaia di minuscole creature a lungo trascurate come protisti, nematodi e tardigradi microscopici e altri animali leggermente più grandi, come acari, code di primavera, e larve di insetti che contribuiscono a rendere il suolo uno degli habitat biologicamente più diversificati della Terra”. Non è un caso che lo studio della FAO si concentri in modo particolare su questa micro e meso-fauna che contribuisce in modo decisivo alla creazione di un ecosistema ricco e complesso.

Nel suolo abitano creature poco conosciute che offrono costantemente un contributo prezioso quanto sottovalutato. Immagine: FAO, ITPS, GSBI, SCBD and EC. 2020. “State of knowledge of soil biodiversity - Status, challenges and potentialities, Report” https://doi.org/10.4060/cb1928en © FAO, 2020 Some rights reserved, Creative Commons Attribution-NonCommercial- ShareAlike 3.0 IGO licence (CC BY-NC-SA 3.0 IGO; https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/igo/ legalcode/legalcode).

Nel suolo abitano creature poco conosciute che offrono costantemente un contributo prezioso quanto sottovalutato. Immagine: FAO, ITPS, GSBI, SCBD and EC. 2020. “State of knowledge of soil biodiversity – Status, challenges and potentialities, Report” © FAO, 2020 Some rights reserved, Creative Commons Attribution-NonCommercial- ShareAlike 3.0 IGO licence CC BY-NC-SA 3.0 IGO

In Europa i suoli sostenibili valgono oltre 100 miliardi

La minaccia al suolo e alla sua biodiversità è ormai conclamata. Le attività umane, a cominciare dalla pratica di un’agricoltura intensiva e all’uso improprio di prodotti chimici, sono in cima alla lista dei pericoli. Deforestazione, urbanizzazione e cambiamento climatico sono ormai emergenze conclamate. Per questo, sostiene ancora la FAO, “occorre incrementare l’uso di pratiche sostenibili da parte degli agricoltori”. Un fenomeno tuttora non abbastanza diffuso “a causa della mancanza di supporto tecnico, incentivi e ambienti favorevoli”.

I benefici economici, per altro, sarebbero ragguardevoli. Secondo un’indagine condotta da NaturaSì insieme alla società di consulenza tedesca Soil & More Impacts, la rigenerazione del suolo attraverso l’agricoltura biodinamica, potrebbe valere fino a 774 euro all’anno per ogni ettaro. Che, moltiplicato per l’intera superficie coltivata europea, corrisponde a “ben oltre 100 miliardi di euro”.

FAO: lo sviluppo sostenibile passa per un suolo sano

Anche per questo le raccomandazioni della FAO si concentrano sul rilancio della biodiversità e sull’espansione dell’agricoltura biologica. Considerata elemento chiave per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’ONU, la tutela dell’ecosistema diventa dunque una condizione irrinunciabile. Decisivi, si legge dunque nel rapporto, diventano quindi alcuni compiti specifici come lo sviluppo di protocolli standard, la diffusione delle informazioni e delle conoscenze sul suolo e i sui suoi abitanti e la creazione di un programma di intervento a livello globale.

Agricoltura, ecco il decalogo per farla tornare ad essere amica della Terra

L’agroindustria danneggia clima, suoli e salute. L’associazione ambientalista Legambiente ha presentato una lista di 10 punti utili a favorire una transizione verso modelli di agricoltura a basso impatto

di Emanuele Isonio

Ascolta “Agricoltura amica della terra: il decalogo” su Spreaker.

Dovrebbe servire per sfamare la popolazione mondiale ma da troppi decenni l’agricoltura mette sotto pressione le risorse naturali del Pianeta, distruggendole. Fa infatti perdere biodiversità ai territori, ricchezza ai suoli e contribuisce in modo determinante ai cambiamenti climatici. E, in un circolo vizioso, finisce per trasformarsi essa stessa in vittima, a causa delle ondate di calore, della siccità crescente, delle alluvioni e degli eventi meteorologici estremi. Risultato: la produzione di tutte le coltivazioni non irrigue dell’Europa mediterranea sono destinate a calare del 50% entro i prossimi 30 anni.

I danni dell’agricoltura intensiva

Una situazione preoccupante, figlia dello strapotere dell‘agricoltura intensiva basata sulle monocolture, responsabile principale dei gas climalteranti in atmosfera (come tutto il settore dei trasporti messi insieme): il comparto agricolo, secondo i dati del World Resources Institute, causa infatti l’11% dei gas serra (e, per di più, il dato è in crescita del 14% rispetto a 20 anni fa). Se poi si aggiungono anche le emissioni prodotte dal settore degli allevamenti, il dato totale aumenta fino al 25%.

I vantaggi dell’agroecologia

Per invertire la rotta sono essenziali investimenti in sostenibilità delle filiere, uso delle rinnovabili, lotta agli sprechi energetici e idrici, diffusione delle colture biologiche. E gli interventi sono sempre più improcrastinabili. Alcuni di questi sono finiti in un vero e proprio decalogo dell’agroecologia, stilato dall’associazione ambientalista Legambiente. Uno strumento utile per rilanciare e rendere più resiliente il made in Italy di qualità. “L’agroecologia – spiega Angelo Gentili, responsabile Agricoltura di Legambiente – può rappresentare un percorso per le produzioni italiane di qualità. È un tipo di agricoltura capace di sposare natura, biodiversità, tecnologia e riesce ad essere competitiva a livello nazionale e internazionale, fornendo ai consumatori cibi sani e rispettosi del capitale naturale”.

Il primo terreno di prova di questa conversione deve essere quello della nuova Politica Agricola Comune che le istituzioni della Ue stanno per approvare. “I 400 miliardi della nuova PAC – osserva Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – devono favorire la transizione verso l’agroecologia, e i fondi del Recovery Plan che le si aggiungeranno, essere destinati a un reale cambio di passo in chiave ambientale”.

Stop agli incentivi ad agricoltura e allevamenti intensivi

Uno dei passaggi cruciali è far cessare i sussidi a pioggia. Questi ultimi hanno infatti caratterizzato negativamente la precedente PAC nel settennio 2014-2020 e che rischiano di compromettere il futuro dell’intero settore. “Quasi 60 miliardi di euro dei contribuenti dell’UE – ricorda Ciafani – vengono spesi ogni anno per finanziare agricoltura e zootecnia intensive. Serve, invece, scommettere, su un sistema che aiuti gli agricoltori nella transizione verso un modello sostenibile a lungo termine, trasformando quei sussidi in incentivi che favoriscano la riduzione degli impatti su acqua e aria, la conservazione della fertilità del suolo, come stabilito nelle strategie dell’Unione europea Farm to fork e Biodiversità. Queste sono la riduzione del 50% dell’uso dei fitofarmaci e del 20% dei fertilizzanti entro il 2030, il taglio del 50% dei consumi di antibiotici per gli allevamenti, il 40% di superfici agricole convertite a biologico e la trasformazione del 10% delle superfici agricole in aree ad alta biodiversità e habitat naturali. Legambiente chiede quindi che siano incorporate nella PAC in maniera vincolante”.

 

I 10 punti del decalogo per l’Agroecologia circolare

Il decalogo per l’Agroecologia è stato presentato durante il Forum per l’Agroecologia circolare, organizzato dall’associazione con i patrocini dei ministeri dell’Ambiente, delle Politiche agricole e della Regione Lazio. Questi in sintesi i suoi 10 punti:

1. Agricoltura biologica

Puntare con decisione allo sviluppo del comparto a partire dall’approvazione della proposta di legge ancora ferma al Senato.

2. Agricoltura integrata

Alzare l’asticella dell’agricoltura integrata attraverso innovazione e ricerca secondo il modello agroecologico, riducendo fortemente input negativi.

3. Salute dei suoli

Incrementare la sostanza organica ed aumentare la fertilità dei suoli, contribuendo allo stoccaggio di carbonio attraverso buone pratiche agricole e rotazione di colture.

4. Biodiversità

Proteggere habitat naturali e tutelare insetti impollinatori indispensabili per biodiversità agricola e naturale.

5. Allevamenti

Ridurre carichi zootecnici e allevamenti intensivi responsabili di due terzi emissioni settore, favorendo modelli sostenibili di allevamento.  Essi sono infatti in grado di migliorare benessere animale, riducendo importazione mangimi e foraggi causa di deforestazione.

6. Acqua ed energia

Ridurre fortemente i consumi idrici ed energetici del comparto e abbattere l’utilizzo di molecole di sintesi dal campo alla tavola, unendo pratiche tradizionali a sperimentazione agronomica e innovazione digitale, per rendere sostenibile l’intera filiera agroalimentare.

7. Rinnovabili

Incentivare l’utilizzo delle rinnovabili in agricoltura in ottica di multifunzionalità. Dal solare termico al biogas al biometano, passando dalla promozione dell’agrivoltaico –  che unisce produzione energetica del fotovoltaico con la coltivazione agricola – e dalla riconversione del parco macchine agricolo per renderlo più efficiente e meno inquinante.

8. Stop plastica

Porre un freno al consumo di plastica in agricoltura, favorendo il riciclo di imballaggi, l’utilizzo di bio-materiali e l’eco-packaging.

9. Aree interne

Promuovere l’agricoltura come collante sociale, presidio territoriale e antidoto al dissesto idrogeologico nelle aree interne, marginali, collinari e montane particolarmente colpite dal fenomeno dell’abbandono.

10. Legalità

Rispettare e difendere i diritti dei lavoratori del comparto agricolo, contrastando le agromafie e il fenomeno del caporalato.